
È conflitto aperto in tema di versamento dei ristorni dell’imposta alla fonte dei frontalieri all’Italia. Il Consiglio di Stato, dopo giorni di dichiarazioni, martedì si è determinato, scontentando in ogni caso i principali partiti che hanno reagito con toni diversi.
Ma andiamo con ordine e con le cifre in gioco. Il Governo cantonale ha comunicato che “in attesa degli ulteriori necessari chiarimenti con la Confederazione e la controparte italiana, ha deciso (all’unanimità, ndr.) il versamento parziale di 58 milioni 889 mila 283 franchi di ristorni all’Italia e la sospensione cautelativa del versamento di 50 milioni 221 mila 177 franchi in virtù anche delle conclusioni dell’analisi del professor Hinny (autore di una perizia commissionata dal Consiglio di Stato, ndr.) la quale stabilisce che l’applicazione della cosiddetta “tassa sulla salute”, essendo considerata un’imposta, rappresenterebbe una violazione degli accordi fiscali fra Svizzera e Italia.
Il Consiglio di Stato argomenta inoltre: “Nel quadro dell’approvazione della legge n. 213 recante Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2024 e bilancio pluriennale per il triennio 2024-2026”, il Parlamento italiano ha adottato una legge che consente alle regioni di frontiera interessate dal nuovo Accordo sulla fiscalità dei frontalieri di prelevare una «tassa sulla salute», definita formalmente «contributo di compartecipazione al servizio sanitario nazionale». La categoria interessata dal provvedimento sarebbe quella dei cosiddetti “vecchi frontalieri”, ovvero coloro che rientrano nell’articolo 9 del nuovo Accordo entrato in vigore il 17 luglio 2023 e applicabile dal 1° gennaio 2024”.
In attesa di chiarezza
Evidenzia ancora il Governo, presieduto da Claudio Zali: “L’unica Regione ad avere manifestato la volontà di applicare tale provvedimento, addirittura con potenziale portata retroattiva dal 2024, con riferimento alla legge di bilancio, è la Lombardia. Nel frattempo, la stessa Regione Lombardia ha comunicato al Cantone di aver chiesto al Ministero dell’Economia e delle Finanze di posticipare l’entrata in vigore della tassa al 2027 con effetto sulla trattenuta fiscale 2026, previa approvazione formale della Ragioneria generale dello Stato. In considerazione della situazione in evoluzione e in attesa della necessaria chiarezza – politica e giuridica – da parte del Consiglio federale, del Governo italiano e di Regione Lombardia, il Consiglio di Stato ha deciso di procedere a una sospensione cautelativa del versamento pari al 46% dell’ammontare complessivo dei ristorni previsti nell’anno corrente”.
Ma ecco, in termini di cifre, qual è la conseguenza della decisione adottata martedì dal Consiglio di Stato: “Considerato che la quota parte del Piemonte non viene toccata, che la trattenuta non ha effetti sui lavoratori, il versamento dei ristorni e la relativa sospensione cautelativa” vedono il versamento per la Lombardia di 50,2 milioni e per il Piemonte di 8,6 milioni e senza sospensione, dal momento che questa regione ha deciso di non applicare la tassa sulla salute. Il Consiglio di Stato – si legge ancora nel comunicato stampa – “ribadisce soprattutto i buoni rapporti e la proficua cooperazione che hanno da sempre contraddistinto i rapporti tra Ticino e Lombardia, sottolineando che un’eventuale riscossione dell’imposta – secondo quanto stabilito dalla perizia giuridica – è da considerarsi contraria all’Accordo e reputa pertanto imperativo che vengano dapprima intrapresi i passi necessari per chiarire la situazione”.
“Nel merito, il Consiglio di Stato si aspetta il pieno sostegno da parte della Confederazione a tutela degli interessi della Svizzera e del Cantone Ticino, auspicando degli atti concreti finalmente volti alla ricerca di una soluzione politica in tempi ragionevolmente rapidi”. Il Governo cantonale “intende continuare il dialogo con la Confederazione e la controparte italiana, in particolare con la Regione Lombardia, alla ricerca di una soluzione nell’interesse di tutti”. L’assessore della Regone Lombardia, Massimo Sertori, si è dal canto suo detto convinto che “con il Ticino troveremo una soluzione, a patto di confrontarsi alla pari. Non è possibile sedersi a un tavolo minacciando di bloccare la metà dei ristorni”.
Partiti scontenti
Intanto, dopo la mossa del Governo cantonale piovono diverse reazioni da parte dei partiti. Tutti scontenti, ma per ragioni diverse. Il Partito democratico Regione Lombardia se la prende con la destra: “Le nostre comunità devono ringraziare di questa situazione coloro che governano in Lombardia e in Italia. La dimostrazione che un’altra via era possibile sta nel fatto che non subirà il medesimo trattamento il Piemonte, che ha deciso di non applicare la tassa sulla salute. Chissà se ora Fontana, Giorgetti, la Lega e il centrodestra si rendono conto di aver sbagliato e delle conseguenze delle loro azioni?”.
La Lega dei ticinesi, dal canto suo, reagisce con un comunicato stampa intitolato: “un giusto passo, ma Berna smetta di fare lo zerbino!”. La Lega definisce la decisione del Governo cantonale “una scelta pragmatica e responsabile che va nella direzione auspicata: non è infatti più accettabile continuare a trasferire oltre 110 milioni di franchi all’anno oltreconfine, dove gli accordi non vengono rispettati”. E definisce la tassa sulla salute “incompatabile con lo spirito e con la lettera dell’accordo fiscale sui frontalieri”.
L’UDC, invece, boccia la decisione del Consiglio di Stato, osservando: “combatte la battaglia sbagliata”, “per Berna questa è una tassa italiana. Tocca quindi alle autorità italiane decidere se applicarla o no. Non è bloccando i ristorni che il Ticino può decidere al posto dell’Italia. Anche per questo, usare i ristorni come arma di pressione è giuridicamente fragile e politicamente sbagliato”.
Dal canto suo L’MPS “respinge con forza questa impostazione (quella del Governo di sospendere i ristorni, ndr.)” e sottolinea: “La difesa degli interessi della popolazione ticinese non passa attraverso la guerra ai frontalieri o agli stranieri, ma attraverso politiche capaci di migliorare concretamente le condizioni di vita: salari dignitosi, servizi pubblici adeguati, una politica abitativa efficace, una fiscalità che imponga alti redditi e imprese e una reale capacità del Cantone di incidere nelle sedi federali. Alimentare divisioni e paure può forse produrre consenso elettorale a breve termine, ma non risolvere nessuno dei problemi reali della popolazione”.







