
Ha sollevato voci allarmate la notizia apparsa in prima battuta sui domenicali svizzerotedeschi relativa alla possibile chiusura, entro il 2027, del deposito FFS Cargo di Chiasso, con altri impianti a livello nazionale. E in Ticino si è immediatamente fatto fronte comune. Mercoledì pomeriggio a Bellinzona, una rappresentanza del Consiglio di Stato ha incontrato il Comitato contro lo smantellamento di FFS Cargo. La decisione non ha ancora ottenuto conferma ufficiale ma è stata letta come un segnale molto negativo. Il Governo si è detto disponibile a incontrare i vertici delle Ferrovie.
La prospettata chiusura, secondo fonti sindacali, avrebbe notevoli ripercussioni sul piano occupazionale. Le prime stime parlano della perdita di 18 posti di lavoro tra i macchinisti, ai quali si sommerebbero impieghi in altri settori. Dal faccia a faccia si auspica una retromarcia sui previsti tagli in Ticino.
La politica si muove
Il mondo politico ha reagito con rapidità. Tra i primi interventi, quello del municipale chiassese e granconsigliere Stefano Tonini (Lega dei ticinesi) autore di un’interrogazione al Consiglio di Stato. L’ipotesi, riportata dalla stampa nazionale, “rischia di colpire duramente il Mendrisiotto, già confrontato con problematiche sociali ed economiche” annota il deputato sottolineando che FFS Cargo ha un valore strategico, non solo occupazionale, per il nostro Cantone, ma anche logistico e territoriale “essendo Chiasso storicamente una porta d’ingresso del traffico ferroviario merci internazionale”.
Al Governo si chiede una valutazione sulle conseguenze economiche e sociali di una simile decisione per il Mendrisiotto e per l’intero Cantone e di attivarsi presso le Ferrovie federali per verificare l’esistenza di alternative che permettano di salvaguardare i posti di lavoro. “In caso di chiusura definitiva – conclude Stefano Tonini – quali misure di accompagnamento il Consiglio di Stato pensa possano essere adottate a tutela delle persone coinvolte?”.
È rivolta all’Esecutivo cantonale anche l’interpellanza firmata da Matteo Pronzini e Giuseppe Sergi (MPS) che rammenta la mobilitazione avviata nelle scorse settimane dal Comitato contro lo smantellamento di FFS Cargo in Ticino per opporsi alla chiusura dei terminal di Cadenazzo e Lugano Vedeggio. La convinzione che quelle misure fossero “un primo passo verso processi di smantellamento ancora più ampi” si è concretizzata, rilevano i parlamentari.
Alla notizia riportata dai media d’oltre San Gottardo – continuano gli interpellanti – “si deve aggiungere il fatto che le procedure avviate da FFS Cargo per discutere con i lavoratori coinvolti nel processo di ristrutturazione annunciato non sembrano rispettare quella disponibilità che le FFS avevano pubblicamente proclamato, nella ricerca di soluzioni non traumatiche per i lavoratori e le loro famiglie”.
Il Consiglio di Stato era al corrente delle intenzioni delle FFS di chiudere anche il deposito di Chiasso? I deputati del Movimento per il Socialismo invitano il Governo ticinese ad avviare una discussione di fondo con le FFS, al di là dei rituali incontri, sulla loro presenza in Ticino e sulla qualità e la quantità della loro offerta e auspicano che il tema sia oggetto di un rapporto al Gran Consiglio.
In piazza il 6 ottobre
Allo scopo di approfondire la tematica il Comitato No allo smantellamento di FFS Cargo in Ticino si è riunito ieri sera in assemblea nella capitale. Per il prossimo lunedì 6 ottobre è già stata annunciata l’organizzazione di una manifestazione pubblica a Bellinzona, con inizio alle 18, davanti al Gran Consiglio. Il Comitato invita il personale di FFS Cargo, la popolazione e le autorità comunali e cantonali a partecipare.







