
Il Castello ha scelto. Dopo una stagione buona con la salvezza conquistata sul campo in Seconda Interregionale, la società momò ha deciso di compiere un passo indietro e tornare nel massimo campionato regionale. Una decisione tutt’altro che semplice, presa – come sottolineano i diretti interessati – “con grande senso di responsabilità”, e che affonda le radici in una serie di considerazioni concrete, pratiche e identitarie che hanno convinto la dirigenza a imboccare questa strada.
Per capire la decisione del Castello bisogna guardare alla realtà dei fatti, senza filtri. Il club momò convive da ormai dodici stagioni con una situazione infrastrutturale tutt’altro che ideale: lontano dal Nebian, il campo di casa, la società è costretta a “emigrare” per disputare le proprie partite, una condizione che pesa sul piano logistico, economico e soprattutto identitario. A questo si aggiunge un fattore non trascurabile: disputare un campionato oltre Gottardo comporta sforzi e risorse considerevoli. Trasferte lunghe, costi di gestione elevati, un impegno logistico che finisce inevitabilmente per gravare sulle spalle di una società che, come tante nel calcio regionale, lavora con mezzi limitati e tanta passione. Mettendo insieme questi elementi, il quadro che emerge è abbastanza chiaro: la scelta di tornare in Seconda Lega non è una resa, ma una strategia consapevole per avvicinarsi al territorio a 360 gradi, ricostruire un legame solido con le proprie radici e gettare le basi per un futuro più sostenibile.
Se la retrocessione volontaria è la notizia più eclatante, l’estate del Castello porta con sé una serie di novità che ridisegnano in parte il volto della squadra. La più sentita, sul piano affettivo, è sicuramente la partenza di due pilastri come Kleimann e Mantovani, entrambi diretti verso Mendrisio e pronti a un nuovo inizio. E di nuovi inizi, in casa Castello, ce ne sono diversi. A partire dalla panchina: dopo quattro anni, Gioele Croci-Torti lascia il ruolo di allenatore della prima squadra. Dal 2022 ad oggi, il tecnico ha guidato il club attraverso una fase importante, lasciando un segno nel percorso della società.
La scommessa del nuovo direttore sportivo Davide è quella di puntare su Andrea Minichiello, classe 1992, allenatore cresciuto nel calcio giovanile del territorio. Un profilo giovane, alla prima esperienza negli attivi, ma con una conoscenza profonda del movimento locale e una credibilità costruita sul campo nel corso degli anni.
Minichiello arriva al Castello dopo l’esperienza con gli allievi Youth League C del Chiasso, preceduta dalla guida degli Allievi B del Mendrisio. Esattamente il tipo di figura che la nuova dirigenza del Castello ha deciso di mettere al centro del proprio progetto.
Le parole del nuovo DS Mazzetti restituiscono bene lo spirito con cui è stata presa questa decisione: “Ho finito con Vacallo dopo una bellissima esperienza, sono stato contentissimo. Ora devo concentrarmi su Castello, la squadra del mio paese dove sono nato e cresciuto. L’intenzione è quella, con tutta la società, di mantenere l’ossatura principale e mantenere il club quanto più possibile vicino al territorio, partendo da un allenatore giovane, che magari non ha esperienza nel calcio degli attivi ma gode di totale fiducia da parte nostra. Si punta chiaramente a fare bene e tenere alto il nome del Castello.” Attenzione però a interpretare questa scelta come un segnale di rassegnazione o di ridimensionamento delle ambizioni. Il Castello che si presenta ai nastri di partenza della Seconda Lega non è una squadra che ha alzato bandiera bianca: è una società che ha scelto di ripartire dalle proprie fondamenta, con la consapevolezza che il percorso verso il futuro passa da qui. L’obiettivo, nemmeno troppo velato, è quello di fare bene nel massimo campionato regionale.







