
La prima cosa è la prevenzione dei rifiuti. Certo, contano anche la raccolta separata, come pure la messa in atto dell’economia circolare per offrire ai prodotti una seconda o una terza vita attraverso le azioni delle quattro “r” da compiersi in sequenza: ridurre, riutilizzare, riparare e recuperare. Ma quel che ancora non si compie a sufficienza riguarda l’intervento a monte, ossia attenuare la generazione di rifiuti e, altrimenti, riutilizzarli.
Sono questi i principali intenti evidenziati lunedì alla conferenza stampa tenutasi nella sala del Consiglio comunale di Stabio dai principali attori del progetto denominato RIDUCITI, che si propone di diminuire la produzione di rifiuti urbani, promuovere stili di vita sostenibili e favorire il riuso. Si tratta di un progetto di cooperazione transfrontaliera tra Italia e Svizzera coordinato dalla Provincia di Varese e da Caritas Ticino, finanziato nell’ambito del Programma Interreg Italia-Svizzera. Un esempio virtuoso con cui le due realtà intendono “rafforzare il dialogo tra i territori e mettere al centro una sfida che non conosce confini: quella della prevenzione dei rifiuti e della transizione verso modelli di consumo e produzione più sostenibili”. A promuovere e condurre il progetto in prima linea sono Caritas Ticino, la Supsi di Mendrisio, la Provincia di Varese, Ars Ambiente e l’Ong italiana Cast.
Lo scopo dell’iniziativa è infatti andare oltre la sola gestione dei rifiuti, intervenendo a monte della sua produzione e promuovendo una maggiore consapevolezza sulle possibilità di ridurre, riutilizzare, riparare e recuperare beni e materiali. In questa prospettiva, il territorio transfrontaliero rappresenterà un laboratorio particolarmente significativo, nel quale amministrazioni pubbliche, enti, organizzazioni e cittadini si confronteranno, sviluppando soluzioni condivise e un territorio più attento all’uso delle risorse.
Marco Fantoni, vice direttore di Caritas Ticino, organizzazione attiva non solo nella lotta alla povertà ma pure (da 40 anni) nell’ambito dell’economia circolare, ha evidenziato la necessità di coltivare una cultura improntata sulla salvaguardia dell’ambiente. L’organizzazione raccoglie nel proprio Centro di riciclaggio di Giubiasco 3 mila tonnellate all’anno di rifiuti tecnologici, dai Pc alle lavastoviglie. Non meno significativa è la filiera del tessile con la raccolta di oltre 500 tonnellate all’anno di indumenti. E proprio gli indumenti – ha illustrato Carlo Gambato, del Dipartimento ambiente costruzioni e design della Supsi di Mendrisio, partner del progetto – saranno al centro di un concreto esempio di riutilizzo delle risorse: il 30% dei tessili raccolti da Caritas non è rivendibile e pertanto sarà impiegato nella realizzazione di pannelli per l’isolamento acustico e termico negli edifici. La Supsi ne farà un caso di studio, analizzando il quadro normativo di questo reimpiego, per altro già sperimentato con successo in Svizzera, fino alla certificazione dei pannelli.
I partner della provincia di Varese, Caritas e Supsi si faranno inoltre promotori di incontri di divulgazione, prevenzione e informazione sulle buone pratiche in tema di rifiuti attraverso dei seminari denominati “Academy” sia a Varese sia in Ticino sia online, rivolte a enti, cittadini e a 20 scuole nel Varesotto e in 6 del Cantone, da ottobre a dicembre (ulteriori informazioni e iscrizioni all’indirizzo cati-interreg@caritas-ticino.ch).
Il progetto RIDUCIMI, già avviato a gennaio con una ricerca comparata sugli stili di vita e le abitudini dei cittadini sfociata in un sondaggio (cfr. articolo sotto) avrà una durata di 30 mesi, fino al 30 giugno 2028 e si svilupperà attraverso una fitta campagna di comunicazione sui due territori. I partner coinvolti hanno investito complessivamente oltre 1 milione di franchi nel progetto, che si propone fra i numerosi obiettivi quello di infondere negli enti, come pure nei cittadini, una maggiore consapevolezza e spirito critico in tema di rifiuti e cura dell’ambiente.







