
Centodiciotto grafiche realizzate con più tecniche: linoleografia, acquaforte, acquatinta e puntasecca e 96 matrici in rame e zinco affiancate alle stesse opere. Sono questi i numeri che compongono la mostra dedicata ad Angelo Tenchio, il grande artista comasco prematuramente scomparso nel 1994.
Domani, sabato 20 settembre alle 17.30, l’inaugurazione dell’esposizione allestita allo Spazio Officina di Chiasso, intitolata Angelo Tenchio (1943-1994) fra arte e grafica, a cura di Roberto Borghi e Nicoletta Ossanna Cavadini, che potrà essere visitata da domenica 21 settembre al 30 novembre. Formatosi come scultore all’Accademia di Belle Arti di Brera, l’artista, nato a Gera Lario, è stato uno degli incisori italiani più significativi della seconda metà del Novecento. Il suo atelier a Borgo Vico, Como, è stato un luogo d’incontro e di discussione per artisti, galleristi e collezionisti sia italiani sia svizzeri.
La mostra allo Spazio Officina propone una selezione di pregevoli opere grafiche donate da Elvira Tenchio e dalle sue figlie Carlotta e Camilla agli Archivi del m.a.x. museo (CIAG, Centro Internazionale d’Arte e Grafica di Chiasso) relative alla produzione nello studio calcografico Tenchio: si tratta di cartelle grafiche e tirature singole di incisioni, nonché delle relative matrici in rame e zinco. Una sezione della mostra è dedicata ad altri artisti che hanno stampato nell’Atelier di Angelo Tenchio. Sono esposte inoltre due sculture lignee dell’artista comasco messe in relazione alle sue incisioni, mentre la prima sezione della mostra presenta alcuni lavori grafici risalenti al periodo della formazione accademica. Complessivamente la panoramica di opere spazia dal 1968 al 1993.
La mostra allestita a Chiasso rappresenta la prima dedicata interamente alle stampe grafiche di Angelo Tenchio: offre una lettura estremamente vasta sulla sua attività – prematuramente e improvvisamente interrotta a seguito della sua morte avvenuta nel 1994 – in grado di evidenziare il percorso artistico personale e le influenze più incisive, a partire dal Surrealismo del primo Alberto Giacometti (punto di riferimento della ricerca artistica di Tenchio) alla ricerca dello scheletro di un’idea levigata fino a L’infinito di Fausto Melotti. Parallelamente alle cartelle e alle tirature singole realizzate in qualità di stampatore d’arte per vari autori comaschi e ticinesi, in mostra spicca un importante nucleo di opere grafiche in acquaforte, acquatinta e ceramolle firmate da Tenchio stesso di grande livello tecnico – evidenziano gli organizzatori. La comprensione della cifra di Tenchio risulta evidente grazie in particolare al raffronto tra stampa e incisione delle corrispondenti matrici in rame e zinco delle grafiche dell’artista, esposte le une accanto alle altre.
Tenchio nasce artisticamente anzitutto come scultore, mentre la passione per l’incisione lo accompagna fin dai tempi della frequentazione all’Accademia di Brera – e arriva a prevalere – quale forma espressiva legata alla materia, in sostanza quale declinazione dell’atto scultoreo. Ecco perché allo Spazio Officina “la produzione grafica di Angelo Tenchio è presentata in particolar modo anche in relazione al punto di arrivo della sua attività di scultore, con due monumentali opere lignee in mostra il “totem T” e il “totem P” posti come portale d’ingresso alla mostra con accanto le incisioni e le matrici che li rappresentano” – evidenziano i curatori.
L’Atelier di Tenchio era situato in Borgovico a Como, ed è stato un luogo d’incontro e di scambio di idee per artisti, galleristi e collezionisti sia italiani che svizzeri.
Le altre sezioni della mostra si concentrano sulle relazioni intercorse con diversi artisti contemporanei che avevano instaurato una particolare sintonia con l’incisore comasco.
L’esposizione allo Spazio Officina è accompagnata dal catalogo Angelo Tenchio (1943-1994) fra arte e grafica, con le tavole a colori di tutte le opere esposte, i saggi, un’intervista, gli apparati con biografia e bibliografia di riferimento.
Il percorso espositivo si snoda seguendo un criterio tematico-cronologico a partire dalle incisioni del 1968 che risentono ancora di tutta l’ambiente accademico. Si passa poi alla sua prima produzione libera delle tecniche calcografiche in maniera sperimentale dove il colore degli anni Settanta e Ottanta è molto presente. Le prime quattro “stanze dell’arte” di Spazio Officina accolgono invece le stampe.







