I dipinti restaurati del Battistero

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“I restauri svolti negli anni Cinquanta del secolo scorso sulle pitture medievali e tardomedievali dell’abside presentavano delle criticità; ma anche il tetto ottagonale e i serramenti avevano bisogno di riparazioni importanti, compreso il portone, datato nel 1600, così da conferire sicurezza a quello che rimane il più antico edificio del primo cristianesimo interamente conservato in Svizzera”.
Così Lara Calderari, collaboratrice scientifica dell’Ufficio beni culturali (UBC) riassume i lavori portati a termine nel Battistero di Riva San Vitale. “Ci siamo concentrati sul visibile. Non si può restituire lo splendore iniziale ai dipinti, perché i secoli sono passati ma abbiamo potuto lavorare sui dettagli; con buoni risultati dal punto di vista storico ed estetico”.

La preziosità del Battistero, liberato nel Novecento da fabbricati costruiti tutt’intorno nel passato, è nota al vasto pubblico grazie ai saggi e alle ricerche pubblicate fin qui. Si sa che erano gli adulti, nel primo cristianesimo, e non i bambini, a essere immersi nel fonte battesimale, dopo aver deciso di lasciare i riti pagani.
I restauri conservativi, prima di questa campagna, che proseguirà anche in futuro, si erano fermati intorno agli anni Cinquanta del secolo scorso. Da allora, piano piano, è venuto alla luce il palinsesto temporale del monumento, e in particolare dell’abside, con le relative sovrapposizioni. I risultati dei restauri di quegli anni, per quanto riguarda le pitture, osservati con gli occhi di oggi, non sono brillanti: estesi distacchi dell’intonaco, abrasione del colore, presenza di sali, estensione delle ridipinture. E neppure si riesce a stabilire una relazione con chi lavorò sui ponteggi a quell’epoca.
La SUPSI, attraverso il Dipartimento ambiente costruzioni e design, che dal febbraio 2021 avrà la nuova sede a Mendrisio, ha svolto un lavoro delicato e complesso, cercando di ritrovare la natura dei dipinti là dove sono ancora presenti; i restauratori non hanno aggiunto colori, li hanno soltanto rimessi in luce; non dappertutto, purtroppo, perché vaste superfici non ci sono più. “Abbiamo operato in modo selettivo, differenziato, perché le zone d’intervento non sono tutte uguali; con il laser è stato rimosso il velo bianco che ricopriva i dipinti, senza comprometterli; la diagnostica ha accompagnato ogni fase del restauro”, spiega Giacinta Jean, precisando che questo è stato il primo cantiere, se si vuole di tipo preparatorio, alle riflessioni già in corso per il futuro. Quello che i visitatori del monumento vedono oggi è il risultato del lavoro didattico di master della SUPSI, durato alcuni mesi. È fondato su una tesi di bachelor di Nicole Celoria e Martino Manzoni che hanno messo in vista i valori e i problemi dei dipinti, tra i quali ce n’è uno che ricorda il Beato Manfredo, vissuto tra il XII e il XIII secolo. Il Comune anche stavolta non ha mancato l’appuntamento con la salvaguardia dei suoi edifici storici. Il costo complessivo dei lavori è stato di 120 mila franchi, una cifra contenuta rispetto al grosso lavoro svolto dagli studenti; il Municipio ha contribuito con 30 mila franchi, altrettanti li ha dati la parrocchia, proprietaria del Battistero, rappresentata dal presidente del Consiglio Pio Crivelli; il rimanente è stato coperto dal Cantone e dalla Confederazione, in virtù dei vincoli di protezione.