Anche il Ticino ebbe il suo 11 settembre

0
80
In alto, da sinistra, in senso orario, si riconosce Giuseppe (?) Bariffi, Lugano. Ai quattro volti successivi non è stato possibile dare un nome. Seguono (in alto a destra) Mosè Bertoni, Lugano; Ernesto Giannini Lugano; Stefano Casellini, Pugerna; Arcangelo Casellini, Pugerna; Giuseppe Sassi, Riva San Vitale; Achille Gobbi, Pugerna; Francesco Casellini, Pugerna; Luigi Bagutti.

Dici 11 settembre (2001) e la memoria ti porta subito agli attentati suicidi coordinati, compiuti contro obiettivi civili e militari degli Stati Uniti d’America, da parte di terroristi appartenenti all’organizzazione “Al Qaida” guidata da Osama Bin Laden. Chi visse in diretta TV il tragico evento non dimenticherà mai quei momenti raccapriccianti: due aerei delle due maggiori compagnie aeree statunitensi – United Airlines e American Airlines – furono dirottati dai terroristi e fatti schiantare rispettivamente contro le Torri Nord e Sud del World Trade Center nel quartiere della Lower Manhattan di New York. Un terzo aereo – il volo American Airlines 77 – fu fatto schiantare contro il Pentagono, sede del Dipartimento della Difesa nella contea di Arlington in Virginia; un quarto aereo – il volo United Airlines 93 – venne fatto inizialmente dirigere verso Washington con lo scopo di colpire la Casa Bianca, ma precipitò successivamente in un campo nei pressi di Shanksville, in Pennsylvania. (1)

Dopo questa breve digressione, vediamo di annodare il filo del discorso, legato al titolo di questo scritto, che ci porta a raccontare quanto avvenne in Ticino l’11 settembre 1890, 111 anni prima della tragedia statunitense. Nulla di paragonabile, sia ben chiaro, tra i due eventi. Gli unici accostamenti sono il giorno e il mese che, per quanto riguarda gli USA, sono entrati nella memoria collettiva. Una data che, nel nostro piccolo, segnò l’epilogo di un periodo turbolento e di vicissitudini politiche del Canton Ticino. Per riassumere quanto avvenne nel nostro Cantone, ci siamo avvalsi di un contributo dello storico Marco Marcacci.

Bellinzona,
11 settembre 1890
La cosiddetta rivoluzione dell’11 settembre 1890, e cioè il colpo di Stato messo in atto da alcuni esponenti e militanti liberali ticinesi a danno del governo conservatore, fu l’ultimo tentativo di mutare con la forza l’ordinamento politico del Canton Ticino. Dopo aver occupato l’arsenale di Bellinzona, una colonna armata accompagnata da una folla tumultuosa diede l’assalto al palazzo governativo nel centro cittadino; diversi funzionari ed esponenti conservatori furono arrestati, mentre il consigliere di Stato Luigi Rossi fu ferito mortalmente da un colpo di pistola. Gli insorti insediarono un governo provvisorio liberale con a capo Rinaldo Simen, sostituito lo stesso anno da un esecutivo presieduto da Agostino Soldati, in cui erano rappresentate entrambe le principali forze politiche. Il moto rivoluzionario aveva radici profonde e cause immediate. Da un lato, riproduceva gli schemi della lotta politica del XIX secolo: uno spirito di sopraffazione che vedeva liberali e conservatori contendersi il potere, delegittimandosi a vicenda e ricorrendo alla violenza e ai brogli. Dall’altro, nasceva dall’esasperazione dei liberali, condannati all’impotenza politica dell’ingegneria elettorale ideata dai conservatori – al potere dal 1875 – per continuare a controllare la maggioranza dei voti, in particolare attraverso il rimaneggiamento dei circondari elettorali e la manipolazione dei cataloghi civici. La causa scatenante fu da ultimo l’atteggiamento dilazionatorio del governo rispetto a un’iniziativa costituzionale che chiedeva l’elezione popolare del Consiglio di Stato e la modifica dei circondari. Il moto rivoluzionario del 1890 provocò un energico intervento dell’autorità federale con l’invio di un commissario (Arnoild Künzli) incaricato di ripristinare l’ordine e pacificare il Cantone. Ne scaturì un profondo mutamento del sistema politico ticinese, in particolare con l’elezione di governo e parlamento, secondo criteri proporzionali (Riforma costituzionale del 1892), che obbligò i principali partiti a trovare forme di collaborazione. Da Cantone turbolento e instabile, il Ticino divenne così, suo malgrado, una sorta di laboratorio politico della rappresentanza proporzionale – applicata per la prima volta in Svizzera – e del consociativismo. (2)

NOTE
(1) Attentati dell’11 settembre 2001, Wikipedia, enciclopedia libera.
(2) Marco Marcacci, “Rivoluzione del 1890”, in Dizionario storico della Svizzera (DSS), versione del 10.02.2012.
Online: https/hls-dhs-dss.ch/it/articles/043029/2012-02-10/

Gilberto Bossi