
Proprio in questi giorni si stanno tenendo dei colloqui trilaterali tra le delegazioni di Ucraina, Russia e Usa ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, in vista di un difficile accordo di pace. L’obiettivo resta molto complesso da raggiungere. Si parla di negoziati sotto le bombe. Incontriamo Viktoriia e sua figlia Yuliia, di nazionalità ucraina. Da 4 anni vivono a Rovio, ma come si sentono e si sono sentite in questi anni?
Spuntano dal nucleo del paese e le vediamo arrivare in piazza. Mamma e figlia (nella foto), sfuggite nel 2022 alla guerra in Ucraina e da allora abitanti a Rovio in una casa di proprietà della Parrocchia del paese. È mattino e il Monte Generoso ci sovrasta soffiando aria decisamente fredda. Per cercare riparo, ci spostiamo dentro la chiesa parrocchiale e qui la loro storia inizia. “Abitavamo a Kharkiv, una città di 2 milioni di abitanti, al confine con la Russia, in un settore molto industriale e vicino ad una grande fabbrica” ricorda Viktoriia Skrebtsova, la madre. “Il primo mese di guerra, quest’area è stata particolarmente bombardata e la notte sentivamo i colpi, le esplosioni, e non controllavamo più la nostra paura”. “Finché una mattina ci siamo rese conto che tutti gli edifici attorno a noi erano ormai stati bombardati; – aggiunge sua figlia Yuliia – rimaneva in piedi solo la nostra casa. Abbiamo raccolto un po’ di abiti e siamo salite sul primo treno”. “Non ci importava dove era diretto – spiega la mamma – l’importante era scappare. Andare via da quella paura”. E poi cos’è successo? Si guardano e poi raccontano insieme: “In viaggio abbiamo conosciuto una donna che ci ha proposto di andare con lei in Svizzera dove conosceva delle persone (lontani parenti). Questa donna non sapeva nessuna lingua al di fuori dell’ucraino e ci ha detto chiaramente “Così mi aiutate a comunicare”. Noi non avremmo mai pensato di fuggire in Svizzera ma a quel punto abbiamo condiviso con lei il viaggio e siamo arrivate fino a Lugano, dove abbiamo vissuto le prime settimane con un’altra famiglia e in seguito siamo arrivate qui a Rovio”. Nella casa della Parrocchia vivono anche altre due famiglie ucraine. Questi appartamenti erano già ammobiliati, vennero ripuliti e preparati. In attesa dell’arrivo di queste famiglie, la Parrocchia organizzò una raccolta di beni alimentari e per la casa, alla quale la popolazione ha risposto molto generosamente. Sono arrivate lenzuola, tovaglie, detersivi, pasta, sughi, zucchero, olio, e quant’altro. L’impatto per voi come è stato? “La chiesa ci ha aiutato molto. Sono stati gentili con noi, le persone qui sono molto buone, ci hanno sostenuto con generi alimentari e denaro, e ci hanno aiutato in tutto. Ci siamo sentite come a casa”.
“Pensavamo di tornare
a casa presto”
Pensavate di tornare al più presto nella vostra terra ma sono passati ormai… quasi 4 anni. “Sì, è vero all’inizio non vedevamo l’ora di ritrovare la nostra realtà, ma col tempo ci siamo rese conto che la situazione è sempre di grande rischio in Ucraina (vediamo in TV notti drammatiche) e qui invece possiamo ricominciare una nuova vita, nella pace, nella legge, nell’ordine, nella formazione. Valori che ci piacciono molto e che del resto caratterizzavano anche Kharkiv, ma prima della guerra”. Guardate avanti e in Ucraina chi è rimasto dei vostri cari? “Sì, abbiamo lasciato gli amici ma poi abbiamo i nonni in Ucraina che sentiamo al telefono tutti i giorni. Loro non hanno voluto abbandonare il Paese. Il papà di Yuliia vive in Russia e il fratello maggiore di Viktoriia è nelle fila della guerra. Per loro siamo sempre preoccupate”.
Ucraini e russi: “In molti
casi siamo intrecciati”
Putin e Zelensky, la Russia e l’Ucraina, le immagini che arrivano da anni in TV sono di morte e violenza, ma si tratta di due Paesi confinanti… chissà quanti legami avevate prima che esplodesse la tensione e la guerra. “Basti dire che mia mamma è russa e mio padre è ucraino. E abbiamo molti parenti russi. L’altra nonna di mia figlia vive in Russia” conferma Viktoriia. Il sangue è mescolato, i rapporti in alcuni casi sono molto stretti. Diventa paradossale.
Come vedete il vostro futuro qui, in questo paese di montagna dopo l’esperienza della distruzione in Ucraina?“Il primo obiettivo è imparare l’italiano. Studiamo la lingua con dei corsi a blocchi di 3 mesi per ucraini. Vengono proposti in tutti i centri del Cantone. Fra poco inizierà un nuovo programma ma io non potrò seguirlo – racconta Viktoriia – perché da questo mese lavoro. Compio uno stage in una sartoria di Mendrisio. Già da tempo e anche quest’estate cercavo lavoro ma non è facile trovarlo… quando si dice che si è ucraini. Ora sono molto contenta di iniziare lo stage”. E Yuliia? “Sì, ho frequentato la scuola MISO giovani-SOS Ticino-Soccorso Operaio Svizzero/Ticino a Chiasso (con lezioni di italiano, matematica e nel digitale) e poi a Lugano alla CSIA studio AMAC (università). Dal 10 febbraio prossimo avremo un corso di disegno ogni sabato per tre mesi e poi anche uno stage per creare dei giochi”. Come vi mantenete? “Dipendiamo dal programma di aiuti previsto dalla Confederazione”.
E adesso lasciamoci con un pensiero positivo! Vorrei sapere se in questi anni avete stretto legami qui a Rovio, in Ticino insomma. “Prima trovavo amiche solo fra i ragazzi ucraini (magari durante i corsi!) ma poi, piano piano ho conosciuto anche giovani del posto; soprattutto inseguendo il mio nuovo hobby” dice con entusiasmo Yuliia mostrandoci delle fotografie sul cellulare che la ritraggono in gruppo a ballare High-Heels a Lugano! E Viktoriia? “Amici ucraini sì fin da subito ma per il resto all’inizio non era facile. Ora invece ho anche tre buone amiche qui”. Le guardiamo allontanarsi insieme, verso il nucleo di Rovio che è ancora molto in ombra ma dove si riverbera già il sole che appare sulla vetta del Generoso.







