Pozzo Polenta, a 18 anni dal disastro si attende ora il Tribunale

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L'area del Centro Breggia a Balerna.

“Il Breggia non si ferma al confine eppure in Italia non risulta che sia mai stato eseguito alcun monitoraggio” segnala “Un cittadino del bacino del Lario” – così si autodefinisce – firmando e depositando un esposto formale alla Procura di Como e accendendo i fari sull’annosa questione dell’inquinamento da idrocarburi del Pozzo Polenta a Morbio Inferiore. Come mai proprio ora e cioè a 18 anni dalla scoperta del disastro? È accaduto qualcosa sul versante italiano?, gli chiediamo.

“Prima di tutto posso dire che oltre al mio esposto, c’è un ulteriore sviluppo di carattere politico”. E cioè? “In data odierna (mercoledì, per chi legge), il consigliere regionale Angelo Orsenigo (PD) ha depositato al Consiglio regionale della Lombardia un’interrogazione a risposta scritta che riprende le stesse questioni: il monitoraggio del Breggia in territorio italiano, la Convenzione del 1972, la mancata interlocuzione fra le autorità dei due Paesi”. Mentre si registrano questi sviluppi oltre confine, a livello ticinese è tutto bloccato. È infatti ancora arenata la richiesta avanzata nel 2024 dal Dipartimento del territorio alla ECSA Energy SA (società che gestisce l’area di servizio del Centro Breggia) di realizzare a proprie spese la prima parte di un progetto per sistemare l’area coinvolta (contesto nel quale andranno anche rimosse le parti degli impianti dismessi). “Tutte le parti hanno preso posizione sulla decisione del Cantone – a fare il punto è il legale della società, Gianluca Padlina – e poi si attenderà la decisione del Tribunale Cantonale Amministrativo. Dal momento che le indagini anticipano nel tempo la datazione dell’inquinamento – che viene collegato ad una colonna di rifornimento che ECSA non ha mai neppure usato – la società si oppone a dar seguito alla richiesta del Cantone di sostenere i costi del progetto di sistemazione”.
Il procedimento penale in territorio svizzero – lo ricordiamo – si è concluso con un decreto di abbandono per intervenuta prescrizione (era il 2015). È invece in corso da anni l’indagine amministrativa e – come detto – due anni fa il Dipartimento del territorio ha chiesto alla società ECSA Energy SA di sostenere un progetto per sistemare l’area. Facendo riferimento alle responsabilità della precedente gestione degli impianti (terminata nel 2003), la Società ECSA Energy SA ha presentato ricorso respingendo le richieste del Cantone. E ora la vicenda del Pozzo Polenta varca la frontiera. Del resto – a ben guardare – il fiume Breggia sconfina ogni giorno ma i danni dell’inquinamento sono stati registrati nel sottosuolo, nell’acqua di falda e nella rete idrica locale mentre il fiume Breggia scorreva ad un livello più alto e ne è uscito indenne.

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando nel Mendrisiotto fu scoperto il disastro del Pozzo Polenta a Morbio. Ed era fra l’altro già attivo da tempo. E allora cosa ci dicono oggi le prese di posizione sul fronte comasco? Abbiamo un “cittadino del bacino del Lario” che ha inviato alla Procura della Repubblica di Como un esposto-denuncia per ipotesi di reato d’inquinamento ambientale e disastro ambientale legate al bacino idrografico del fiume Breggia. Un esposto è una segnalazione-denuncia che può compiere qualsiasi cittadino. L’autore si dice preoccupato per la tutela della salute pubblica e dell’ecosistema locale. Il suo scopo è quello di sottoporre la questione alla Procura comasca “affinché si valuti la sussistenza di profili di rilievo penale”. A lui chiediamo come nasce l’esposto presentato al procuratore capo di Como.

Che cosa innesca oggi l’esposto alla Procura di Como?
“Non un fatto nuovo, ma un’assenza che dura da troppo tempo. La vicenda del Pozzo Polenta è documentata in Svizzera da quasi 20 anni: perizie, ricorsi, ordini di risanamento. Eppure il Breggia non si ferma al confine. Attraversa Maslianico e sfocia nel Lago di Como, un bacino di rilevanza strategica per centinaia di migliaia di persone. E su tutto il versante italiano, in 18 anni, non risulta un solo monitoraggio pubblico del fiume alla ricerca degli inquinanti già accertati a monte”.

È questo squilibrio dunque che innesca l’esposto?
“Un corso d’acqua transfrontaliero non può essere sorvegliato da una parte del confine e ignorato dall’altra. Non spetta a un cittadino accertare se l’inquinamento sia arrivato in Italia: spetta alle autorità. Ma quando per 20 anni nessuna autorità italiana dichiara di averlo nemmeno verificato, allora è un cittadino a doversi rivolgere alla Magistratura perché qualcuno, finalmente, controlli.

Ci sono novità o sospetti sul fronte italiano?
“Sarò franco: non porto né prove né analisi di contaminazione in territorio italiano. Non sono un tecnico e non dispongo di strumenti per misurare alcunché. E proprio qui sta il punto. Il mio esposto non afferma che il Lago di Como sia inquinato: chiede che si verifichi se lo sia, dopo 20 anni di silenzio. Il motivo è esclusivamente civico: capire a fondo quanto è successo, e soprattutto perché, su una questione che riguarda l’acqua di tutti, da questa parte del confine nessuno abbia ritenuto di doversi porre la domanda”.

Intanto a Morbio
Se non risulta che il fiume sia stato danneggiato, è invece il Pozzo Polenta ad aver avuto la peggio. “Dal giorno della scoperta del grave inquinamento che ha decretato la perdita del Pozzo Polenta, unica e ottima fonte d’acqua potabile del Comune di Morbio – sottolineava 2 anni fa il Gruppo Morbio2030 – sono trascorsi 16 anni”. Un tempo segnato da lungaggini, prosegue l’interrogazione, disguidi e “mentre si perdeva e si continua a perdere tempo in questo modo, l’inquinamento è rimasto attivo e si sta ancora disperdendo a valle del sito contaminato”.
Rispondendo all’interrogazione che Gaia Mombelli (Gruppo Morbio2030) presentava all’Esecutivo di Morbio nel febbraio del 2024, il Municipio chiarisce: “Al di là delle nefaste conseguenze che l’inquinamento ha avuto per il Pozzo Polenta, esso si è verificato in territorio del Comune di Balerna e la procedura amministrativa tocca in primo luogo delle strutture site in tale Comune, ciò che in alcune fasi della procedura ha reso difficile per lo stesso Municipio ottenere delle esaustive informazioni sulle procedure in corso”. L’Esecutivo ribadiva in quel contesto che un recupero del Pozzo Polenta a scopo potabile non può essere preso in considerazione ed è escluso anche nel Piano cantonale di Approvvigionamento Idrico del Mendrisiotto. “Anche un utilizzo del pozzo a scopi non potabili è già stato valutato e scartato dal Municipio” scriveva l’Esecutivo in risposta a Gaia Mombelli nel 2024. In ogni caso il Municipio ha dichiarato che nel quadro della pianificazione, si impegnerà a garantire un uso adeguato del territorio, e in particolare la salvaguardia di ampi spazi nelle vicinanze del fiume.