
Riuscirà il Momòhill a ritagliarsi uno spazio nel mondo ticinese della settima arte? Chi ne ha frequentato la prima edizione, da mercoledì a sabato scorsi all’Excelsior di Chiasso, scommette di sì. Il giudizio delpubblico, “presente in numero ridotto”, precisano – senza avere problemi a dirlo – gli organizzatori, è stato molto positivo. In giro per il mondo ci sono dei gran bei film; purtroppo soltanto gli appassionati di cinema riescono a intercettarli. Invece a Chiasso ne sono stati portati ben 35 di 14 paesi, di lunghezza diversa, da 4 minuti in avanti, proiettati con grande perizia tecnica, con la sottotitolatura in inglese, in una sala accogliente qual è il cinema Excelsior.
Qualche spettatore ha azzardato una riflessione tra questo inedito appuntamento con il cinema del mondo e quello di Locarno; per concludere che, senza molte cerimonie e neppure troppi soldi – il budget, limitatissimo, è stato rispettato – il pubblico ha potuto vedere una dopo l’altra opere sorprendenti, non difficili da capire, come accade spesso nei festival maggiori. Non tutte, forse, ma nel complesso le scelte fatte da Momòhill erano azzeccate e sono piaciute agli spettatori.
“Abbiamo speso innumerevoli ore di lavoro; un pubblico attento ha apprezzato la qualità delle opere presentate; avete detto che questo festival bisogna ripeterlo; vi diamo perciò appuntamento alla prossima edizione del 2020. Viva il cinema”, ha annunciato lo staff del festival al termine della premiazione, sabato sera.
A ricevere il premio per il miglior lungometraggio è stato The Fox (La volpe, titolo originario “Lomad”), 90 minuti, del regista indiano Hemwant Tiwari: “un piano sequenza di 1 ora e 33 minuti in bianco e nero, in cui la camera non stacca mai dalla vicenda di un uomo e una donna che in gioventù hanno avuto una relazione e che vogliono rivivere gli spensierati momenti durante una “fuga” sentimentale sotto il cocente sole indiano, che tutto brucia”, ha spiegato la giuria.
Il film italiano Gloria, di 25 minuti, opera prima del regista vicentino Alberto Arsie, ha vinto il maggior numero di “Cam”, il trofeo del festival di Chiasso: miglior cortometraggio, miglior attrice protagonista, maggiori preferenze da parte del pubblico. L’opera, ha rilevato la giuria, non è esente da qualche incongruenza; ma ciò è inevitabile nel voler raccontare, con un’intensa drammaticità, la storia di una vita in 25 minuti, intercalando drammi e gioie come in ogni vita reale, segnata da destini cruenti e rinascite di chi vuol proseguire nel cammino della vita”.
Sono pure stati premiati il film americano Crowbar, di 28 minuti, per la poetica più bella e Rewind, 14 minuti, che il regista svizzero Stephan Eigenmann ha realizzato come prova finale della scuola cinematografica che ha frequentato negli Stati Uniti.







