Aggregazione-Valmara, si parte senza Bissone

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Una panoramica del comprensorio visto dal Santuario del Castelletto.

(p.z.) Aggregazione dei Comuni della Valmara: il progetto sembrava in sospeso e invece di recente il Municipio di Maroggia ha inviato una lettera agli altri quattro Comuni del comprensorio – Melano, Arogno, Rovio e Bissone – riportando all’attenzione il tema e proponendo loro di chiedere tutti insieme al Cantone la disponibilità ad avviare uno studio. Le reazioni? Melano, Rovio e Arogno si sono detti consenzienti a muovere questo passo importante. Bissone invece si è autoescluso dalla cordata adducendo motivazioni legate al parere negativo che aveva espresso la popolazione del villaggio lacustre in occasione di un sondaggio promosso qualche anno fa. Una riunione fra i sindaci dei quattro Comuni interessati si è tenuta questo mercoledì. I tempi ora potrebbero essere maturi per promuovere lo studio con il Cantone e valutare dunque seriamente lo scenario di una possibile aggregazione. Durante lo scorso quadriennio, i Comuni della Valmara avevano affidato un mandato alla BDO SA di Lugano affinché fosse eseguita una sorta di pre-studio sull’opportunità o meno di addentrarsi in questo progetto. Vale la pena di aggregarsi? Era questa la domanda-chiave alla quale si voleva dare una risposta. Il pre-studio venne realizzato nel 2011 sotto il titolo “Studio di scenari aggregativi Comuni di Arogno, Bissone, Maroggia, Melano e Rovio” e presentato alla popolazione nel 2012. Emergevano degli aspetti interessanti. Si profilava ad esempio l’idea che la regione potesse aggregarsi in un unico Comune pur mantenendo un profilo di realtà a misura d’uomo. D’altra parte, geograficamente la Valmara è situata fra i poli di Lugano e Mendrisio e non sembra intenzionata a voler unire il proprio destino a nessuna delle due città. Se lo studio aveva dato buone premesse, un altro fattore può aver influito sulla scelta di Maroggia di tornare alla carica con l’argomento: la conferma dello “scenario Valmara” nella pubblicazione della seconda edizione del Piano Cantonale Aggregazioni (PCA). In pratica, ora spetta ai 4 municipi decidere se avviare la consultazione che permette di formulare l’istanza formale al Consiglio di Stato per lo studio. Se così sarà, il rapporto finale verrà ancora sottoposto al voto della popolazione. Un iter ancora lungo ma alla fine quello dei Comuni della Valmara potrebbe risultare un “matrimonio” di opportunità e non di necessità. Finanziariamente, nessuno dei Comuni del comprensorio corre il rischio di affondare senza l’aggregazione. Cosa ne pensa a titolo personale il sindaco di Maroggia, Jean-Claude Binaghi? “Personalmente posso dire che c’è una certa volontà di andare avanti in questa direzione ma non voglio esprimermi a nome degli altri sindaci con i quali peraltro ci siamo incontrati” è il commento del sindaco di Maroggia, Jean-Claude Binaghi. La fase è delicata e non sarebbe opportuno fornire altre indicazioni. Quello che invece rimane – nero su bianco – è lo studio strategico del 2011 al quale si potrà comunque far riferimento anche in futuro. Lo sfogliamo e sotto il capitoletto “Prospettive e identità del nuovo Comune”, troviamo un’affermazione che pare importante: “Nell’ambito di un’aggregazione è molto utile riflettere su quello che vorrà e dovrà essere il nuovo Comune. È importante individuarne le potenzialità e le desiderata al fine di sviluppare il futuro comune nella giusta direzione”. Di seguito, lo studio parla di come sia risaputo che si tratti di un territorio a grande vocazione residenziale con possibilità di ulteriore miglioramento dell’attrattiva soprattutto se venisse migliorata la rete di comunicazione con i poli di Lugano e Mendrisio. “D’altra parte – si legge – non bisogna dimenticare che le finanze di un Comune di simili dimensioni necessitano anche di un certo numero di persone giuridiche o aziende. Perciò, nonostante la forte vocazione residenziale, bisognerà sfruttare le zone a disposizione per promuovere l’insediamento di nuove attività economiche a valore aggiunto. Questo permetterebbe in parte di creare nuovi posti di lavoro e in parte garantirebbe al Comune un gettito più diversificato e meno dipendente dalle persone fisiche. Riassumendo, la futura identità del nuovo Comune dovrà essere residenziale senza tuttavia tralasciare il lato professionale”. E sarà estremamente fondamentale mantenere l’identità locale dei vari nuclei, senza dimenticare l’importanza di continuare a promuovere la vocazione turistica del comprensorio. Elementi questi, messi in luce dallo studio targato 2011: potranno risultare fonte di riflessione ma tutto può ancora essere “ribaltato”. Priorità, scelte e obiettivi sono ancora da definire.