“La mia psicosi in un libro”

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LaFilanda a Mendrisio.

L’avvertenza al lettore sta tutta nel titolo del libro: Se mai ti capitasse. Appunti da un labirinto psichiatrico. Ne è autore Matteo Galli, 26 anni, di Mendrisio, una passione per la scrittura – “è stata un’esperienza salvifica”, dichiara a l’Informatore – che in oltre cento pagine nero su bianco e rielaborate nell’arco di un anno, fra il 2024 e il 2025, è sbocciata nella pubblicazione di un romanzo autobiografico. Nel volume, edito da Ericlea, Galli racconta con coraggio e in profondità la sua malattia psichiatrica: la psicosi.
“Si passa dapprima per il baratro. Parte del volume è impregnata da questa mia paura, angoscia e paranoia: temevo di venir ucciso da un gruppo di miei amici. Non è comunque un manuale per uscire da questa malattia, ma un’esperienza per capirla” – osserva l’autore, che oggi afferma di stare meglio, di aver ritrovato l’autonomia e una prospettiva di lavoro come bibliotecario e una vita più o meno serena. “La mia speranza, con questo libro, è che altre persone che soffrono di patologie simili o affini, che creano incomprensioni in famiglia e tra gli amici, possano sentirsi maggiormente supportate”.
L’opera sarà presentata a LaFilanda di Mendrisio domenica 18 gennaio alle 17 alla presenza dell’autore, che dialogherà con l’editore Andreas Barella e con intermezzi al pianoforte di Giosuè Galli.
Come nasce l’iniziativa di condensare in un libro la sua vicenda personale? “Io scrivevo già racconti” – dichiara Matteo Galli. “La responsabile dell’istituto che mi aveva in cura, vedendo la mia vena letteraria, mi ha detto “ma perché non racconti questa esperienza per te molto importante, significativa, anche dal profilo narrativo?”. L’idea mi è piaciuta e l’ho fatto”. Si può parlare di un memoir? “Esatto. Il libro tratta la mia malattia psichiatrica, la psicosi, lo sviluppo di come essa ha preso piede nella mia vita quotidiana e di come poi ho imparato a conviverci e a tornare un po’ alla normalità. Nel libro descrivo molto bene come è apparsa la patologia: avevo 17 anni, ero apprendista aiuto bibliotecario, abitavo a Caneggio e lavoravo a Mendrisio, poi mi hanno spostato di biblioteca a Bellinzona e sono andato ad abitare da solo. E lì, la solitudine, la sofferenza psichica, le cose hanno iniziato a precipitare. Quello che voglio sottolineare è che può capitare a chiunque. Io sono sempre stato una persona sensibile e sin da bambino ero seguito da psicologi per la gestione dell’emotività”.
Poi cosa è successo? “L’esordio della crisi è stata nell’ottobre 2017, avevo appena compiuto 18 anni e vivevo ancora da solo, ma nonostante le difficoltà sono riuscito a concludere il mio apprendistato di aiuto bibliotecario. Arrivato ad agosto sono “colassato” e mi sono fatto ricoverare per tre mesi”.
Poi è riemerso? “Devo dire che il ricovero è stato importante, perché ho iniziato a prendere seriamente dei farmaci che col passare dei mesi mi hanno aiutato. Sono tornato a lavorare, fino al 2022, in biblioteca, a LaFilanda, in un clima splendido. Tra percoso psicoterapeutico, farmaci e lavoro, e un ristabilito rapporto con i miei genitori mi hanno permesso di placare la malattia, anche se oggi non sono ancora completamente fuori dalle difficoltà”.
Quanto è importante per lei la scrittura? “Da quando mi sono ammalato sono esploso a livello creativo. C’è stata proprio una correlazione fra malattia e scrittura, che ho amato sin dai 12 anni. Tolkien, il Signore degli Anelli, primo fra tutti”. Ci sono nel cassetto altre idee per una nuova pubblicazione? “Non so. Io ho sempre scritto racconti brevi, di una o due pagine. Potrei fare una raccolta di quelli o rielaborarli. O scrivere un nuovo romanzo. Non lo so ancora. Ma non penso a una continuazione del libro “Se mai ti capitasse”, perché questa esperienza che racconto l’ho completamente elaborata. Ed è questo che mi consente di parlarne così liberamente, come sto facendo in questo momento”.