Somaini e l’angioletto del Vela

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Dal 13 gennaio al 5 febbraio la Triennale di Milano ospiterà una mostra che ripercorre un’importante stagione creativa dell’opera del grande scultore lombardo Francesco Somaini, nato nel 1926 a Lomazzo e scomparso nel 2005.

Luisa Somaini, professoressa di Storia dell’arte contemporanea all’Accademia di Brera a Milano e figlia dello scultore ci racconta come la passione del padre Francesco per l’arte iniziò proprio nel Mendrisiotto: “Il papà trascorreva l’estate nella casa dei nonni a Uggiate; quando aveva 8 anni i genitori lo portarono in gita a Ligornetto, per visitare la gipsoteca Vincenzo Vela. Per mio padre fu un’esperienza fondamentale. Rimase ammirato dalla scultura di un angioletto realizzata dal Vela fanciullo e si sentì in grado di fare altrettanto. Rientrato a casa incominciò a scolpire con fermezza e determinazione; a quel punto il nonno decise di fargli prendere lezioni di scultura.”
Anni dopo Somaini si rifugiò in Ticino per sfuggire alla chiamata alle armi della Repubblica di Salò e venne confinato nel campo di raccolta di Bellinzona dove scrisse poesie e drammi.
In seguito riuscì a raggiungere Basilea e ad iscriversi come uditore alla Facoltà di Lettere dove entrò in contatto con l’avanguardia surrealista.
Per pubblicare la sua prima importante monografia nel 1960, in occasione della sala personale alla Biennale di Venezia, scelse le Éditions du Griffon di Neuchatel, diretta da Marcel Joray. Nello stesso anno la sua opera in ferro “Grande ferito” venne collocata nel Palazzo dei Congressi di Bienne.
Più tardi realizzò i mosaici e le vetrate della Chiesa di Santa Maria dei Pioppi del Monastero delle Suore Agostiniane di Poschiavo.

La mostra di Milano
La mostra di Milano intitolata “Francesco Somaini. Uno scultore per la Città. New York 1967-1976” organizzata in collaborazione tra l’Archivio Francesco Somaini e la Triennale presenta 16 sculture, 15 disegni e 14 fotomontaggi che consentono di analizzare il tema del rapporto tra arte e architettura in relazione alla metropoli moderna.
Il rapporto di Somaini con la metropoli nordamericana iniziò nel 1960 con la personale organizzata all’Istituto italiano di cultura. Le sue riflessioni trovarono ispirazione nello skyline di New York, metropoli assunta a simbolo mondiale della modernità, che studiò e fotografò durante una serie di viaggi di lavoro negli Stati Uniti. In quegli anni ebbe modo di incontrare e stringere amicizia con importanti critici e famosi collezionisti come l’architetto Philip Johnson, la famiglia Rockefeller, Lydia Winston Malbin, Alan e Janet Wurzburger e molti altri.
L’attività statunitense di Francesco Somaini proseguì nel 1970 con il progetto delle sculture a grande scala messe in opera nelle città di Baltimora, Atlanta e Rochester.
I suoi progetti su New York vennero raccolti nel volume Urgenza nella città, curato dallo stesso scultore e da Enrico Crispolti (Mazzotta, 1972), e si svilupparono a livello plastico con la serie di grande forza immaginativa delle Carnificazioni di un’architettura della metà degli anni Settanta, come Sfinge di Manhattan del 1974 e Colosso di New York del 1976. Sculture da intendersi anche come modelli di edifici enigmatici, frutto di una originale ideazione formale che affonda le sue radici nell’antichità.
A giudizio del grande storico dell’arte Giulio Carlo Argan, “Somaini ha studiato coscienziosamente il problema, che coinvolgeva la sua responsabilità d’artista; ed è giunto alla conclusione che l’istituto storico e sociale della città non è scaduto. La città conserva una dimensione storica; l’intervento e l’impegno degli artisti nella ricerca di una soluzione non sono soltanto possibili, ma necessari e urgenti”.
In occasione della mostra alla Triennale di Milano l’editore Skira ha curato un importante catalogo con testi di Francesco Somaini, Enrico Crispolti, Fulvio Irace, Giulio Carlo Argan e interventi di Beatrice Borromeo, Fabio G. Porta Trezzi e Luisa Somaini.
Un mostra importante per un grande artista che, ancora bambino, mosse i sui primi passi ispirato da una gita nel Mendrisiotto.
                                                                                                                                          Giorgio Iacuzzo