Mendrisio, “la Polizia è la comunità”

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A Mendrisio l'inaugurazione CPI, Centro Pronto Intervento. Cerimonia ufficiale. Nella foto il Comandante della Polizia Comunale Patrick Roth. © Ti-Press / Francesca Agosta

Il primo luglio 2014 Patrick Roth ha assunto il comando della Polizia comunale di Mendrisio, riprendendo il testimone da Brenno Grisetti. È trascorso, da allora, un decennio segnato da rilevanti cambiamenti sul piano professionale, sociale e istituzionale, parallelamente alla nascita della Polizia Regione II che oggi serve il comparto settentrionale del distretto. È l’occasione per una riflessione a tutto tondo.

Comandante Roth, quali sono stati i cambiamenti più significativi sopraggiunti in questi anni dal profilo organizzativo?
Molto è stato fatto. Iniziamo dal 1° agosto 2015: dopo la ratifica delle convenzioni di collaborazione con i Comuni della Regione II, siamo stati il primo Corpo di Polizia comunale del Cantone a implementare la regionalizzazione delle Polizie comunali prevista dalla Legge sulla collaborazione fra la Polizia cantonale e le Polizie comunali (LCPol). Una cerimonia è stata organizzata a Melano, a sottolineare lo “sconfinamento” dal precedente territorio di competenza della Città per spaziare nel comparto che oggi va da Coldrerio a Bissone.
Il 1° gennaio 2016 abbiamo avviato nei Comuni della Regione II un ulteriore servizio di prossimità per il tramite di Assistenti di Polizia. Il 1° aprile dello stesso anno, abbiamo adottato una massiccia riorganizzazione dell’organigramma, tramite la quale – definendo livelli di conduzione e aree di attività (generaliste e specialistiche) – abbiamo ristrutturato a gruppi operativi e con una nuova turnistica H24 l’allora “Servizio esterno”, abbiamo rivisitato compiti, responsabilità e flussi di lavoro. Il 26 agosto abbiamo preso possesso dei nuovi spazi al Centro di Pronto Intervento: un enorme balzo avanti nella qualità e funzionalità delle infrastrutture, ma anche dei mezzi informatici, del materiale d’ufficio, del parco veicoli, grazie a importanti investimenti effettuati dalla Città.
A fine 2022 è stato avviato un progetto di progressiva digitalizzazione di alcuni flussi di lavoro, ad esempio per quanto riguarda le procedure di rilevamento, intimazione e gestione amministrativa delle contravvenzioni e il pagamento delle soste, nonché la gestione delle autorizzazioni nelle aree di parcheggio.
Infine, considerando il nuovo territorio di competenza e i compiti aggiunti, dal 2014 ad oggi abbiamo dovuto procedere a un progressivo potenziamento dell’organico che ci ha portato dalle 37 unità di allora, alle 59 attuali.

Come è cambiata la professione del funzionario di Polizia? Quali sono i compiti del comandante?
Ho mosso i primi passi in Polizia nel 2006 (dopo la laurea in ingegneria forestale al Politecnico Federale ETH di Zurigo), frequentando la Scuola Cantonale di Polizia. Fino al 2014 ho lavorato alla Cantonale, prima come agente operativo nell’allora Reparto Mobile del Sottoceneri a Noranco, poi come ispettore di Polizia Giudiziaria a Lugano, infine intraprendendo una specializzazione come negoziatore al Reparto Interventi Speciali. Tanti sono stati i cambiamenti. Le modalità di conduzione del personale sono passate da uno stile autoritario di stampo tradizionale militare, a una leadership basata sull’autorevolezza che un dirigente deve guadagnarsi col tempo. Oggi, ambire a essere un leader è decisamente impegnativo; non basta indossare gradi elevati sulle mostrine della divisa. Occorrono perseveranza, autodisciplina e, soprattutto, tanto lavoro su sé stessi.
Anche la tecnologia ha portato cambiamenti importanti a tutto campo: i programmi informatici aiutano ad esempio a pianificare, condurre, riorientare costantemente l’impiego sulla base di analisi statistiche e fattori predittivi. Molto impattante è stato lo sviluppo delle tecnologie legate alla comunicazione e l’avvento dei social media. La Polizia ha dovuto adattarvisi, sia per la comunicazione di crisi o a seguito di eventi particolari, sia per quella associata ad attività di prevenzione, alla promozione della professione… Soprattutto nelle fasce giovanili della popolazione, i canali social, seppur con una comunicazione più superficiale, permettono di diffondere ampiamente e velocemente segnalazioni di scomparsa di persona, messaggi di sensibilizzazione, immagini… Tuttavia, anche in questo settore, a innovazioni epocali generalmente vantaggiose spesso corrispondono utilizzi impropri. E così dobbiamo far fronte a “cyber criminalità”, commerci illeciti nel “dark web”, bullismo informatico, truffe o raggiri. La Polizia deve adattarsi costantemente e velocemente alle evoluzioni della micro e macro-criminalità, favorendo una crescente specializzazione in specifici campi d’attività. Al “poliziotto tuttofare” – figura tuttora essenziale – vanno viepiù affiancandosi agenti specializzati nelle problematiche giovanili, nella lotta al traffico e consumo di stupefacenti, nella criminalità informatica, ecc. Riassumere in poche righe il ruolo del comandante non è semplice. A livello generale, è colui che – avendo una visione chiara di quello che la nostra società necessita in termini di sicurezza – organizza e conduce le risorse (personale in primis) messegli a disposizione dall’autorità politica per far fronte alle esigenze attuali e anticipare, per quanto possibile, quelle future. L’obiettivo è il benessere dei cittadini nel rispetto degli strumenti dello Stato di diritto. È il trait d’union tra le istanze politiche, con le quali analizza e discute il contesto attuale e i futuri indirizzi strategici, e il Corpo di Polizia, chiamato a tramutarli in operatività. È rappresentante, portavoce e garante del buon funzionamento operativo del Corpo. A livello di gestione del personale, il comandante è il coordinatore generale che deve adoperarsi affinché i propri collaboratori dispongano delle condizioni più favorevoli per dare il massimo – singolarmente e in team – nell’adempimento della propria missione, basata sui valori di giustizia, protezione, servizio al prossimo.

Il dicastero di competenza è intitolato Sicurezza e Prossimità: qual è l’importanza di questa definizione?
Svariati studi hanno da tempo appurato come la sicurezza è uno dei bisogni primari, dunque fondamentali, dell’essere umano. Senza di essa non ci può essere libertà e, men che meno, benessere. Va quindi approcciata ponendo al centro l’essere umano e va sviluppata con gli strumenti comunicativi che egli percepisce come a lui affini e che, di conseguenza, sono i più efficaci. Al di là delle moderne tecnologie per interagire a distanza, un contatto diretto resta imprescindibile! Ciò detto, s’intuisce l’importanza del concetto di “prossimità” fra Polizia e cittadini, intesa come vicinanza fisica e conseguente sviluppo di relazioni umane.- La sicurezza non è solo una questione di statistiche di criminalità. È anche un sentimento, uno stato d’animo individuale che può variare nel tempo e in base a diversi fattori. Ecco, quindi, che un rapporto personale, costante, basato sul dialogo e sulla fiducia reciproca fra cittadini e operatori di Polizia è indispensabile, sia per accrescere la sicurezza oggettiva, sia per sentirsi assieme più sicuri: “so che la Polizia è presente, la vedo, la incontro, ci dialogo e mi sento sicuro perché so che in caso di bisogno posso farvi capo in qualsiasi momento”. La sicurezza non è esclusiva della Polizia, bensì è condivisa e d’interesse di tutti. La Polizia è la Comunità e la Comunità è la Polizia.

La regione, in un decennio, ha conosciuto mutamenti sia dal profilo dell’infrastruttura che per quanto riguarda la composizione sociale: come si riflettono sul lavoro quotidiano?
La maggiore mobilità delle persone ha accelerato il fondersi assieme di differenti culture provenienti da svariate parti del globo e l’urbanizzazione del territorio ha dato un volto assai diverso al Mendrisiotto. Per noi è importante formarsi e tenersi costantemente al passo coi tempi, sia per quanto riguarda le capacità di relazionarci con culture differenti (da molto tempo seguiamo corsi di multiculturalità), sia per affrontare e mitigare alcune conseguenze nefaste dello sviluppo delle attività umane sul territorio, come ad esempio il forte aumento del traffico veicolare.

Quali sono gli ambiti maggiormente sfidanti per un corpo di polizia regionale? Quali le specificità del Mendrisiotto?
Credo che la sfida principale per noi operatori di Polizia locale sia quella di mantenerci prossimi ai cittadini e continuare a dialogare e condividere, tramite un contatto diretto, l’importanza e la bontà del nostro agire in favore di tutti. Ciò non è possibile stando dietro un computer ma occorre essere presenti fisicamente nelle strade e nelle piazze, essere inclini al dialogo, nonché partecipi e parte integrante della vita comunitaria. Così facendo, siamo in condizione di “percepire costantemente il polso” della società.
La capacità della Polizia di adempiere ai suoi doveri è strettamente dipendente dal consenso che la Comunità ha delle sue azioni. Esistiamo per proteggere e per servire i nostri concittadini e se, da parte loro, venisse a mancare il sostegno, allora ci troveremmo di fronte a un serio problema. Ciò detto, s’intuisce come questo imperativo diventi viepiù sfidante in un momento storico nel quale lo Stato e le sue istituzioni vengono sempre più messi in discussione. Sono tuttavia convinto che la stragrande maggioranza silenziosa dei nostri cittadini apprezzi il nostro operato.

Quali sono i bisogni più pressanti provenienti dalla popolazione in tema di sicurezza?
La Svizzera vanta uno dei più alti tassi di sicurezza di tutta Europa. Questo non equivale però a dire che la sicurezza non debba essere un tema, anche perché è come la salute: ci si rende davvero conto della sua importanza solo quando viene a mancare. L’esperienza raccolta sul terreno tramite gli incontri con la popolazione, mi ha indicato che – quanto meno nel Mendrisiotto – le principali preoccupazioni di molti cittadini non sono legate alla possibilità di subire reati violenti, magari uscendo da soli la notte. Questo è sicuramente un dato confortante. Nella nostra regione, a farla da padrone resta l’elevata mole di traffico che, dalle arterie principali pressoché sature, si riversa ormai anche nei nuclei dei paesi e nelle strade secondarie. Le frizioni che si creano con altri utenti della strada, segnatamente i pedoni che vi risiedono, ingenerano un’elevata percezione di insicurezza.
Anche la possibilità di subire un furto domestico continua a essere fra le casistiche a forte impatto emotivo, proprio perché in questi casi viene sgradevolmente violata l’intimità di casa.

Prendono piede iniziative del tipo “Un caffè con l’agente”?
Direi di sì, considerato anche che dopo di noi sono state introdotte da altri Corpi di Polizia comunale del Cantone, fra cui quello della Città di Lugano. Finora il pubblico è composto quasi esclusivamente da persone adulte e di una certa età. Ci piacerebbe – e ci stiamo interrogando al proposito – riuscire a raggiungere anche giovani e adolescenti in questa offerta spontanea di incontro, dialogo e conoscenza reciproca. Vanno studiati canali, modalità comunicative e contenuti accattivanti, specifici per questa fascia di età. Ogni proposta e ogni suggerimento da parte delle ragazze e dei ragazzi è ben accetto!
Differente ancora è l’approccio coi giovanissimi coi quali spesso entriamo in contatto. Così favoriamo non solo l’immagine spesso infusa del “poliziotto bacchettone”, ma soprattutto quella di persona di fiducia e sempre a disposizione in caso di necessità, anche per i più piccoli.

In Ticino torna regolarmente d’attualità il dibattito sul corpo di Polizia unico. Premettendo che le decisioni in materia sono di competenza squisitamente politica, quali sarebbero per lei i vantaggi di una tale scelta? Quali invece i punti negativi?
Su questo tema cantonale sarà la politica a decidere. Il mio ruolo è quello di analizzare criticamente la questione da un punto di vista tecnico e fornire considerazioni che fungano da basi decisionali per la politica di Mendrisio.
Il federalismo elvetico irraggia sui 3 livelli istituzionali – federale, cantonale e comunale – la gestione della cosa pubblica. A dipendenza dei temi e delle competenze, questo modello organizzativo permette un focus ampio oppure molto mirato e, pertanto, aderente e reattivo alle aspettative del singolo cittadino e ai bisogni locali del territorio. Per poter essere efficace, abbisogna però di un coordinamento intenso e funzionale fra Confederazione, Cantoni e Comuni. Il Comune, e con esso le Polizie comunali, è l’istituzione più vicina al cittadino. Ha contatti più diretti, conoscenze approfondite ad personam ed è in grado di fornire risposte veloci e mirate alle esigenze. Lo stesso vale naturalmente anche per l’ambito della sicurezza.
Seppure il nostro Cantone non sia enorme in termini di superficie, vi sono al suo interno delle differenze sostanziali che impongono approcci specifici (le esigenze delle vallate verdi non sono le medesime del Mendrisiotto o del centro di Lugano). Nell’ultimo decennio la Città di Mendrisio, esercitando la sua autonomia comunale (invero, sempre più limitata da disposizioni superiori), ha investito molto nella sicurezza (penso ad esempio al Centro di Pronto Intervento) e – sotto la sua responsabilità e gestione diretta – beneficia oggi dei risultati tangibili del proprio Corpo di Polizia moderno, efficace, prossimo al cittadino e riconosciuto come tale. Chi necessita della Polizia riesce a ottenere risposte concrete ed in tempi accettabili non solo a fronte di avvenimenti gravi e, fortunatamente, saltuari. Bensì, anche a bisogni meno traumatici ma più quotidiani e comunque impattanti sul benessere a casa propria e nel proprio territorio (es. disturbi alla quiete pubblica). Tale situazione attuale non è da considerare di privilegio, bensì è l’obiettivo da continuare a perseguire per una società sicura, sia in termini oggettivi, che di percezioni individuali dei propri cittadini.

In questi dieci anni non sono mancate criticità e situazioni di malessere all’interno del corpo che hanno fatto squillare più di un campanello d’allarme con l’apertura di inchieste amministrative. Come si affrontano situazioni di questa natura? Mendrisio ha privilegiato l’intervento di professionisti esterni. Come ha vissuto quel periodo?
In ogni organizzazione di persone che condividono obiettivi (professionali, sportivi, ecc.) è importante che ci sia unità di intenti sui valori, nonché sulle regole del gioco per poter cooperare e puntare al risultato richiesto: basi fondamentali per la maturità e funzionalità del gruppo che non possono solo venire imposte dall’alto, ma devono essere co-costruite fra tutti i partecipanti, indipendentemente dalla funzione dirigenziale o operativa. Rappresentano un investimento determinante per un futuro di solidità nei rapporti interni e conseguenti migliori risultati verso l’esterno.
Vale anche per un Corpo di Polizia, con la considerazione aggiuntiva e non di poco conto che ognuno dei suoi rappresentanti, per via delle peculiarità della sua funzione, deve avere un comportamento esemplare a tutela dell’immagine dell’“Istituzione di Polizia”.- Non sarebbe sano per il Corpo medesimo se un suo membro non condividesse ad esempio il valore accomunante del “rispetto delle leggi”. Evidentemente, si troverebbe al posto sbagliato, generando criticità e malessere anche per i suoi colleghi.
Col “Progetto clima di lavoro” – svolto a seguito dell’allora constatazione di situazioni devianti approfondite con lo strumento giuridico dell’inchiesta amministrativa – abbiamo intrapreso tutti insieme un cammino introspettivo, chiedendoci cosa ci accomuna sotto questo cappello, definendo qual è “il nord” che vogliamo seguire e condividendo regole di comportamento per poter stare nella nostra cordata. Il progetto ha altresì contribuito a districare alcune incomprensioni che si erano create, sia fra dirigenza e personale operativo, che fra operatori di pari livello. Al termine, abbiamo constatato che l’ambiente di lavoro ne ha decisamente giovato e che gli sforzi comunemente profusi in quel periodo si sono rivelati un investimento per il futuro. Quei momenti sono stati impegnativi, considerate anche le pressioni politiche e massmediatiche. -Presto è però subentrata la consapevolezza di aver guardato negli occhi le difficoltà, senza nasconderle sotto il tappeto e, anzi, di esserci impegnati per risolverle. Quella che inizialmente è apparsa come una crisi si è rivelata un’opportunità di crescita. Grazie a questo momento di difficoltà e, soprattutto, alla nostra volontà, abbiamo avviato un cambiamento positivo per il futuro.

Vuole condividere tre ricordi legati ad altrettanti interventi che l’hanno segnata in questo ultimo decennio?
Nella nostra professione ci si trova spesso confrontati con emozioni forti, negative o positive che siano. Si ha la possibilità di entrare in contatto con tutto il palcoscenico della nostra società, compresi gli anfratti più bui e che solitamente restano dietro alle quinte. Ogni situazione ha le sue specificità e il suo corollario emozionale che varia per chi l’ha vissuta, a dipendenza di fattori legati all’evento e alle sensibilità personali. È indubbio che alcune lasciano segni indelebili con i quali si convivrà per il resto del proprio percorso.
La professione di operatore di Polizia è votata al servizio al prossimo. Anche il semplice fatto di aiutare un’anziana in difficoltà ad attraversare le strisce pedonali (fatto realmente capitatomi in Via Lavizzari durante un rientro a casa sulla pausa di mezzogiorno) può infondere delle soddisfazioni enormi a chi le sa accogliere. Personalmente ottengo una “ricarica rapida” delle energie motivazionali quando apprendo che i miei collaboratori sono stati determinanti nel salvare la vita a qualcuno o preservarla da seri pericoli.
Ripensando a questi 10 anni di servizio al comando della Polizia di Mendrisio, mi riaffiora inoltre un amorevole ricordo degli amici e colleghi Ciriano e Moreno, che purtroppo la malattia ci ha strappato mentre erano ancora in servizio attivo.