Svizzera: il Mondiale finisce qui

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Mendrisio: calcio, Mondiali 2026, maxischermo in Piazzale alla Valle. Nella foto tifosi in piazza dalle 3.00 della mattina per supportare la Nazionale di calcio ai quarti di finale del Mondiale. © Ti-Press / Mirko Aquilino

Fine dell’avventura mondiale. Ma che tristezza. O meglio, che rammarico per un’eliminazione che tutto è stata tranne che meritata. Sì, la Svizzera di Murat Yakin ha tenuto testa all’Argentina detentrice del titolo nei quarti di finale del Mondiale. A Kansas City, però, Messi e compagni sono stati imbrigliati da una Svizzera attenta, ordinata, forse non bellissima esteticamente ma assolutamente efficace quanto meno in fase difensiva. Ci ha fatto sognare, la ‘Nati’. Ci ha fatto soffrire e, senza vergogna ad ammetterlo, anche piangere abbandonandoci al più classico dei “chissà cosa sarebbe stato se…”. E un “se” grosso come una casa nella partita contro l’Albiceleste esiste e ha condizionato la partita, trascinata fino ai tempi supplementari con orgoglio e resistenza.
Fumogeni, cori e tifo di un Piazzale alla Valle a Mendrisio gremito alle 3:00 del mattino hanno accompagnato le gesta di Xhaka e compagni lungo tutti i 120’. Con la retroguardia elvetica ben attenta a limitare e annullare il genio di Messi, gli argentini sbloccano presto la gara con un’inzuccata di Mac Allister. Il colpo di testa vincente del centrocampista del Liverpool dopo dieci minuti, in realtà, resta l’unico acuto di un’Argentina mai davvero pericolosa. Con il passare dei minuti cresce la Svizzera, a tal punto da dominare la manovra e schiacciare nella propria metà campo De Paul e compagni. Ndoye al 67’ manda tutti in visibilio: piattone preciso a trafiggere Martinez e 1-1. Piazzale alla Valle lo sa, i rossocrociati sono nel loro momento migliore e il gol del meritato pareggio accende spie preoccupanti per l’Argentina.
Poco dopo, però, l’episodio che cambia tutto e che, nostro malgrado, rimarrà indelebile nella cronaca di una semifinale solo sfiorata nei pensieri e nei sogni. Breel Embolo, già ammonito da un arbitro poco uniforme nei giudizi, rimedia il secondo giallo al 72’ per una simulazione vista e corretta al VAR. Ma il regolamento parla chiaro e l’attaccante dello Stade Rennes si “tuffa” lasciando la Svizzera in dieci. È l’inizio della fine. Difendendosi in maniera egregia in inferiorità numerica, la ‘Nati’ si dimostra eroica fino al 112’, quando Alvarez trova un gol pazzesco destinato a restare tra i gol più belli del Mondiale. È il colpo di grazia che la Svizzera non meritava né voleva. Sbilanciata alla ricerca di un disperato pari, la nostra nazionale incassa il troppo severo 3-1 da Lautaro Martinez che spegne i sogni di gloria e l’entusiasmo delle migliaia di persone scese in piazza. Da Kansas torniamo a casa con la consapevolezza di saper competere a certi livelli, che certi traguardi non sono più utopia, ma soprattutto con il grande punto interrogativo del “chissà come sarebbe andata se…”.