Museo di Stabio, 35 anni di storia

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1981

Oltre 17mila oggetti nella collezione, 150 mila visitatori, innumerevoli mostre, giochi, spettacoli, conferenze. Di tutto questo, dell’impegno e della competenza di chi lo ha diretto – dapprima Sergio Pescia e poi Marta Solinas – e dell’attaccamento del pubblico, ha vissuto il Museo della civiltà contadina di Stabio in questi 35 anni di vita.

Come è iniziata la storia del Museo della civiltà contadina di Stabio? Era il 1976 e la Commissione speciale Fondazione Albisetti  era stata incaricata di collocare alcuni bronzi dello scultore stabiese Natale Albisetti (1863-1923) e di sistemare dei lasciti. L’anno seguente, la stessa commissione era divenuta Commissione Albisetti e Biblioteca e affrontava il progetto per ristrutturare il vecchio palazzo scolastico: si pensava ad una sala dedicata all’Albisetti, una per esporre reperti archeologici, una biblioteca pubblica e altre sale per un museo rurale. L’anno dopo viene incaricato Gino Macconi e con lui la Commissione si occupa di definire le caratteristiche del museo rurale per il recupero e la salvaguardia delle espressioni della civiltà contadina della regione. Da quel momento, con la nuova Commissione culturale che denomina l’istituzione Museo della civiltà contadina del Mendrisiotto, prende forma la sua attività ufficializzata dal Municipio di Stabio con la conferenza stampa del 28 ottobre 1978. Oltre al materiale già in dotazione al museo, ne arriva massicciamente dell’altro donato dalla popolazione del Mendrisiotto. Bisognava catalogare, restaurare gli oggetti ma soprattutto lo spirito del gruppo che se ne occupava era quello di far sentire alla popolazione quella che poteva essere stata la vita contadina di un tempo. Non morta esposizione di oggetti ma un canale di ricerca per ritrovare l’identità culturale autentica della gente di allora. Gino Macconi è dunque stato il “motore” della nascita del museo che fu aperto l’11 aprile del 1981. Apprezzamenti furono da subito evidenti. Lo stesso Macconi chiamò a collaborare Sergio Pescia che è stato per molti anni l’“anima” del museo fino alla staffetta con Marta Solinas che gli era già affiancata da anni nell’ingente lavoro che il museo richiedeva. Marta Solinas che è tuttora responsabile e curatrice del museo. Con loro, il museo è riuscito e riesce a trasmettere in maniera vivace i valori del passato senza puntare sulla nostalgia per un mondo che di certo non era idilliaco.