Piazza del Ponte, nuovo confronto

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(red.) Ci vogliono circa 1600 firme per la riuscita del referendum contro le scelte del Legislativo di Mendrisio riguardo a Piazza del Ponte, cui da domenica scorsa si sta dedicando un comitato apartitico.

 

L’obiettivo è di portare i cittadini alle urne per bocciare la variante di PR approvata e riaprire quindi il confronto sul destino della piazza che il comitato vuole libera, priva dell’edificio ex Jelmoli. Confronto che si è acceso ormai una decina d’anni fa, quando furono raccolte più di 3 mila firme per liberare la piazza dall’edificio in questione. Desiderio che rischia di rimanere tale per diverso tempo ancora. Il messaggio per la demolizione del palazzo, approvato il 18 marzo, è fermo sul tavolo del Municipio a causa delle elezioni, con l’intenzione di inoltrarlo al Consiglio comunale una volta avviato il nuovo quadriennio e di discuterlo nel plenum a fine estate.  Ma i tempi, adesso, s’incrociano con il referendum ed è difficile pensare che l’iter politico e tecnico della demolizione vada avanti in modo indipendente, prescindendo, cioè dalla sorte riservata alla variante.
Il comitato del Circolo di cultura, a maggioranza, sostiene il referendum.

Piazza del Ponte: è iniziata a Mendrisio la raccolta di firme per sostenere il referendum contro la variante di Piano regolatore approvata dal Consiglio comunale il 21 marzo. Lo lancia un comitato che si definisce apartitico di cui fanno parte Americo Albisetti, Giampaolo Baragiola, Antonia Bremer, Paolo Brenni, Tiziano Fontana, Anastasia Gilardi, Luca Maghetti, Nadir Sutter, Josef Weiss. Il Consiglio comunale aveva accettato l’impostazione del Municipio: la variante “dà la possibilità di lasciare inedificato il sedime su cui sorge l’edificio ex Jelmoli a tempo indeterminato, così come l’opportunità di edificare in futuro”. Quello votato due settimane fa con una buona maggioranza (35 sì, 4 no e 13 astensioni) è definito “un concetto pianificatorio vecchio e incurante di una moderna tutela e salvaguardia storica, culturale e paesaggistica”. Il comitato si manifesta con lo slogan  “Una finta Piazza del Ponte, no grazie” e ritiene, in particolare, che la possibilità, data dalla variante adottata dal Legislativo, di erigere in testa alla piazza, al posto del Jelmoli, un edificio con 26 m di quota massima, sia “una spada di Damocle” su un centro “protetto a livello cantonale e segnalato nell’inventario federale degli insediamenti svizzeri da proteggere d’importanza nazionale (ISOS)”.
Il referendum richiama la petizione con cui nel 2007 3’300 persone avevano sottoscritto l’iniziativa “Per una Piazza degna di questo nome”, in cui si chiedeva al Comune di acquistare e demolire l’immobile ex Jelmoli per destinare il relativo sedime alla creazione di uno spazio di incontro e di aggregazione capace nel contempo di valorizzare i beni culturali circostanti.

a piazza vuota sarebbe una vera novità: non lo è stata mai finora.  Il vuoto che comparirà dopo il lavoro delle ruspe sul prezioso fondo comunale coinciderà con il desiderio di moltissimi cittadini; ma non con le origini della piazza che anche in questo punto è sempre stata edificata. Cominciamo con… il futuro, o meglio il futuribile. L’idea urbanistica dello Studio Sergison-Bates arkitekten di Londra – qui sopra –  era risultata vincente nella “progettazione-test” lanciata dal Municipio nel 2009-2010. Questo il commento espresso, allora, dal Municipio: “Abbiamo apprezzato in particolare la piazza di dimensioni generose, il nuovo edificio su Piazza del Ponte dal forte carattere pubblico e la sensibilità con la quale i nuovi elementi sono stati integrati nelle preesistenze. Non da ultimo, la proposta permette di realizzare gli interventi a tappe ben definite, con la possibilità di far capo in una prima fase unicamente al fondo ex-Jelmoli”. A destra il concetto elaborato dal comitato che oggi lancia il referendum (arch. E. Radaelli, scenografo N. Castoldi). Fu presentato al Municipio l’8 maggio 2015; qualche anno prima, nel 2007, oltre 3 mila persone chiesero al Comune di acquistare e quindi demolire l’edificio Jelmoli. Il comitato si batte “per una vera piazza del Ponte libera da edifici invasivi e incongruenti”.
La piazza, anche nella sua ubicazione iniziale a qualche metro da quella odierna, non è mai stata priva di costruzioni, come si vede nell’immagine in basso a sinistra, soprattutto nella porzione oggi dibattuta, quella che coincide con il palazzo da abbattere: il tram proveniente da Capolago, dopo aver percorso via Stella e via San Damiano imbocca la peraltro minuscola Piazza del Ponte “originale” e sulla sinistra appaiono i caseggiati che qualche anno più tardi saranno demoliti per far posto all’ex Jelmoli. Via Lavizzari non c’è ancora, il Morée non è ancora incanalato. Il tram fu sostituito dai bus tra il 1948 e il 1951.
Anche nel dettaglio della “mappa Prada” del 1884 (al centro, elab. Baragiola) sono ben visibili i caseggiati che sorgevano prima dell’insediamento dell’edificio Jelmoli, gli stessi che compaiono nella cartolina. Nell’immagine in bianco e nero, sulla sinistra, si intravede la piazza originale, dove si incrociavano le tre strette strade, quelle che collegavano Mendrisio con Chiasso, con la Valle di Muggio e con Capolago e Riva San Vitale. Quando fu costruita Via Lavizzari, e incanalato il torrente Morée, la Piazza del Ponte “originale” sparì. Nessun caseggiato con i tetti in coppi rimase in piedi: al  posto di questo gruppo di abitazioni e commerci sorsero edifici moderni, come il Jelmoli. A destra la versione 2016 della piazza. L’unico edificio rimasto intatto nei secoli, e restaurato, in quel luogo, lo si intravede sulla destra, all’imbocco di Via S. Damiano, ed è riconoscibile anche nella piccola foto della demolizione del 1957, come pure in quelle relative al concetto Sergison – Bates e al progetto del Comitato.