Isole galleggianti per curare il lago

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Immagine ©Enrico Sassi architetto.

“Il lago è malato e i sintomi sono acuti, soprattutto a sud del ponte-diga. Il Ceresio è un paziente e bisogna curarlo. Quest’anno i cianobatteri hanno fatto la loro apparizione già il mese di giugno, divenendo man mano sempre più tossici”: è questa la situazione di base a partire dalla quale Raffaele Bortolotti, presidente dell’Associazione Barocco Galleggiante, spiega la necessità di coinvolgere più Comuni possibili (e anche il Cantone) nel progetto delle isole fitodepuranti e galleggianti, studiato con la SUPSI. Quattro canicole quest’estate possono essere una causa ulteriore per l’estensione delle fioriture di cianobatteri.
Piccole isole fitodepuranti sono state concepite come laboratorio per il lago. L’idea è quella di inserire sulle isole delle piante acquatiche che facciano concorrenza ai nutrienti delle alghe patogene e vedere l’effetto che fa. Monitorare e soprattutto attivare una concorrenza alimentare. “Inizialmente – spiega Bortolotti – introdurremmo un prototipo di isola galleggiante del costo di 300 mila franchi che deve essere preciso dal profilo tecnologico (basti pensare ad esempio a quanto le onde possano movimentare le acque!) ed efficace dal profilo biologico grazie alla SUPSI. Il prezzo include manutenzione, piante, installazione e progetto”. Con il consenso dei Comuni, il progetto è praticamente pronto a partire.

L’isola è una struttura composta da tre moduli galleggianti incernierati a una piattaforma centrale triangolare. Se i Comuni rivieraschi (e non solo) che vi aderiscono fossero 10, il costo per ciascuno sarebbe di 30 mila franchi. La cifra potrebbe essere un investimento per il futuro. Oltre all’Associazione Barocco Galleggiante e alla SUPSI, al concetto lavorano lo Studio d’ingegneria Giorgio Galfetti e l’architetto Enrico Sassi. Il progetto presenta infatti un côté tecnico, uno estetico e uno biologico e cerca l’appoggio dei Comuni. Verrà presentato alle autorità cantonali per la richiesta dei permessi necessari alla posa.
Nel caso i cianobatteri proliferassero maggiormente di anno in anno, bisognerebbe pensare alle ricadute anche finanziarie e turistiche che deriverebbero per la regione. Le fioriture algali e dei cianobatteri possono compromettere la qualità delle acque – e non dimentichiamo che è in costruzione l’acquedotto a lago lungo il tratto stradale che collega Riva San Vitale a Brusino -, l’attrattività turistica del lago e, in prospettiva, persino il valore economico delle aree rivierasche.
Finora l’approccio al problema del Ceresio è stato prevalentemente quello del monitoraggio: si rileva cioè la presenza di alghe o cianobatteri e si emanano avvisi informando i cittadini. Manca ancora una sperimentazione attiva sul campo per capire quali interventi possano contribuire a mitigare il problema. Ed è da questa situazione che nasce la proposta di realizzare delle piattaforme galleggianti mobili, equipaggiate con diverse specie di piante acquatiche, capaci di assorbire parte dei nutrienti presenti nell’acqua, in particolare azoto e fosfati di cui sono ghiotti i cianobatteri. Le isole galleggianti sarebbero un laboratorio a cielo aperto, una sorta di “sonda” immersa nel lago per individuare quali specie vegetali siano più efficaci e quali tecniche possano essere sviluppate in futuro su scala più ampia.
Le isole non sarebbero dunque solo strutture verdi e mobili ma costituirebbero il tentativo di passare dall’osservazione all’azione, facendo del lago un laboratorio di innovazione ambientale e, nello stesso tempo, mantenendo viva una più ampia riflessione sul rapporto tra patrimonio culturale, paesaggio e sviluppo del territorio.