
Una trentina tra le più pregevoli tele del Seicento e del Settecento appartenenti alla collezione del Museo d’arte di Mendrisio saranno al centro della mostra Dai Torriani ai Bagutti che si aprirà il prossimo 8 agosto.
L’esposizione si configura quale discorso ininterrotto attorno ad alcuni maestri che, con le loro botteghe, hanno scandito la storia della regione lombarda subalpina. Artisti che si sono formati nei maggiori centri dell’Italia settentrionale e hanno in gran parte operato al di fuori dei confini locali.
La rassegna viene aperta da una serie di dipinti riconducibili alle figure mendrisiensi di Francesco Torriani e di suo figlio Innocenzo, ambito nel quale rientrano anche le due tele con le sante Lucia e Apollonia e lo stendardo della chiesa di Monte attribuiti al Maestro della Natività di Mendrisio. Il Settecento è dominato da Giuseppe Antonio Petrini di Carona, di cui il Museo d’arte ha di recente acquisito un’importante sanguigna. Grazie alla sua fiorente bottega e all’ampia diffusione della sua maniera attraverso seguaci come Giuseppe Antonio Torricelli, numerosissime sono le tracce petrinesche presenti nel Cantone. Nella seconda metà del secolo è Giovan Battista Bagutti con la sua bottega, tra barocchetto e neoclassicismo, a segnare profondamente l’arte nel distretto.
Diverse anche le opere di artisti “ticinesi” che operano ad ampio raggio: da Carlo Innocenzo Carloni, originario della Val d’Intelvi, attivo soprattutto nell’Europa orientale, ai Rabaglio, architetti e stuccatori di Gandria poi al servizio della corte spagnola, dal locarnese Giuseppe Antonio Orelli, attivo nell’Italia settentrionale, a Giovan Battista Innocenzo Colomba di Arogno, che si muove in Europa, tra Germania e Inghilterra, a Carlo Luca e Domenico Pozzi della Valle di Muggio, attivi in Italia e oltre San Gottardo.
La seconda mostra che si potrà visitare tra l’8 agosto e il 16 settembre prossimi è un Omaggio a Massimo Cavalli protagonista, da poco scomparso, dell’arte in Ticino del secondo Novecento. Formatosi a Brera nei primi anni Cinquanta, Cavalli rimane per lungo tempo legato a Milano e al suo ambiente artistico. Stabilitosi in Ticino, dalla fine degli anni Sessanta la sua opera è stata accolta come una delle più importanti e coerenti sul territorio. I riconoscimenti hanno superato i confini locali e ampie rassegne gli sono state dedicate sia in Italia, sia nella Svizzera tedesca e francese.
Dopo gli esordi ancora vincolati al figurativo, Cavalli si indirizza verso un’espressione lirico-astratta, incentrata sul dialogo tra ragione e istinto, tra struttura e sensibilità percettiva che lo sospinge in un processo di continuo cambiamento. Fondamentale, in questo senso, è l’influenza dell’arte moderna francesce, a partire dalla lezione di Paul Cézanne attraverso la pittura della seconda Ecole de Paris fino alle spatolate nere di Pierre Soulages. Basandosi proprio sulle composizioni con fondo nero – colore che con il tempo assume per l’artista una sempre maggiore importanza – il Museo d’arte di Mendrisio ha creato uno spazio costituito da un insieme compatto di dipinti: undici olii, eseguiti tra il 1988 e il 1999, con trame complesse di segni e lame di luce che affiorano da una materia prosciugata, tele nelle quali il senso di verticalità è dominante.
Ampio spazio è dedicato anche alla grafica: un lavoro nel quale Massimo Cavalli ha raggiunto esiti molto intensi. Esso costituisce il laboratorio per l’opera dipinta.
Entrambe le mostre si potranno visitare dall’8 agosto al 16 settembre prossimi, dal mercoledì alla domenica, tra le 14 e le 18 (lunedì e martedì chiuso; festivi aperto). L’entrata è gratuita. Informazioni sulla pagina www.mendrisio.ch/museo.