
“Il Mendrisiotto è il territorio più coinvolto dall’aggiramento del salario minimo; così il partenariato sociale viene calpestato. Per questo motivo abbiamo organizzato, all’esterno del Mercato Coperto di Mendrisio, sabato 9 ottobre dalle 10, la manifestazione “Poro Tisin – No al dumping salariale e sfruttamento! A difesa della dignità del lavoro e di un territorio vivibile e sostenibile”. Durante la mattinata – e per un paio d’ore – ci saranno interventi pubblici sul tema, e non solo… Ci teniamo a mettere in luce che questa situazione non è una guerra tra sindacati, anche perché Ocst è sul territorio da più di 100 anni; non è quindi per una concorrenza tra di essi, bensì è per sottolineare che i lavoratori, la società e questo territorio vanno sostenuti e tutelati”. Così si è espresso Giorgio Fonio, segretario Ocst Mendrisiotto, durante la conferenza stampa indetta martedì nella sede di via Lanz a Mendrisio. La stessa aveva come obiettivo quello di presentare la manifestazione che si terrà domani, ma pure per fare il punto sulla situazione nel distretto. Con lui erano presenti Vincenzo Cicero, segretario sezionale Unia Sottoceneri, Giangiorgio Gargantini, segretario Regionale Unia Ticino e Nenad Jovanovic, vicesegretario Ocst del Mendrisiotto. “Dicembre è alle porte e sono diverse le aziende che si stanno informando al fine di poter seguire le “orme” delle tre industrie del Mendrisiotto (Plastifil a Mendrisio, Ligo Electric a Ligornetto e Cebi Micromotors a Stabio) dove è stato siglato un contratto collettivo di lavoro proposto da Ticino Manufacturing e avallato da TiSin”.
Nenad Jovanovic ha infatti messo in luce come, dopo la manifestazione svoltasi all’esterno della Cebi, alcuni dipendenti della Helios Quartz di Novazzano si sono rivolti proprio a Ocst per chiedere come funziona la procedura, se dovevano firmare dei documenti,… Anche se la ditta in questione non ha ancora confermato quanto è stato rilevato, sembra non essere l’unico caso nel distretto. La cifra evidenziata durante la conferenza stampa delle ditte coinvolte è tra le 10 e le 20 unità. “Ed è un fenomeno che si estenderà” ha dichiarato Vincenzo Cicero. “Facendo questo rumore stiamo cercando di rallentare i casi. Voglio chiarire però che non sono ditte in difficoltà (come possono apparire), sono aziende che conosciamo per non essere molto attente alla tutela dei lavoratori (soprattutto durante il lockdown). Sono ditte che riescono a campare, possono contare sul 95% di lavoratori frontalieri e – al momento – stanno cercando espedienti per trovare consensi tra i propri lavoratori al fine di farli iscrivere a TiSin (per esempio offrono una promozione annuale di iscrizione gratuita,…)”. I sindicati Ocst e Unia hanno registrato delle lettere di disdetta “fuori stagione” e Fonio ha messo in luce che alcune di esse erano addirittura con il mittente della ditta!
Giangiorgio Gargantini ha spiegato come i sindacati credano che questa sovrastruttura data da TiSin e Ticino Manufacturing non sia conforme alla legge: “Nel senso che non si è confrontati a un sindacato e quindi a un contratto collettivo”. L’impegno dell’autorità a svolgere rapidamente dei controlli mirati dovrebbe portare abbastanza in fretta a una chiarificazione dal punto di vista giuridico. “Una cosa è certa – ha proseguito Gargantini – il problema non è risolto: lo dimostrano le pressioni sui lavoratori e nelle altre fabbriche. E non lo sarà a breve con la struttura legale e giuridica che abbiamo in questo momento”.
Durante la sua spiegazione Gargantini ha ricordato che il Ccl di TiSin e Ticino Manufacturing blocca lo stipendio ben al di sotto dei 19 franchi all’ora fissati dalla nuova normativa che entrerà in vigore a dicembre. “Qui stiamo affrontando una tematica salariale. Ci sono centinaia di lavoratori ai quali si stanno rubando 4-5 all’ora franchi dalla busta paga!”.







