
• (red.) “Mi esprimo attraverso il corpo e il movimento. Danzare è un’emozione”. Sorride Federico Moiana, mentre cerca le parole per descrivere la sua passione che è divenuta la sua vita di ballerino professionista.
Classe 1993, cresciuto a Stabio, dove ha frequentato la scuola elementare, Federico ha alle spalle un’esperienza costruita con dedizione e determinazione, e di fronte a sé una carriera appena intrapresa nel nord della Germania. Una scelta di vita, la sua, iniziata da bambino: molto presto si è staccato da casa per inseguire un sogno. All’età di 4-5 anni ha mostrato il suo talento naturale per le attività ginniche. Nel 2005 si è trasferito a Gordola per poter frequentare il centro sportivo di Tenero ed entrare nella squadra sportivi d’élite. L’allenatore, Alberto Grandi, ha notato immediatamente una predisposizione per la danza, mai di fatto praticata. Gli eventi, da quel momento, hanno subito un’accelerazione. Consigliato dagli insegnanti – in particolare dall’ex ballerina Monica Caroni – e sostenuto dalla mamma e dai nonni, Federico si è presentato all’audizione presso l’Accademia di danza della Scala di Milano. Superata la prova, ha ottenuto l’accesso alla scuola ed è stato inserito direttamente al secondo anno del percorso di formazione di danza. “Ho dovuto imparare da zero: non conoscevo i passi, né i termini utilizzati. Ma non ho mai avuto dubbi o ripensamenti: ho capito che quella era la mia strada. Volevo solo ballare, come adesso desidero esibirmi di fronte al pubblico”. Federico ha proseguito gli studi alla scuola media e al liceo linguistico a Milano, dove nel 2012 ha conseguito la maturità, parallelamente al diploma di ballerino professionista all’Accademia del Teatro alla Scala. Durante gli anni milanesi, ha avuto l’opportunità di esibirsi a Parigi, nell’ambito della candidatura dell’Italia per Expo 2015. Nel 2008 e nel 2009 è stato insignito del Premio Migros Cultura con una borsa di studio. Negli anni di formazione ha preso parte a sei diversi balletti alla Scala, esibendosi, tra gli altri, con Alessandra Ferri e Roberto Bolle, Étoile della Scala, e Massimo Murro e Svetlana Zakharova. Dopo il diploma e una dura selezione è entrato a far parte della John Cranko Schule di Stoccarda, dove nel 2014 ha conseguito il Post Graduate in danza.
È iniziato quindi per lui un periplo attraverso l’Europa, dove ha sostenuto audizioni in teatri tedeschi, francesi, svizzeri, spagnoli, danesi, scozzesi e austriaci. “Una ventina circa”. E sono stati parecchi i “no” incassati anche se Federico ha sempre raggiunto le fasi finali delle selezioni.
Oggi è inserito nel corpo di ballo del Mecklenburgisches Staatstheater a Schwerin, in Germania, con un contratto di lavoro per un anno. La stagione prevede la preparazione di cinque diversi spettacoli di danza classica e moderna in un susseguirsi di rappresentazioni. “Sono molto soddisfatto. In futuro mi piacerebbe inserirmi in una compagnia più importante”. L’aspirazione massima è quella di raggiungere l’Opéra di Parigi o il Royal Ballet di Londra.
Come sono stati gli anni della scuola media e del liceo?
“Impegnativi, anche se ho trovato un ambiente accogliente. A Milano risiedevo presso una casa privata che alloggiava altri aspiranti ballerini. Inizialmente frequentavo le lezioni fino alle 13; dalle 14 alle 18, il pomeriggio era interamente dedicato alla danza. È stato un po’ difficile perché i programmi didattici erano differenti rispetto al Ticino. Durante gli anni liceali, i ritmi erano invertiti: danza durante il giorno e il pomeriggio e la sera a scuola”.
Cosa ha significato lasciare casa giovanissimo?
“Ho sempre vissuto bene i cambiamenti. Mi piace la vita da “nomade” che richiede curiosità e coraggio. Io sono una persona curiosa e amo viaggiare. Il primo anno, a Tenero, ho vissuto in un ambiente un po’ ostile; ho anche subito pressioni e “mobbing”. Giunto alla Scala ho capito di essere approdato nel mio mondo”.
Come ha vissuto il “salto” dalla scuola al professionismo?
“Gli inizi sono stati faticosi. La scuola rappresenta una sorta di “nido”: ci si sente protetti. La figura dell’insegnante è centrale. In compagnia – attualmente siamo diciotto danzatori – si è da soli: bisogna cavarsela. I ritmi di apprendimento delle coreografie sono molto serrati. L’atmosfera comunque è buona: fortunatamente non c’è grande competizione tra i colleghi, perlopiù si collabora”.
La danza, secondo lei, è sufficientemente apprezzata e valorizzata?
“In Germania, dove vivo ora, sicuramente sì! Il pubblico è entusiasta: le rappresentazioni sono molto seguite anche da giovani e bambini. C’è attenzione da parte delle scuole che spingono i ragazzi alla conoscenza della realtà del teatro. Lo stesso vale anche per il Regno Unito”.
E in Ticino?
“Mancano le strutture e c’è sicuramente una maggiore preclusione nei confronti della danza”.
A questo proposito come giudica l’esplosione dei talent show?
“Da un lato, li vedo bene, in quanto permettono di far conoscere la danza al grande pubblico televisivo. D’altro canto, però, è un mondo finto che mette in primo piano la dimensione dello show; non mostra quello che c’è dietro – la fatica, il sacrificio – quello che realmente è la danza classica”.
Come si vivono i minuti che precedono l’entrata sul palcoscenico?
“Agitazione e ansia abitualmente scompaiono non appena si entra in scena… certo i momenti di black-out possono capitare… Personalmente eseguo qualche esercizio di respirazione che favorisce il rilassamento. A livello psicologico, comunque, ognuno deve trovare la propria dimensione per gestire lo stress”.
Quale balletto sogna di interpretare?
“La Signora delle Camelie”, dal romanzo di Alexandre Dumas: è una storia drammatica e romantica su musiche di Chopin. Tra le produzioni già portate in scena, ho particolarmente apprezzato “Theme and Variation” del coreografo George Balanchine”.
C’è una figura alla quale si ispira?
“Leonid Sarafanov, primo ballerino presso il Teatro Michailovskij di San Pietroburgo: mi piacciono la sua tecnica, la pulizia dei movimenti, la sua artisticità. Un ballerino non deve concentrarsi esclusivamente sulla tecnica. Contano molto anche le capacità di interpretazione e di intrattenimento. Deve sapere anche coinvolgere il pubblico”.
Altre aspirazioni, oltre la danza, naturalmente?
“Musica e pittura mi hanno sempre affascinato. Mi piace anche disegnare bozzetti di costumi (che sono gelosamente custoditi dalla nonna di Federico, ndr.). Sono attratto anche dallo studio delle lingue straniere”.







