L’altra faccia di Valera

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Valera comparto interessato fra le brume di gennaio 2011

(red.) “Mi chiedo perché debba essere il sottoscritto a pagare gli errori prodotti dalla pianificazione delle attività commerciali a San Martino e a Grancia. Troppo facile!”.

 

Poche settimane dopo la bocciatura, all’esame preliminare, da parte del Dipartimento del territorio, della variante Valera presentata dal Municipio di Mendrisio. Leonello Fontana, imprenditore e proprietario di vaste superfici in quella zona, dice la sua all’Informatore. Senza lasciar fuori nessuno e iniziando dall’alto: “Già la soluzione proposta dalla città – 80 mila metri quadrati su 190 mila destinati allo sviluppo economico del nostro Mendrisiotto – sembrava troppo restrittiva, in quanto l’area in questione – proprio per la sua ubicazione, estensione e urbanizzazione, così come per il diretto contatto con gli svincoli dell’autostrada e della semi autostrada Mendrisio Stabio, la strada cantonale e la ferrovia – è certamente una delle più interessanti di tutto il Cantone. Infatti anche il Piano direttore cantonale la inserisce fra i poli di sviluppo di interesse cantonale. Ma il Consigliere di Stato Claudio Zali, qualche mese dopo il suo ingresso in Governo, ha improvvisamente cambiato questo indirizzo, pretendendo che la nuova Legge federale sulla pianificazione del territorio, molto restrittiva riguardo a nuovi azzonamenti presenti e futuri, abbia un effetto per così dire “retroattivo” a Valera”. Secondo lei non è così… “Io non sono d’accordo perché il terreno di Valera è ed è sempre stato edificabile, era già completamente edificato ed in parte lo è tuttora. Non si tratta quindi, evidentemente, di un’estensione della zona edificabile. Per questo motivo porterò la questione davanti al Tribunale federale, se necessario: com’è possibile che la nuova impostazione coivolga anche quei fondi? Si tratta di terreni da me acquistati e bonificati più di dieci anni fa con un notevole investimento, non del tutto compensato dai contributi assegnatimi dalla Confederazione per la bonifica. Ce ne ho messi dei miei. Un’operazione che a quell’epoca venne lodata dai funzionari del Cantone, perché avevo tolto di mezzo i “bidoni” che davano fastidio alla vista di tutti e all’ambiente; proprio i funzionari mi avevano assicurato che sui fondi in questione sarebbe stato possibile insediare nuove attività economiche”. Invece… “Invece i “no” a qualsiasi iniziativa si sono succeduti fino ad oggi; e, da quanto capisco, mi toccherà aspettare altri 15 anni (ne ho già 58) per fare qualcosa a Valera. Quindici anni di ulteriore attesa e più di dieci già passati… Si può ben immaginare il danno economico che mi è stato recato; questo è il ringraziamento per aver smantellato i serbatoi ed aver completamente bonificato un’area inquinata e situata a ridosso dei bacini di approvvigionamento dell’acqua degli ex Comuni di Ligornetto e Rancate. All’interno della mia attuale proprietà, di 70 mila metri quadrati, c’è una zona industriale/artigianale già edificata, in territorio di Rancate, di 11’800 metri. Ho chiesto di poter avviare un’attività di recupero di materiali da trasferire poi in Italia, come il legname, la plastica, ma non c’è stato nulla fare; e così ho dovuto abbandonare un progetto che andava anche a favore dell’ambiente. Senza contare l’interesse di importanti società che avrebbero voluto insediarsi con le proprie attività, vista la posizione strategica dei fondi che darei in affitto”. Per esempio? “La Hugo Boss, che ha poi costruito a Coldrerio; un gruppo farmaceutico; la Gucci, che è finita nel Sopraceneri; ed il Gruppo Swatch che si è insediato a Genestrerio; lascio giudicare al lettore se tali ubicazioni siano migliori rispetto a Valera, dal profilo  dell’impatto ambientale”. Avrebbe fatto un affare, signor Fontana… “Sono un imprenditore ma non ho nessuna intenzione di distruggere il Mendrisiotto e mi sono sempre impegnato a condurre attività accettabili da parte della popolazione e del territorio. Chi si oppone allo sviluppo ragionevole di Valera, chiedendo una vocazione verde, potrebbe dare una mano alla causa, per esempio regalando qualche appezzamento di sua proprietà al WWF. Polemica a parte, io sono d’accordo che una parte situata a Ligornetto sia destinata a verde. Ma tutto verde, proprio no, non ha alcun senso. Non porterei mai i miei figli laggiù, in quell’avvallamento, a due passi dalla superstrada e dalla ferrovia. Non sono comunque obbligato ad aprire al pubblico la mia proprietà; potrei recintarla. Cerchiamo di ragionare! Del resto Valera è una zona periferica; le superfici verdi sono molto limitate e le immagini “naturalistiche” pubblicate dai giornali non corrispondono alla realtà; si tratta, appunto, di fondi in parte ancora edificati, rispettivamente di terreni precedentemente utilizzati a scopi industriali e coperti da uno strato ghiaioso di alcuni metri, dove non spunta un filo d’erba… Quelle foto riportano sempre la Campagna Adorma e non la realtà di Valera!” Proprio per questo il Cantone, signor Fontana, intende salvaguardarla, questa ed altre aree situate in periferia, dopo l’assalto alle zone centrali. “Come detto, questa è la zona più pregiata e strategica di tutto il Cantone per attività economiche. Ho speso decine di migliaia di franchi, gli anni scorsi, per presentare soluzioni ragionevoli, con un’attenzione specifica alla valorizzazione del corso del Laveggio. Ricordo di avere sottoposto un progetto al Cantone, e l’avrei pagato interamente di tasca mia, che aveva un costo di centinaia di migliaia di franchi. Assieme al Comune di Ligornetto avevo pure presentato una proposta di pianificazione, pagata metà ciascuno da me  e dal Comune, anch’essa bocciata. Mi è sempre stata chiusa la porta in faccia”. Cosa farà adesso Leonello Fontana? “Io e gli altri proprietari aspettiamo la proposta definitiva del Municipio, alla luce del parere del Dipartimento giunto poco prima di Natale. I terreni, che sono edificabili, mi sono costati parecchio e bisognerà prendere in considerazione un’eventuale espropriazione, se la bilancia penderà a favore dello svago, del verde, dello sviluppo dell’agricoltura. Attività alla quale, detto per inciso, non credo proprio”. Perché?   “Là sotto il terreno è ghiaioso e sassoso, ci vuole uno strato di almeno 2-3 metri di terra vegetale per impiantarvi una coltura.  Per 100 mila metri quadrati sarebbero necessari altri 10 milioni di franchi”. Eppure, signor Fontana, ammetterà che il suolo agricolo ha subìto importanti perdite negli ultimi decenni… “Sarebbe molto più consono svolgere l’attività agricola sulla vicina collina di Arzo e Meride, dove ci sono tantissimi appezzamenti agricoli, ora incolti, e renderli utilizzabili, anche per il  bene degli stessi animali che si nutrirebbero così di un’erba priva di piombo e smog. Per finire – ma non da ultimo – mi sarei aspettato un incontro con qualche funzionario cantonale, sia per visionare l’effettiva posizione dei fondi, sia per constatarne lo stato attuale; avrei voluto discutere, prima di prendere decisioni importanti al riguardo; a tutt’oggi non ho ricevuto nessuna proposta in tal senso”.