
Un oro mondiale, un record del mondo e una finale costruita piattello dopo piattello, dopo settimane tutt’altro che semplici. Murat Pelit torna dai Campionati mondiali di tiro paralimpico di Changwon (Corea del Sud) con il risultato più importante della sua carriera nel tiro al piattello: campione del mondo e nuovo primatista mondiale. Un successo che assume ancora più valore pensando a come era iniziata la preparazione.
Dieci giorni prima della partenza Pelit era infatti finito in ospedale per un volvolo intestinale. L’operazione è stata evitata, ma agosto è trascorso tra visite, controlli e una preparazione al tiro praticamente azzeccata. “Sono partito stanco, ma carichissimo”, ha raccontato per l’occasione della conquista della medaglia d’oro.
Anche l’avvicinamento alla gara non era stato dei più rassicuranti. Le prime giornate di allenamento a Changwon avevano restituito sensazioni altalenanti, ma Pelit è comunque riuscito a presentarsi in pedana con maggiore fiducia. Le prime due serie della qualificazione sono andate bene, prima di un brusco calo nella terza: energia, forza e concentrazione sembravano improvvisamente sparite. Da 5° è scivolato fino al 13° posto, mettendo seriamente in discussione l’accesso alla finale.
Il giorno successivo restavano 50 piattelli per tentare la rimonta. I primi 25 non hanno però dato la svolta sperata: 18 centri e la sensazione che la finale stesse sfumando. Poi una frase arrivata da un atleta italiano, amico e avversario del portacolori rossocrociato, ha cambiato qualcosa: smettere di innervosirsi e godersi il momento.
Pelit ha fatto proprio questo. Nell’ultima serie si è calmato, ha ritrovato il ritmo necessario e si è guadagnato l’ultimo posto disponibile per la finale. Ottavo in partenza, dunque ultimo tra gli otto qualificati. Ma proprio lì la gara è cambiata.
“Il mio allenatore e mia moglie Isabel lo dicono sempre: io sono un uomo da finali. Il nervosismo diventa divertimento”, ha spiegato Pelit. In finale il tiratore cresciuto nel Mendrisiotto ha iniziato la rimonta, si è portato al comando nella seconda batteria e nella terza ha centrato cinque piattelli consecutivi, staccando gli avversari. Il risultato finale parla da solo: 22 centri su 30, tre in più del secondo classificato, e record mondiale nel nuovo formato di gara.
“Mi sarò ripetuto cinquanta volte: voglio l’oro. E l’ho preso”. Una medaglia che rappresenta anche il primo titolo svizzero in questa disciplina ai Mondiali paralimpici.
Per Pelit il percorso nel tiro al piattello è relativamente recente. Dopo aver concluso la carriera nel monosci dopo i Giochi Paralimpici di Pechino nel 2022, ha trovato una nuova passione. Il primo anno è servito, come ha raccontato lui stesso, “per imparare a sparare”. Poi l’incontro con l’allenatore Alessandro Belli, il lavoro sull’arma e sulla posizione del corpo e una crescita rapidissima: vicecampione del mondo nel 2025, campione del mondo nel 2026.
Ora si concederà appena tre settimane di pausa, per recuperare energie e dedicare un po’ di tempo alla famiglia, agli amici e alle passioni lasciate inevitabilmente in secondo piano. Poi tornerà ad allenarsi all’O.S Academy di Pavia, sempre con Belli. All’orizzonte c’è già una possibile Coppa del Mondo negli Emirati a dicembre; in alternativa l’appuntamento potrebbe essere recuperato in febbraio in India.
Il Mondiale paralimpico è appena finito, ma Pelit (nella foto tutta la sua gioia) guarda già avanti. Con una certezza in più: quando arriva la finale, lui sa come trasformare la pressione in qualcosa di molto più semplice. Un “gioco”, ma questa volta il gioco valeva… l’oro mondiale!







