Una foglia in Città per l’asilo Sud

0
97

La Città di Mendrisio sta riqualificando lo spazio all’ingresso della Scuola dell’infanzia “Sud” di via Campo Sportivo con un progetto che mette insieme sicurezza, sostenibilità, riuso dei materiali e qualità dello spazio pubblico. L’obiettivo è trasformare quella che oggi è soprattutto un’area di passaggio in un luogo più verde, accogliente e aperto non soltanto alle bambine e ai bambini e alle loro famiglie, ma anche al quartiere.

Il progetto, affidato all’architetto e paesaggista Enrico Sassi, parte proprio dall’idea di creare uno spazio capace di accompagnare il passaggio dalla strada alla scuola e, nello stesso tempo, di diventare un piccolo punto d’incontro per la comunità. L’elemento più riconoscibile sarà una tettoia curvilinea in acciaio corten, la cui sagoma richiama quella di una foglia. Posizionata nello spazio che si affaccia sul marciapiede, creerà una zona d’ombra tra la strada e l’ingresso della scuola. Anche la pavimentazione contribuirà a definire il nuovo ambiente, alternando fasce in pietra di recupero a superfici in calcestre. Grande attenzione è stata riservata ai materiali e al loro legame con il territorio. Al centro dell’area, troverà posto una fontana in marmo di Arzo, mentre una lunga seduta sarà realizzata recuperando vecchie panchine e utilizzando il legno degli alberi abbattuti dalla tempesta che ha colpito il Mendrisiotto nel 2024. Elementi destinati altrimenti a scomparire torneranno così a far parte della vita quotidiana dello spazio pubblico. Abbiamo quindi chiesto all’architetto Enrico Sassi come siano stati scelti e lavorati questi elementi così riconoscibili – dalla forma a foglia della tettoia al marmo di Arzo, fino al legno recuperato dopo la tempesta del 2024 – per trasformarli in componenti di uno spazio pensato soprattutto per i bambini.

“Questo progetto organizza uno spazio che – pur non essendo vasto – è molto importante, trasformandolo in un luogo identitario, caratteristico, educativo e inclusivo. Ogni elemento è stato scelto per il senso e il messaggio che è in grado di trasmettere. Il progetto vuole incarnare lo spirito del tempo proponendo soluzioni sostenibili, ecologiche e naturalistiche: tutti i materiali impiegati sono riciclati, parlano dell’importanza della circolarità, del riuso e dell’identità locale. Ogni parte ha una sua storia da raccontare come la fontana di marmo nella quale sono incluse numerose conchiglie fossili ben visibili: una volta erano vive e bagnate da un antico mare, oggi dall’acqua potabile di un piccolo bacino circolare situato all’altezza degli occhi dei bambini. Anche l’idea di costruire una tettoia a forma di grande foglia ci è sembrata adeguata al contesto, una forma giocosa ma con una immagine potente e con importanti significati simbolici. Un altro concetto che ci è sembrato importante sottolineare è quello di riusare sempre le cose che non hanno ancora esaurito il loro ciclo di vita, evitando di consumare-sprecare inutilmente materia ed energia, così come nel caso delle due panchine esistenti. La loro struttura e le assi in legno della seduta possono essere riusate, riparate, re-interpretate: delle due panchine esistenti, infatti, si riutilizza tutto per fabbricare una nuova panchina, più lunga delle precedenti, aggiungendo alcune assi in legno di rovere “nuove” ma prodotte a partire da alberi locali abbattuti dalla tempesta del 2024”.
Il progetto affronta anche il tema dell’adattamento climatico. L’intera pavimentazione sarà drenante, favorendo l’assorbimento e una gestione più naturale delle acque meteoriche. Un olmo ad alto fusto della varietà Ulmus “New Horizon”, resistente alla grafiosi, offrirà con il tempo ombra e frescura, contribuendo a ridurre l’effetto delle isole di calore.
Anche le misure di sicurezza sono state integrate nel disegno complessivo. Accanto alla scala verrà realizzata una fioriera alta 65 centimetri, pensata per ridurre il dislivello senza introdurre barriere particolarmente invasive. Sul pendio a monte del muro, una siepe composta da specie autoctone, tra cui Cornus sanguinea e Viburnum lantana, ingloberà invece un sistema di pali e cavi metallici. La protezione verrà così inserita nella vegetazione, contribuendo contemporaneamente ad arricchire la biodiversità dell’area.
Proprio sull’equilibrio tra sostenibilità, sicurezza e qualità architettonica, abbiamo chiesto a Enrico Sassi quale sia stata la sfida principale nel riuscire a integrare queste diverse esigenze senza ridurre il progetto a una semplice somma di soluzioni tecniche.
“Un (buon) progetto non è la somma meccanica di risposte tecniche. Un progetto, e in particolare il progetto di uno spazio pubblico, e ancora più nello specifico il progetto di uno spazio pubblico prevalentemente dedicato ai bambini, è chiamato da un lato a interpretare il “genius loci” (lo spirito del luogo) e dall’altro a proporre temi/spazi di educazione, riflessione, divertimento e gioco. Il progetto è il mezzo per produrre luoghi in grado di “parlare” alle persone. Prendendoci cura dello spazio siamo in grado di migliorare lo spirito di cittadinanza, produrre identità, stimolare la socialità, la serenità e il benessere. Uno spazio pubblico dovrebbe sempre essere accogliente e inclusivo: serve a migliorare la convivenza tra gli esseri umani ma anche la coabitazione tra gli umani e tutti gli altri esseri con i quali condividiamo il pianeta, siano essi animali, vegetali, minerali o immateriali come la pioggia, il vento, il sole”.
La trasformazione non riguarda però soltanto l’aspetto fisico dello spazio. Il progetto è entrato anche nelle classi della Scuola dell’infanzia, diventando un’occasione di scoperta per i bambini. Insieme alle docenti sono già stati organizzati due momenti dedicati ai temi che hanno ispirato l’intervento: la natura, le foglie, i fiori, i materiali e persino le conchiglie fossili presenti nel marmo di Arzo.
Durante l’incontro con lo stesso architetto Enrico Sassi – accompagnato dalla collega Irene Lucca -, i bambini hanno potuto conoscere più da vicino le idee, i materiali e le lavorazioni che daranno forma al nuovo spazio.
Il percorso ha compreso anche una visita al laboratorio delle cave di Arzo, dove i bambini hanno potuto vedere alcune componenti destinate al futuro spazio esterno e scoprire il lavoro necessario per realizzarle sotto la sapiente guida di Aldo Allio, presidente del Patriziato di Arzo.
Ma perché la Città ha scelto di investire nella riqualifica di questo spazio e quale ruolo vuole attribuirgli, oltre alla sua funzione di accesso alla Scuola dell’infanzia?
Ci siamo rivolti a Tazio Gerosa, collaboratore della Sezione spazi urbani della Città di Mendrisio.
“La Città attribuisce grande importanza alla qualità degli spazi pubblici e ai luoghi della quotidianità in cui le persone si incontrano. L’ingresso di una scuola dell’infanzia è uno di questi: è frequentato ogni giorno da bambine e bambini, genitori, nonni e accompagnatori e rappresenta quindi anche uno spazio di relazione per il quartiere.
Riqualificarlo significa renderlo più sicuro e accogliente, ma anche affrontare insieme temi diversi. È questo l’approccio che la Città cerca di applicare sempre più ai propri progetti: integrare qualità dello spazio pubblico, verde, clima, biodiversità, attenzione alle risorse ma anche la socialità e il vivere bene insieme. Tali spazi, seppur di dimensioni ridotte, risultano essere dei tasselli fondamentali per la riqualifica dell’intero tessuto urbano e permettono, passo dopo passo, di restituire qualità ai luoghi della quotidianità. In questo caso, alberature, superfici drenanti e materiali locali e di recupero contribuiscono sia al comfort dello spazio sia ad affrontare sfide future come le isole di calore, trasmettendo al contempo un messaggio concreto di sostenibilità e cura del territorio”.
La riqualifica assume così una dimensione che supera quella di semplice intervento sull’accesso scolastico. L’intenzione è quella di restituire alla scuola e al quartiere uno spazio pubblico capace di essere vissuto: un luogo dove sostare, incontrarsi e trascorrere del tempo all’aperto, costruito a partire dalle esigenze dei più piccoli ma pensato per essere condiviso da tutta la comunità.
Il progetto coinvolge direttamente anche le bambine e i bambini attraverso incontri e attività didattiche. Quanto è importante, per la Città, far comprendere ai più giovani come nasce e si trasforma uno spazio pubblico?
“È importante soprattutto perché permette alle bambine e ai bambini di conoscere meglio un luogo che fa parte della loro quotidianità e di scoprire, in modo semplice e concreto, come può cambiare nel tempo. Durante gli incontri possono osservare, fare domande e capire che dietro a uno spazio ci sono idee, scelte e lavori diversi. È anche un modo per avvicinarli, con curiosità e in maniera adatta alla loro età, alla natura, ai materiali e alla cura dei luoghi.Per la Città questo coinvolgimento è prezioso perché aiuta i più giovani a sentirsi parte dell’ambiente in cui vivono. È un principio che ritroviamo anche in altre esperienze promosse dalla Città, come il Consiglio delle bambine e dei bambini: dare loro occasioni per conoscere meglio Mendrisio e sviluppare, fin da piccoli, attenzione e affezione verso i suoi spazi. Le bambine e i bambini sono a tutti gli effetti cittadine e cittadini della nostra Città”.
Natura, riuso, adattamento climatico, sicurezza e partecipazione si intrecciano quindi in un progetto che punta a dare una nuova identità a uno spazio quotidiano.
Un piccolo intervento urbano che, proprio attraverso materiali, verde e attenzione alla comunità, prova a raccontare un modo diverso di pensare gli spazi pubblici della città.