
(red.) All’inizio del prossimo anno sarà pronta la nuova Biblioteca dell’Accademia d’architettura. I lavori di trasformazione dell’intero primo piano del vecchio ospedale di Mendrisio sono a buon punto.
l’Informatore ne ha scritto nell’edizione del 15 maggio, in un servizio che menzionava tutti e tre gli interventi recenti che hanno coinvolto l’Accademia che dalla sua apertura beneficia della bellezza di questo edificio neoclassico e dei suoi immediati dintorni; aprendo ogni volta un confronto pubblico sull’utilizzazione contemporanea di questi spazi preziosi, tenuti d’occhio soprattutto da coloro che – leggi e regolamenti alla mano – ne difendono la loro integrità.
Il progetto bocciato
Gli operai delle ditte stanno montando in questi giorni l’arredamento Si vedono già i nuovi serramenti, secondo una soluzione che dall’interno è funzionale ai nuovi bisogni; mentre all’esterno lascia intatto il disegno originale dei finestroni.
L’intervento che sta per essere ultimato sostituisce un progetto bocciato dal Cantone alcuni anni fa. Il 12 novembre 2014 il Dipartimento del territorio si oppose al rilascio da parte del Municipio della licenza edilizia per la medesima necessità. L’Accademia avrebbe voluto destinare a biblioteca “tutti i locali al pian terreno in maniera che i vari spazi siano direttamente accessibili al pubblico, trasformando la corte interna, di 613 mq, in sala di lettura, mediante la costruzione di una copertura in vetro e metallo, con tende ombreggianti”. Il deposito dei libri sarebbe stato ricavato sotto la corte, attraverso un importante scavo; sopra, una nuova soletta e una nuova pavimentazione, con sostituzione dei serramenti e delle vetrate verso la corte.
Fu l’Ufficio beni culturali (UBC) a determinare la bocciatura. Il vecchio Turconi è considerato bene culturale immobile d’interesse cantonale, ai sensi della Legge sui beni culturali (LBC). Ogni intervento di questo tipo d’oggetto che ne modifichi l’aspetto o la sostanza può essere eseguito “solo con l’autorizzazione” dell’ufficio citato che prima di decidere consulta la Commissione dei beni culturali. Ufficio e commissione – si leggeva in quella sentenza – si orientano seguendo principi riconosciuti su scala nazionale e internazionale, emessi da una decina di organismi, dal 1964 in poi: convenzioni, carte, giurisprudenza, eccetera. Si tratta di “prescrizioni che non assurgono a disposizioni di diritto pubblico, ma fungono comunque da raccomandazioni, ovvero da regole volte a codificare una prassi e a orientare l’apprezzamento dell’autorità”. Spicca, su tutte questa copiosità di regole, l’Inventario federale degli insediamenti svizzeri da proteggere (ISOS), “valido sostegno scientifico per la valutazione delle qualità spaziali e storico architettoniche di un insediamento”.







