
• enla) Il Chiasso è ritornato da Zurigo a mani vuote. La squadra di Raineri ha fatto soffrire la capolista per 90 minuti prima di alzare bandiera bianca nei minuti di recupero: inaudito come abbia potuto scialacquare un punto che valeva oro contro un Grasshopper tutt’altro che brillante.
Per una questione di secondi i rossoblù non sono riusciti a portare via dal glaciale stadio del Letzigrund un pareggio che tutto sommato avrebbe premiato la loro buona prestazione contro la squadra leader del campionato cadetto.
Va tuttavia subito chiarito che un Grasshopper così mal messo non lo si vedeva più giocare da tempo. Il fatto che gli zurighesi siano in testa alla classifica conferma quanto diciamo da tempo: il livello di questa categoria ha ben poco a che fare con le tanto decantate 20 squadre d’élite che a giusta ragione rimangono le 10 di Super League.
La prova l’abbiamo avuta anche martedì sera: tra l’ultima della classe e la prima non si è notata alcuna differenza. È normale che in simili circostanze non si possa essere soddisfatti: un punto era il minimo che il Chiasso potesse ottenere. Se ha fallito può solo recitare il mea culpa. Oltretutto staff e giocatori si erano presentati in campo galvanizzati dal netto successo riportato a Wil (3-0, doppietta di Sifneos e gol di Hadzi al termine di una prestazione spumeggiante).
Prendere un gol in siffatte condizioni fa arrabbiare. L’indice lo puntiamo sulla difesa: c’era una palla da allontanare dall’area ma si è finito con il pasticciare di testa anziché spedirla in tribuna. Anche il rigore causato al 38’ poteva essere evitato. Due reti che hanno punito in modo ingiusto una squadra che alla prova dei fatti avrebbe meritato di fare un altro passettino in avanti agganciando lo Xamax, di nuovo perdente, a quota 9.
Ci era riuscita al 55’ con Almeida autore di un gran gol di testa su cross di Balhoul (entrato soltanto nella ripresa a sostituire il più che modesto Pasquarelli) e ha pure avuto l’occasione di passare in vantaggio. Ma ci sono stati troppi tiri “telefonati” all’indirizzo di Matic, oltre tutto dalla lunga distanza. Mentre dentro l’area è mancata aggressività, forse anche un po’ di lucidità: inconsistenti i contrasti o duelli che dir si voglia (non solo a centrocampo). E non si è vista una sola stoccata a rete: non a caso l’1-1 è frutto di un’incornata. Dopo gli innesti di Malula al 73’ (al posto di Almeida) e di Silva al 79’ (chiamato in campo a sostituire Strechie) eravamo propensi a pensare che le “cavallette” (prive di Giotto Morandi, a lungo infortunato) non sarebbero più riuscite a importunare Safarikas. Invece Demhasaj, che già si era costruito il calcio di rigore (il portiere rossoblù vola sempre dalla parte sbagliata), l’ha messa dentro alla grande di testa una seconda volta all’ultimo giro di orologio. Abbiamo visto un Chiasso, arrembante ancora al novantesimo, conquistarsi un calcio d’angolo: significa che qualcosa in pieno recupero non ha funzionato. Magari è semplicemente una questione di concentrazione e fragilità mentale (o fisica visto che qualcuno alla fine camminava). Ma in situazioni del genere (è stata sprecata malamente l’occasione per consegnare il “lanternino” ai neocastellani) la squadra deve andare oltre i propri limiti. Ammesso che ci siano veramente dei limiti in questo Chiasso. Per noi i ragazzi sono da quarto o quinto posto, non sicuramente da ultimo!







