
A distanza di una quindicina d’anni dalla pubblicazione dell’Ordinanza federale che pone a carico dell’assicurazione malattia le misure di prevenzione e individuazione precoce delle malattie nella popolazione, anche le signore residenti nel nostro Cantone dispongono, finalmente, di un programma per scoprire il più presto possibile la presenza di un eventuale tumore al seno. Lo screening mammografico è stato presentato venerdi scorso a Locarno dal direttore del DSS Paolo Beltraminelli, dal responsabile medico Dr. med. Andrea Bordoni e dalla responsabile Alessandra Spitale, dottoressa in statistica.
Il Consiglio di Stato ha istituito il Centro programma screening Ticino, con sede in riva al Verbano, presso l’Istituto cantonale di patologia – dove già si trova il Registro cantonale dei tumori – con il compito di promuovere, organizzare e gestire il programma di screening mammografico per tutte le donne in età compresa tra i 50 e i 69 anni che vivono in Canton Ticino; viene offerta loro gratuitamente ogni due anni una mammografia di qualità ottimale. Il tutto su base volontaria. Il principio su cui è fondato il progetto è semplice: un referto ben fatto, con macchine all’avanguardia, letto da due (o tre) specialisti indipendenti uno dall’altro, permette di scoprire precocemente tumori molto piccoli e quindi di curarli con migliori chances di guarigione, peraltro già buone per questo tipo di tumore, rispetto ad altre.
Già le prime risposte
Le prime lettere alle signore sono già state inviate e lunedì pomeriggio, 2 febbraio, ci sono già state le prime risposte! L’obiettivo fissato dal Cantone è che almeno 7 donne su 10 dicano di sì quando ricevono la lettera. Le donne nella fascia d’età indicata sono circa 44’500; ogni settimana saranno spedite “in automatico” circa 500 lettere.
Un lungo percorso
Il percorso per giungere alla meta è stato lungo e complicato.
Sulla lentezza della procedura si erano mosse anche alcune deputate di tutti i partiti, che si erano fatte portavoce delle donne ticinesi (la prima fu Marina Carobbio, nel 2006, poi Nadia Ghisolfi) chiedendo come mai nel nostro cantone le cose andavano a rilento, a differenza di quanto accadeva altrove, segnatamente nel Canton Grigioni. Bisogna dire, alla fin fine, che il Ticino non è il fanalino di coda: alcuni grossi cantoni non figurano ancora nell’elenco dello screening.
Almeno tre le ragioni che hanno portato ad una così lenta… maturazione del progetto: il dibattito, del tutto scientifico, e a livello internazionale, sull’utilità, messa in dubbio da alcune cerchie, del depistaggio precoce delle malattie attraverso un esame che coinvolge vasti strati della popolazione; la complessità di organizzare un esame di assoluta qualità, come quello che è partito in questi giorni; l’opportunità di coinvolgere, oltre alle strutture sanitarie pubbliche, quelle private.
Il Governo ticinese, decidendo il 2 luglio 2013 di istituire questo nuovo servizio di salute pubblica per le donne, ha esplicitamente riconosciuto l’evidenza scientifica della radiografia periodica al seno su larga scala; il Gruppo di lavoro che ha seguito negli ultimi anni la messa a punto del complesso meccanismo aveva individuato nel frattempo le strutture idonee in grado di garantire un esame di qualità alle utenti, condizione questa che non era verificata in Ticino. Adesso le donne sanno che in Ticino vi sono 10 strutture le cui apparecchiature e metodologie di lavoro sono state verificate e certificate dal Cantone, che ha considerato criteri internazionali. Le radiologie private sono 6, in maggioranza rispetto a quelle pubbliche, che sono 4. La ripartizione riflette, più o meno, quella esistente in Ticino nel mondo della sanità (ospedali pubblici/cliniche private). I Centri accreditati tramite risoluzione governativa, al momento attuale, sono 10; 5 di questi sono già pronti per essere operativi, compreso l’Ospedale Regionale di Mendrisio, l’unica struttura sanitaria del Mendrisiotto abilitata a partecipare al programma. Gli altri 5 Centri seguiranno. La donna interessata può comunque interpellare il Centro di sua preferenza.
La cura del carcinoma mammario, nel settore pubblico, è gestita da qualche anno dal Centro di senologia della Svizzera italiana, dell’EOC che dispone di due sedi presso gli ospedali di Lugano e Bellinzona, con relativi equipaggiamenti e personale appositamente formato.
7 ogni 1000 donne
Grazie alla campagna appena iniziata, si prevede di portare alla luce, su 100 mammografie dal 3 al 7% di risultati positivi. “Ciò ancora non significa che si tratta di tumori, ma di referti che devono essere approfonditi con altri esami”, spiega il dr. Andrea Bordoni. Per quanto riguarda i tumori effettivi, il numero atteso è di 7 per 1’000 donne che si sono sottoposte allo screening.
Responsabili soddisfatti
Le prime risposte positive alle lettere appena inviate sono già giunte e i responsabili del Centro di Locarno sono soddisfatti. L’attesa, da parte delle donne ticinesi, si era fatta molto viva negli ultimi anni. Sul fatto che vi siano possibili resistenze da parte di un certo numero di persone nel sottoporsi all’esame, Alessandra Spitale osserva che “la mammografia è una scelta personale rispetto ad un’offerta fatta dal Cantone a tutte le donne. Esse hanno i dati per poter scegliere e tutte sono poste su un piano di equità”.
8 giorni ma anche prima
A volte la prudenza è dettata da aspetti culturali, a volte entra in gioco l’ansia del dover attendere il risultato dell’esame.
La procedura, fissata nella rispettiva ordinanza della Confederazione, prevede però che il risultato sia comunicato entro breve, 8 giorni. “Noi ci sforziamo per ridurre ulteriormente questa attesa. Quello di 8 giorni è un tempo “tecnico” che permette una terza lettura nel caso le prime due siano discordanti; ma anche se le due letture danno entrambe un risultato positivo, il referto viene discusso dagli specialisti, prima di interpellare il medico di fiducia. Vogliamo garantire una procedura di assoluta qualità”, conclude Alessandra Spitale.







