
“Dalla Svizzera sono partite per il Venezuela 84 persone con 8 cani da catastrofe. Erano le 2 di notte del giorno seguente il terremoto” ci spiega Fabio Giussani (nella foto), presidente di Redog Ticino di cui fanno parte una quindicina di persone per la maggior parte del Mendrisiotto. “A livello ticinese, siamo in 3 binomi operativi (conduttore-cane) ma non abbiamo potuto partire perché abbiamo oltre 60 anni, il limite stabilito per partecipare con il distaccamento della Croce Rossa Svizzera che prevede nel team un po’ tutti i profili necessari all’operazione: paramedici e medici, squadre esperte nell’estrazione, veterinari e ingegneri (che definiscono la stabilità delle macerie per la sicurezza di chi interviene e dei cani)”. Avete notizie da chi è sul posto? “Hanno trovato parecchie persone decedute. Faranno rientro oggi all’aeroporto di Zurigo”. Per le famiglie conta molto anche ritrovare chi non ce l’ha fatta… giusto? “Sì, e devo dire che quando la gente è disperata in quelle situazioni, vede l’arrivo dei cani come una possibilità di trovare i propri cari. A volte ti prendono per il braccio e te lo chiedono: “venite a cercare mio figlio”. Si riaccende in loro la speranza. Nei video girati durante le ricerche in Venezuela, si vede che le squadre chiedono silenzio totale quando entra in azione il cane sulle macerie. Il cane si orienta anche con voci o rumori che provengono dal sottosuolo? “È solo il fiuto che lo guida e impara a distinguere le persone che lavorano sulle macerie da quelle che sono incastrate sotto”. La gente sta capendo in queste ore quanto è preziosa la vostra formazione a due, un’intesa uomo-animale che può salvare persone e bestie. “Sì, l’intesa fra conduttore e cane è preziosa e deve essere molto buona; per la formazione occorrono 3 anni”.
Frane, terremoti, cedimenti di case, esplosioni. Quando accade una catastrofe, ogni minuto conta. E le squadre di soccorso e intervento giungono sul posto proveniendo da molte nazioni. Ne parliamo con Fabio Giussani: come presidente di Redog Ticino e operatore con il cane di ricerca e soccorso, ha vissuto molti momenti estremi.
Come funziona il reclutamento in un caso come quello del terremoto in Venezuela? “Il Dipartimento federale degli affari esteri invia un distaccamento per vedere come è la situazione e contattare il Governo locale verificando se il Paese colpito vuole il nostro aiuto. Deve esserci il consenso. Intanto vengono preallarmati i binomi operativi e quelli scelti sul piano nazionale si recano già all’aeroporto di Zurigo per la partenza”.
Come si organizza poi il team?
“Ad esempio nel caso attuale del Venezuela, come abbiamo detto il distaccamento dalla Svizzera conta 84 persone di cui una piccola parte si occupa della logistica (porta con sé 40 tonnellate di materiale). Sul posto il distaccamento deve essere totalmente autonomo per non pesare sulle condizioni del Paese in cui si va ad intervenire. Il resto del gruppo è composto principalmente da 2 squadre ognuna delle quali conta 3 o 4 cani di ricerca il cui compito è trovare persone vive. Si aggiunge una squadra di 2 o 3 elementi che, con apparecchi appositi, controlla e ispeziona l’area individuata per capire se la persona è viva o morta. Fondamentale poi è l’apporto degli addetti all’estrazione che a volte può essere complessa. Si va avanti per tutto il tempo e i vari team dei cani si alternano. Solitamente prediligiamo lavorare la notte perché c’è meno rumore”.
Quand’è stato il suo intervento più vicino?
“A Lostallo, in Mesolcina, e in Vallemaggia due anni fa. Abbiamo lavorato un paio di giorni. Ricordo che a Lostallo abbiamo trovato una signora viva sotto le macerie di casa propria. In generale gli esiti delle ricerche portarono invece ad esiti più tristi. E due persone in quella regione mancano ancora all’appello”.
Parlando di rischio terremoti, in Svizzera cosa vi aspettate?
“Il terremoto più devastante in Svizzera risale al 1356 e accadde a Basilea con una magnitudo di 6,8. Secondo studi realizzati dai Politecnici federali la Svizzera potenzialmente può sviluppare un sisma del genere ogni 1000/1500 anni e l’area più a rischio – semmai – rimane proprio quella di Basilea. Per dire, il Ticino e se vogliamo andare ancor più nel dettaglio, il Mendrisiotto sono considerati a rischio praticamente nullo”.
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