
La strategia cantonale per contenere il coleottero giapponese in Ticino – coordinata dal Servizio fitosanitario – è stata implementata con successo e il monitoraggio intensivo dei Comuni con l’ausilio di trappole a ferormoni si è concluso in maniera soddisfacente. Ad annunciarlo è la Sezione dell’agricoltura del DFE (Dipartimento finanze ed economia). Rispetto al 2025, la presenza di adulti di Popillia japonica (Pj) è stata superiore in tutta la zona infestata, ma non sono stati segnalati danni significativi alla produzione agricola. Di certo non è finita. Durante l’inverno verrà definita la nuova zona infestata e saranno individuate le strategie di monitoraggio e le misure di lotta per il 2027.
Catturati 28 milioni di insetti adulti
Diciamolo subito: il monitoraggio intensivo attuato dai Comuni della zona impestata, ha permesso di catturare circa 28 milioni di insetti adulti nel corso della stagione. Sul territorio cantonale – lo ricordiamo – sono state installate 3’400 trappole a feromone per monitorare in maniera intensiva quel che avveniva nei 71 Comuni della zona colpita. Trappole che sono state fornite ai Comuni con un prezzo agevolato grazie al sostegno della Sezione dell’Agricoltura. I Comuni hanno acquistato i dispositivi e ne hanno poi garantito la gestione e lo svuotamento periodico. Queste catture permettono oggi un’analisi più dettagliata e la definizione delle zone a maggiore infestazione dove la lotta va ottimizzata. La strategia cantonale era stata introdotta a febbraio del 2026 per permettere una convivenza sostenibile con il coleottero, tutelare il territorio e supportare i settori più esposti. È stata il risultato di una stretta collaborazione fra istituzioni, settore agricolo e popolazione.
Mendrisiotto sotto pressione
Nell’elenco 2026, dei 71 Comuni interamente infestati, il Mendrisiotto e Basso Ceresio sono i più afflitti con Arogno, Balerna, Bissone, Breggia, Brusino Arsizio, Castel San Pietro, Chiasso, Coldrerio, Melide, Mendrisio, Morbio Inferiore, Morcote e Vico Morcote, Novazzano, Riva San Vitale, Stabio, Vacallo e Val Mara. Nel 2026 – annota il Cantone – la presenza di Popillia è stata superiore rispetto al 2025 in tutte le zone monitorate. Nelle aree dove l’insetto è presente da più tempo, l’aumento è stato contenuto, invece nei territori colonizzati di recente, si è visto un aumento più marcato. In effetti, l’affamato coleottero ha consolidato la sua presenza nel Locarnese e sul Piano di Magadino dove trova prati umidi adatti a deporre le uova e colture sensibili per cibarsi.
Si sa che il coleottero giapponese è originario dell’Asia, negli Stati Uniti è presente dal 1916 e nell’arcipelago delle Azzorre dal 1970. In Italia è comparso nel 2014 e nel Canton Ticino – come detto – nel 2017. Nel suo comunicato, il DFE è esplicito: “la sua eradicazione non è possibile”. La scommessa si chiama dunque “contenimento”.
Quale sarà la zona rossa del 2027?
Alla luce dei risultati dei monitoraggi, il Cantone prevede un ampliamento della zona infestata verso nord, i cui confini verranno stabiliti. Quale effetto hanno il clima canicolare e la siccità sul grado di infestazione? Lo diranno i monitoraggi che vengono eseguiti in autunno e sarà importante capire quale sarà il livello delle catture nel 2027.
La ricerca
Per fronteggiare questo problema che sta assumendo una dimensione nazionale, l’Ufficio federale dell’agricoltura ha finanziato diversi progetti di ricerca.
In queste attività sono coinvolti diversi istituti di ricerca ai quali il Servizio fitosanitario cantonale garantisce un valido supporto, mettendo a disposizione la propria esperienza in questo campo.







