
Ci sono luoghi che raccontano un territorio meglio di molte parole. La selva castanile del Penz, in territorio di Chiasso, è sicuramente uno di questi. L’ambito è stato scelto per la conferenza stampa annuale di promozione della raccolta delle castagne e per la valorizzazione del patrimonio arboreo.
L’incontro ha avuto luogo ieri e ha permesso di riunire numerosi attori della filiera in un luogo nel quale il castagno non rappresenta soltanto una presenza naturale, ma conserva ancora oggi una storia fatta di lavoro, di tradizioni, di persone e di quel rapporto con la terra che, per generazioni, ha accompagnato la vita delle nostre comunità. Con queste parole, Consuelo Chiesa, presidente dell’Associazione dei Patrizi Chiassesi, ha illustrato la selva castanile del Penz, che si estende per una superficie complessiva di 14’438 metri quadrati. “È un punto di incontro fra quello che abbiamo ricevuto dal passato e ciò che scegliamo di conservare e valorizzare per il futuro”. Sulla collina è stato sviluppato un percorso naturalistico rivolto innanzitutto a famiglie e giovani: la selva castanile rappresenta uno degli elementi attraverso i quali approfondire la conoscenza del bosco e dei suoi delicati equilibri.
L’appuntamento con i media intitolato Castagnamo 2026 è stato promosso da Sandro Vanini SA – rappresentata da Beatrice Fasana, managing director – con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sul valore di un frutto legato al territorio ticinese e alla sua storia. La castagna è una risorsa di valore da cui nascono prodotti di eccellenza. Promuoverne la raccolta significa preservare una tradizione, sostenere il territorio e valorizzarne le risorse.
“Per me questa è una giornata particolare” ha esordito Paolo Piattini, presidente dell’Associazione dei Castanicoltori della Svizzera italiana, sottolineando che la selva del Patriziato di Chiasso è un esempio concreto di quel patrimonio culturale, agricolo e forestale che da secoli caratterizza la Svizzera italiana. “Per generazioni il castagno è stato chiamato “l’albero del pane” della Svizzera italiana”, nutrendo famiglie, sostenendo economie locali, scandendo le stagioni. Da sempre l’Associazione sostiene la raccolta centralizzata e la collaborazione tra i diversi attori della filiera. “Castagnamo 2026” vuole rappresentare un invito a guardare il castagno con occhi nuovi: come elemento del paesaggio, come risorsa economica, come prodotto gastronomico, come strumento educativo e come patrimonio culturale. L’Associazione intende continuare a fare rete tra tutte le realtà che contribuiscono a questa valorizzazione. “Il castagno vive se viene curato e la sua cultura vive se viene condivisa” ha affermato Piattini.
La raccolta delle castagne è organizzata anche quest’anno da FOFT-TIOR SA (Federazione Ortofrutticola Ticinese) che dal 2024 coordina questa attività in collaborazione con ORIGINTI, come ha ricordato il direttore Marco Bassi, evidenziando che negli scorsi anni la risposta della popolazione è stata molto significativa, con quantitativi che hanno raggiunto anche le 70-75 tonnellate di castagne consegnate ai centri di raccolta. Le condizioni meteorologiche di quest’estate lasciano tuttavia prevedere un raccolto inferiore rispetto all’abbondante risultato raggiunto l’anno passato. Questo aspetto non deve tuttavia scoraggiare i raccoglitori, ha detto il direttore, invitando a consegnare i frutti raccolti presso i centri sparsi sul territorio nel periodo concentrato tra mercoledì 23 settembre e martedì 3 novembre.
Dal 2017 la quota produttiva dei castagni è progressivamente tornata a buoni livelli, fino a normalizzarsi, dopo il periodo di crisi registrato dal 2009 con l’arrivo del Cinipede galligeno del castagno e dell’introduzione, cinque anni più tardi, del suo antagonista naturale, il Torymus sinensis. Il quadro è stato tracciato da Marco Conedera e Patrik Krebs, dell’Istituto di Ricerca WSL di Cadenazzo. Negli ultimi anni – hanno commentato – le siccità estive hanno però limitato lo sviluppo del frutto, che è rimasto in generale di piccola pezzatura. Quest’anno la fioritura è stata molto buona e i ricci sugli alberi sono abbondanti. Resta nondimeno difficile prevedere lo sviluppo dei frutti nei ricci dopo un’estate estremamente siccitosa.
La raccolta di tutte le castagne consegnate ai Centri di raccolta gestiti da ORIGINTI è certificata e garantita dal marchio “Alto Fusto Suisse” che si impegna – ha osservato il direttore Pierre Coulin – a conservare e valorizzare le piantagioni di alberi ad alto fusto svizzeri. “Vogliamo promuovere una coltivazione vitale degli alberi ad alto fusto, capace di garantire frutta e prodotti locali e gustosi e, contemporaneamente, di salvaguardare la biodiversità e l’ecologia delle colture interessate, contribuendo anche alla protezione del clima”.
Perché tornare a raccogliere le castagne – ha ribadito Consuelo Chiesa – “significa in fondo tornare a prenderci cura della nostra terra e di ciò che questa terra continua ancora oggi a offrirci”.
I centri di raccolta
Ogni castagna conta: raccoglierla e consegnarla significa sostenere le selve castanili, la biodiversità, il paesaggio e una tradizione che appartiene alla popolazione ticinese.
I centri di raccolta sono attivi in varie zone del territorio cantonale. Il magazzino TIOR/FOFT di Stabio sarà aperto tra il 23 settembre e il 3 novembre lunedì, mercoledì e venerdì dalle 14 alle 16. Gli altri centri di raccolta si situano a Cadenazzo (Via al pian 2), Vezia (Azienda Malombra) e Biasca (ex Arsenale). Eventuali aggiornamenti si trovano sulle pagine www.castanicoltori.ch e www.originti.ch. Per informazioni telefonare allo 091 850 32 18.
“Anche le castagne piccole sono preziose: se fresche e sane, sono ben accette e contribuiscono alla valorizzazione del prodotto locale” precisano i responsabili. I raccoglitori sono invitati a separare le castagne ticinesi dalle ibride extra grandi e a portare i frutti rapidamente ai centri di raccolta più vicini, in contenitori aerati. Prima di consegnarle è sempre bene controllare le castagne, per evitare frutti ammuffiti, marci, secchi o fermentati. Dopo averle raccolte, è sconsigliato lasciare le castagne al sole, al vento o in acqua per molte ore; così come è sconsigliato usare sacchi ermetici o contenitori troppo pieni. Le castagne grandi, con buccia fessurata, immature o ancora bianche non rientrano nella classe superiore. Le partite non conformi – puntualizzano ancora i responsabili – possono essere declassate o non ritirate.
L’azienda Sandro Vanini di Rivera rappresenta l’anello finale della filiera della castagna locale, ha rammentato Beatrice Fasana, trasformando i frutti che per calibro non possono essere destinati al consumo fresco. In questo modo, tutto il raccolto delle selve e dei boschi viene pienamente valorizzato e trasformato in specialità di eccellente qualità oggi molto richieste sia dall’industria sia dal mercato al dettaglio in Svizzera.







