Claudio Zali non si dimette: “Procedimento infondato”

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Claudio Zali non si dimette prima di fine settembre, come hanno invece chiesto Governo e partiti. Intanto in una seduta straordinaria mercoledì i quattro Consiglieri di Stato gli hanno tolto il Dipartimento del territorio, ceduto temporaneamente a Raffaele De Rosa, in attesa dell’ingresso di Piero Marchesi.

“Resto dunque in attesa della chiusura nelle prossime settimane di questo infondato procedimento. In queste circostanze, l’evocato ulteriore passo indietro dal mio ruolo di consigliere di Stato verrebbe inevitabilmente letto da molti come un’ammissione di responsabilità in realtà inesistenti. Rimango quindi al mio posto fino alla data da me stabilita e invito tutti, anche i miei colleghi, al rispetto reale, e non solo a parole, della presunzione di innocenza sancita dalla Costituzione federale”. Così, in una nota stampa Claudio Zali ha ribadito nero su bianco di restare in carica fino alla fine di settembre (incidentalmente il 27 settembre raggiungerà il pensionamento) e di respingere la richiesta formulata martedì dai quattro colleghi di Governo di lasciare immediatamente l’incarico “a tutela delle istituzioni e della loro credibilità” dopo la notizia di un secondo procedimento penale aperto dalla Magistratura nei suoi confronti per imputazioni gravissime: reati contro l’integrità sessuale. Segnatamente atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere e sfruttamento di uno stato di bisogno o di dipendenza. Reati che risalirebbero a diversi anni fa e denunciati da una terza persona, la 52enne annegata nel lago a Melide lo scorso 18 agosto, che aveva reso pubblici gli audio di Zali in cui incitava alla violenza contro una donna.
Le cause dell’annegamento sono state indicate dagli inquirenti quale circostanza probabile, in attesa tuttavia di prossimi ulteriori accertamenti tossicologici e istologici. La Magistratura sta indagando sui motivi della morte della donna e sull’aggressione che ha denunciato agli inquirenti di aver subìto da ignoti, di notte, vicino alla sua abitazione a Melide, una decina di giorni prima del suo decesso.
Mercoledì, come annunciato, il Governo ha intanto deciso in assenza delle sue dimissioni immediate di togliere a Zali il Dipartimento del Territorio, cedendolo a Raffaele De Rosa fino all’entrata in carica del successore UDC Piero Marchesi.
Il consigliere di Stato leghista ed ex giudice del Tribunale penale cantonale nel suo “diritto di risposta” si autoassolve: “Il punto centrale della vicenda risiede proprio nel fatto che la persona indicata come vittima, sentita per ore dagli inquirenti alla presenza del proprio legale, ha smentito le congetture della denunciante (la 52enne degli audio annegata, ndr.) e nega dunque che vi siano stati da parte mia comportamenti indebiti nei suoi confronti. A riprova di ciò, essa non si è costituita accusatrice privata, questo significa che ella non intende essere parte del procedimento penale ed anzi se ne disinteressa. Sentito a mia volta, ho risposto in modo trasparente ad ogni domanda e negato l’esistenza di qualsivoglia comportamento contrario alla legge. In questo procedimento, dunque, non c’è più una denunciante, non c’è mai stata una vittima e l’accusato nega in modo credibile ogni addebito”.
Zali è come noto sotto inchiesta in un altro procedimento penale per i reati di abuso di potere e di tentata coazione, in relazione alla riunione da lui convocata nel suo ufficio in merito alla detenzione al carcere La Farera di un 14enne, figlio di una sua conoscente.
Alla notizia di un nuovo procedimento penale, tutti i partiti hanno chiesto a Zali di lasciare subito il Governo. Lo stesso partito del ministro esautorato, la Lega dei ticinesi, ha demandato la scelta al diretto interessato, invitandolo comunque a valutare se vi siano ancora le condizioni per restare in carica. In un’interpellanza al Governo, Più Donne chiede fra l’altro l’istituzione di un procuratore pubblico straordinario cui affidare le indagini penali a carico di Zali. “La questione è se, proprio per tutelare la Magistratura e la fiducia nelle istituzioni, una situazione eccezionale non richieda garanzie di terzietà particolarmente forti e chiaramente riconoscibili anche dall’esterno”.
Mercoledì in conferenza stampa, la presidente del Consiglio di Stato Marina Carobbio Guscetti ha evidenziato: “La posizione del Governo è che non ci siano più i presupposti per continuare così. È il momento di voltare pagina, questo considerando la presunzione di innocenza”.