
Il suo nome è riassunto in un emblema: “La goccia che conta”. Così si chiama la neocostituita associazione di Morbio Inferiore che si propone con una petizione di salvare i pozzi del Mendrisiotto, in risposta alla crisi climatica e alle ondate estreme di calore e siccità.
Dopo un’azione di sensibilizzazione al Pozzo Polenta (foto), la raccolta di firme è lanciata. Cosa chiede? La sospensione immediata di ogni piano di dismissione o cementificazione dei pozzi di captazione locali nel Mendrisiotto; il mantenimento dei pozzi non inclusi nell’Acquedotto regionale (ARM) e la loro riconversione come riserve di acqua non potabile, accessibili agli enti pubblici, alle aziende agricole e industriali, e per le emergenze climatiche; il risanamento di tutte le acque sotterranee inquinate, “con priorità assoluta per il Pozzo Prà Tiro di Balerna e per il Pozzo Polenta di Morbio Inferiore, la cui bonifica è bloccata da 18 anni, mentre gli idrocarburi dispersi nel terreno continuano a defluire a valle” – denuncia il sodalizio.
Paola Sciolli e Dafne Mombelli, esponenti della neonata associazione, ne sono convinti: “Vittime in più occasioni di inquinamento, di carente tutela delle zone di protezione, e, nel caso del Pozzo Polenta, di un’estenuante battaglia legale, questi pozzi, se opportunatamente protetti, potrebbero rappresentare, da subito o fra alcuni anni, un’importante fonte complementare di acqua non potabile, sempre più necessaria in risposta alla crisi climatica e ai periodi prolungati di siccità. In un futuro più lontano, potrebbero ritornare ad essere fonti d’acqua potabile, se si procedesse ai risanamenti previsti dalla legge”. Le due rappresentanti del sodalizio ritengono che “la chiusura di una fonte minacciata sia una soluzione facile ma miope. Rinunciare a proteggere l’acqua significa cedere a logiche puramente economiche, dando campo libero a una cementificazione alimentata da pianificazioni sovradimensionate”.
La raccolta firme, oltre ad essere diffusa dall’associazione in forma cartacea, è pure attiva online.
L’Associazione “La goccia che conta” è un sodalizio apolitico e senza scopo di lucro, sorto per mobilitarsi per fermare la dismissione e la cementificazione dei pozzi di captazione locali esclusi dall’Acquedotto regionale del Mendrisiotto (ARM). “In un contesto di costante stress idrico – ribadiscono i rappresentanti dell’associazione – queste strutture rappresentano una risorsa pubblica fondamentale. A breve termine, possono essere riconvertite per fornire acqua non potabile destinata a usi non alimentari nell’agricoltura, nell’industria, per il lavaggio di strade e veicoli, oppure per l’irrigazione di giardini e parchi”.
Il sodalizio osserva inoltre in conclusione: “In una prospettiva a lungo termine, mantenere attivi questi impianti significa salvaguardare le falde sottostanti e creare le premesse per le opere di risanamento: un atto di responsabilità verso le generazioni future, che un giorno potranno forse tornare ad attingere acqua potabile”.







