
È uno squilibrio crescente quello messo in luce dai dati pubblicati da USTAT (Ufficio di statistica) tra chi esce dal mondo del lavoro, raggiunta l’età pensionabile, e chi invece vi fa il suo ingresso.
Secondo USTAT, la transizione demografica e l’invecchiamento della popolazione sollevano interrogativi sul futuro del mercato del lavoro. Alcuni comparti economici, inoltre, appaiono esposti più di altri ai rischi legati al ricambio generazionale. Quelli connessi al secondario, dove le difficoltà di reclutamento sono maggiormente pronunciate, evidenziano uno sbilanciamento più marcato.
La fotografia che emerge dall’analisi basata sui dati della Rilevazione della struttura dei salari relativi al periodo 2012-2022 offre spunti per una riflessione sulle sfide che il mercato del lavoro ticinese sarà chiamato ad affrontare negli anni a venire, con l’arrivo dei baby boomer all’età della pensione. In Ticino, il Cantone più anziano in Svizzera, nei prossimi dieci anni – osserva l’Ufficio di statistica – la coorte demografica più numerosa raggiungerà l’età della pensione. In una società che invecchia, l’aumento della popolazione anziana non è compensato in maniera proporzionata dall’ingresso di nuove generazioni.
In questo contesto, quale sarà la situazione a Mendrisio? Se lo chiedono i rappresentanti del gruppo Lega dei ticinesi e Indipendenti. Nei prossimi dieci anni, si evidenzia nell’interrogazione indirizzata al Municipio (Simona Rossini prima firmataria), il rapporto tra chi è entrato nel mondo del lavoro e chi ne è uscito sarà ancora peggiore. Al di là del settore secondario, le preoccupazioni riguardano il comparto sanitario, quello dell’assistenza sociale e quello che concerne le professioni nel campo informatico.
Finora il Ticino “ha potuto contare sulla manodopera frontaliera per attenuare la pressione demografica, ma il nuovo accordo fiscale sull’imposizione dei frontalieri potrebbe ridurre l’attrattività del lavoro transfrontaliero” annotano i consiglieri comunali leghisti che chiedono quali sono le proiezioni “per il nostro tessuto economico/lavorativo” e come intende muoversi la Città allo scopo di promuovere tra i giovani le attività lavorative per le quali si prospetta una carenza di personale. La riflessione riguarda le possibilità che potrebbero aprirsi per i domiciliati: “questa situazione potrebbe rivelarsi un’opportunità per occupare più residenti nelle nostre aziende?”.
L’interrogazione sollecita l’Esecutivo, anche tramite l’Ufficio dello sviluppo economico, a promuovere le assunzioni di personale residente “con salari dignitosi, al posto di preferire percentuali ridotte o smart working per attrarre sempre e solo frontalieri”.
L’invito rivolto alle autorità cittadine riguarda anche la promozione di progetti di riqualifica professionale per persone disoccupate o over 50.







