
di Renato Simoni
La famiglia Giorgio Carri ha offerto all’Archivio storico della città di Mendrisio gran parte della sua documentazione riguardante la Carristar, l’ultima fabbrica di camicie di Arzo, tra cui tre preziosi registri dei dipendenti e una decina di fotografie. Essa si aggiunge a quelle di altre imprese di Mendrisio consegnate in questi ultimi mesi. Queste fonti permettono di avvicinare e in certi casi di approfondire la storia del tessuto economico e sociale del borgo.
L’intraprendente Domenico Carri
Il capostipite, protagonista di questo capitolo di storia aziendale e famigliare, fu il nonno del donatore Domenico Carri fu Giuseppe (1880-1972), un uomo assai intraprendente. Destinato come molti altri compaesani all’emigrazione a Barre (Vermont), decise di rimanere nella sua terra d’origine. Qui promosse diverse attività economiche e sociali: oltre quella agricola in famiglia, una piccola centrale elettrica con Edoardo Bustelli passata poi al comune di Arzo nel 1928, un’oreficeria-orologeria in Corso Bello a Mendrisio e una a Stabio, una fabbrica di gazose nella parte alta del paese (1939-1971) con una prima costruzione sulla quale si innesterà la fabbrica di camicie Carri. Un edificio di m. 60 x 10 con un volume di circa 5000 m3, cresciuto progressivamente tra il 1939 e il 1955, ne rimase il testimone più visibile.
La camiceria, sorta all’insegna della Fratelli Carri Lino e Silvio, divenne la Carristar S.A. nel 1960.
Arzo contava nel dopoguerra una dozzina di aziende. Un particolare impulso allo sviluppo di questo ramo dell’abbigliamento in paese giunse da una succursale della Pietro Realini di Stabio a cui subentrò Arnoldo Rossi; tra le più grandi negli anni ‘60 vi furono la Beltex (con centinaia di operaie nel 1961) e la Carri (una settantina di lavoratrici nei momenti migliori). Nello stesso ramo si mossero anche piccoli laboratori, talvolta di ex dipendenti di fabbrica messisi in proprio: Aldo Lombardi, Pagani e Co, Rina Bernasconi, la Aspesi. Negli anni del boom esse occupavano complessivamente circa 900 lavoratrici, in gran parte provenienti dalla vicina Italia, in un villaggio che contava nel 1960 circa 600 residenti.
Il servizio completo nell’edizione de l’Informatore del 29 maggio 2026.







