Il progetto USI per il nuovo Turconi

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• (red.)  La Società ticinese per l’arte e la natura, STAN, ha scritto direttamente a due consiglieri federali, Alain Berset e Johann Schneider Amman, per coinvolgere la Confederazione nell’esame del progetto di copertura della corte interna del vecchio ospedale di Mendrisio, nei confronti del quale la sezione ticinese dell’Heimatschutz ha già fatto sapere, nei mesi scorsi, di essere assolutamente contraria; tanto da chiedere al DT, lo scorso anno,  di esprimere un preavviso negativo.

 

La domanda di costruzione, presentata dall’USI, è attualmente all’esame del Cantone, per il preavviso, e della Città per il rilascio della licenza. Il progetto, firmato da Michele Arnaboldi,  prevede, secondo la STAN, “oltre alla copertura di una corte rimasta sempre aperta, la distruzione parziale della travatura per posare la nuova struttura, la sostituzione dei serramenti, oggi esistenti, che chiudono le arcate dei corridoi al piano terreno e al primo piano e che si affacciano sulla corte”. Berset, nel cui dipartimento viene gestito l’Inventario federale degli insediamenti svizzeri da proteggere, ISOS, e Schneider Ammann, cui spetta la competenza in materia di aiuti finanziari alle università, sono stati interpellati poiché la STAN è convinta che il progetto violi precise legislazioni federali. Prima di tutto l’ISOS, nell’elencare i beni di Mendrisio che devono essere tutelati, menziona, in Via Turconi, proprio l’ospizio costruito nella seconda metà dell’Ottocento da Luigi Fontana, insieme a Villa Argentina, all’edificio che ospita la casa degli anziani Torriani, ai relativi parchi e ai muri di recinzione di alcune ville d’inizio Novecento.

Tali costruzioni sono classificate nella categoria A dell’inventario, per la quale l’ISOS prevede il divieto di demolizione e di nuove edificazioni e norme rigorose per i rifacimenti; viene insomma imposta la “preservazione integrale della sostanza”. La copertura della corte – scrive la STAN –  farebbe perdere la testimonianza della tipologia originale a corte aperta di un edificio che figura peraltro quale “bene culturale d’importanza cantonale” tutelato dalla Legge sulla protezione dei beni culturali del 1997. La “regia” federale su questo edificio è poi sottolineata ulteriormente dal fatto che l’Accademia fa parte del circuito universitario nell’ambito dell’USI e beneficia pertanto dei finanziamenti federali. Sia dunque anche Berna, dice la STAN,  a far sentire la propria voce nell’esame di un progetto che non tutela ciò che dovrebbe essere tutelato.
La necessità di trovare nuovi spazi da parte dell’Accademia non trova unita la città. I Verdi censurano la costruzione, peraltro già avviata, del Teatro dell’architettura a ridosso del Turconi, facendo valere le medesime ragioni addotte dalla STAN: il Turconi è un bene protetto dall’ISOS; il Comitato per la salvaguardia del Parco di Villa Argentina, dal canto suo, si oppone alla concessione di una parte del parco all’Accademia per ampliare il campus.