I tori e i cigni di Mattia Polli

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• Dopo un accurato lavoro di restauro, la galleria Vecchia Posta di Brusino Arsizio riapre sabato 8 agosto con una mostra di due artisti, Mattia Polli e Carlo Roccella.
Il vernissage è in agenda domenica 9 agosto alle ore 11.
Abbiamo incontrato Mattia Polli nel suo laboratorio in fondo a Via de la Gesa, un bell’angolo verde dove tre imponenti conigli ci osservano brucando l’erba.
L’artista ci spiega con calma e precisione come ha trovato la sua strada di scultore. Quarantenne, nato a Brusino Arsizio, dopo il liceo s’iscrisse all’Accademia di Architettura di Mendrisio.
“Al terzo anno feci uno stage d’arte a Ligornetto con lo scultore Paolo Selmoni, imparai a plasmare la materia e da allora è stata la mia vita. Lasciai l’Accademia e mi concentrai sulla scultura frequentando la scuola di Belle Arti di Carrara, la patria del marmo.”
“Nel 2010 – continua Mattia Polli – mi sono trasferito con la famiglia in Francia a Béziers, perché mia moglie è originaria di quella città. Là mi trovo bene a lavorare perché realizzare le sculture a Brusino non sarebbe stato possibile dato che i miei attrezzi elettrici sono rumorosi e possono arrecare disturbo ai vicini. Nella zona industriale di Béziers ho un laboratorio di 250 metri quadri e posso fare tutto il rumore che voglio.”

Come si procura il materiale per le sue creazioni?
“La zona di Béziers è ricca di marmi interessanti, taluni sono di un bianco simile a quello di Carrara,
mentre altri hanno colori intensi e variegati. Ho costruito un bel rapporto con i cavatori: mi segnalano i pezzi interessanti che dopo il taglio sarebbe un peccato trasformare in ghiaia.”

Come decide di trasformare il pezzo grezzo in opera d’arte?
“All’inizio mi facevo condizionare dalla forma del materiale, oggi, con maggiore esperienza riesco a
decidere la forma finale che l’opera deve avere.”

Riesce a vivere con il suo lavoro d’artista?
“All’inizio è stata dura, per un certo periodo ho fatto l’insegnante; poi, man mano che il pubblico cominciava a conoscermi, sono riuscito a concentrarmi soltanto sulla scultura. Così oggi ho un seguito di clienti estimatori e collezionisti che mi consentono di essere autonomo.”

Per farsi conoscere si appoggia a qualche galleria?
“Per il momento preferisco di no, le condizioni per promuovere le opere sono molto gravose, le provvigioni arrivano al 55% e tutte le spese sono a carico dell’artista. Per ora mi va bene così, con le persone che apprezzano i miei lavori”.

Ha già esposto a Parigi?
“No, ho soltanto realizzato una tomba al cimitero di Père Lachaise assieme al collega Carlo Roccella; lui si è occupato dei vetri, io della scultura.”

Come mai le sue sculture hanno spesso come tema i tori?
“Perché Béziers, a breve distanza dal confine spagnolo, è una città occitana dove ci sono ancora le corride; è una tradizione, ma non così truculenta come si pensa; il torero deve far soffrire il toro il meno possibile, altrimenti il pubblico lo insulta e gli è ostile. Come a Béziers ho scoperto i tori, a Brusino avevo scoperto i cigni che ho quasi sempre realizzato in marmo di Carrara.”

È una tradizione, la sua, di esporre a Brusino le sue opere ogni anno?
“Si mi piace ritornare a mostrare come evolve il mio lavoro. Dal 9 agosto all’11 settembre alla Galleria Vecchia Posta esporrò assieme all’amico e collega Carlo Roccella. E’ di origine italiana, anche lui a Béziers per motivi di famiglia; è un mio vicino di atelier, un artigiano del vetro che ha imparato a modificarlo, plasmarlo e colorarlo con tecniche molto particolari.
L’opera di presentazione della mostra è un ranocchio di ceramica, smaltato e dipinto in diversi passaggi. Ci sono anche una grande scultura in marmo nero che rappresenta una goccia d’acqua, delle sculture verticali in marmo rosso che rappresentano delle foglie, assieme a tante altre opere.”

Giorgio Iacuzzo

La mostra allestita nella Galleria Vecchia Posta di Brusino si può visitare il venerdì e il sabato dalle 14 alle 18, la domenica dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 18, da domani al 13 settembre.