
Suoneranno all’unisono, oggi, venerdì 9 gennaio, alle 14, tutte le campane delle chiese in Svizzera. E al loro risuono la popolazione è invitata a un minuto di silenzio in segno di lutto nazionale per la tragedia di capodanno avvenuta a Crans-Montana, dove hanno perso la vita 40 persone (22 svizzeri), soprattutto minorenni, tra cui la 15enne italosvizzera residente a Castel San Pietro, nella frazione di Corteglia, Sofia Prosperi, intrappolata dalle fiamme divampate all’una e trenta di notte del 1° gennaio all’interno del bar-discoteca “Constellation”. La cerimonia funebre si svolgerà oggi a Martigny alle 14, mentre tutte le bandiere degli edifici pubblici, compreso il Palazzo delle Orsoline, verranno mantenute a mezz’asta per tutta la giornata.
Tutte identificate le 40 vittime e i 116 feriti, molti dei quali versano tuttora in condizioni gravi, ricoverati nei reparti per grandi ustionati in diversi ospedali specializzati. Secondo la tesi più accreditata dagli investigatori, il rogo è stato innescato da bengala o “party sparklers” posizionati su bottiglie di champagne, che hanno toccato materiali infiammabili sul soffitto, causando una rapida quanto inarrestabile diffusione del fuoco in un locale affollato e soprattutto privo di un sufficiente numero di vie di fuga. Un locale in cui i bengala nelle bottiglie erano già state usate a capodanno del 2020 e il rischio di incendi era dunque noto, come ha evidenziato un video diffuso lunedì dalla RTS. I due gerenti del “Constellation” sono indagati a piede libero per omicidio colposo, lesioni personali colpose e incendio colposo. Il Comune ha tolto loro la licenza di un secondo locale. La tragedia internazionale – le vittime appartengono a più Paesi, fra cui Italia e Francia – ha trascinato nel lutto anche il Mendrisiotto. Sofia Prosperi era partita nella località vallesana per festeggiare il capodanno con tre coetanei, due dei quali sono riusciti a salvarsi, mentre uno è rimasto ferito. Studiava all’International School of Como di Fino Mornasco. Mercoledì i funerali (nella fotografia), celebrati dall’amministratore apostolico della Diocesi di Lugano, Alain de Raemy, in una gremita e commossa Cattedrale di San Lorenzo.
Rose bianche consegnate ad ogni giovane, coetaneo di Sofia Prosperi, davanti alla cattedrale San Lorenzo mercoledì pomeriggio prima dell’ingresso all’omelia per l’addio alla quindicenne. In silenzio, gli amici e i familiari della vittima italo-svizzera si sono stretti in abbracci, tra le lacrime, e riuniti per l’estremo saluto. All’arrivo del feretro, scortato dalla polizia, i genitori di Sofia e la sorella si sono portati all’ingresso principale della cattedrale, quando hanno risuonato le campane, seguite da un prolungato silenzio. Ai funerali erano presenti anche le autorità politiche, fra cui il presidente del Governo ticinese, Norman Gobbi; Fabio Schnellmann, presidente del Gran Consiglio; e il parlamentare e consigliere nazionale, Giorgio Fonio.
“Tutto in noi, oggi, qui, dice di no. No, non è possibile, è solo un incubo che finirà; no, non è vero, no, non ce la facciamo, no, non si può morire a 15 anni. No!” – ha esordito nella sua omelia l’amministratore apostolico della Diocesi di Lugano Alain de Raemy, che ha aggiunto: “Ma oggi Sofia vive uno sconvolgente Sì: il più grande Sì della sua vita, il più grande Sì alla vita: Sofia vive la vita piena, eterna. Sofia sta vivendo il più grande e bel viaggio mai immaginato. Ma noi siamo del No, perché non abbiamo idea di come sia l’eternità”. E poi, rivolgendosi ai presenti, monsignor de Raemy ha evidenziato: “Carissimi giovani, voi che la conoscevate bene, Sofia, voi sapete che Sofia era tutta un Sì alla vita, come voi, giovani e genitori”. L’amministratore apostolico ha avuto parole anche per le altre vittime della tragedia: “Il nostro pensiero va oggi in particolare ai giovani della strage di Crans-Montana, a chi è rimasto ferito, a chi ne è rimasto traumatizzato, ai defunti, ma anche ai soccorritori, ai medici, al Care-Team del Ticino con la preziosissima Marina, a tutti i genitori”. Dall’altare il padre della 15enne ha affermato: “Oggi non siamo qui solo per salutare Sofia, ma anche per celebrare la vita e onorarla, vorrei che tutte le nostre preghiere fossero per i ragazzi ancora feriti che stanno lottando”. La madre ha aggiunto: “Sofia era una ragazza solare. Aveva sempre la capacità di comunicare i suoi sentimenti. Auguro a tutti i giovani di riuscire a fare altrettanto”. A prendere la parola anche le amiche: “Hai lasciato tanto amore e voglia di vivere”.
La notizia del drammatico capodanno al “Constellation” di Crans-Montana ha fatto il giro del mondo, tanto sono state d’inaudita gravità le sue conseguenze. E tanto ancora aperti e al centro dell’inchiesta penale avviata dal Ministero pubblico del Vallese rimangono gli interrogativi sulle cause. Mentre giorno dopo giorno emergono elementi di negligenza che aggravano le posizioni dei due gerenti del locale in cui è scoppiato l’incendio letale. Ma ombre si stagliano anche sulle autorità comunali. In una conferenza stampa indetta martedì a Crans-Montana, il sindaco Nicolas Féraud ha dichiarato senza chiarirne i motivi che da 5 anni il locale non veniva sottoposto a controlli (la legge prevede ispezioni annuali, ndr.) e che le ultime revisioni risalgono al 2016, 2018 e 2019 e ha affermato, rammaricandosi delle lacune, che “si assumerà tutte le responsabilità che i tribunali stabiliranno”, annunciando altresì la volontà del Comune di volersi costituire parte civile in quanto “siamo vittime e coinvolti in questa tragedia”.
Quanto alle uscite di sicurezza, secondo i responsabili comunali ne era presente una, ma non è chiaro se al momento del dramma fosse aperta o chiusa. Nel locale era presente un solo estintore. In merito alla notizia che i congegni pirotecnici all’interno del Constellation fossero stati utilizzati anche in passato, il sindaco Féraud ha affermato: “Non abbiamo mai ricevuto segnalazioni”. E parlando dei gerenti del locale sotto inchiesta – si tratta di due cittadini francesi che in una nota diramata dai loro legali martedì hanno assicurato di voler garantire la massima collaborazione con gli inquirenti – li ha definiti “estremamente negligenti. Hanno corso rischi che non si possono giustificare”.
Il Municipio di Crans-Montana ha intanto vietato con effetto immediato a tutti i 128 locali pubblici presenti sul territorio comunale l’uso di dispositivi pirotecnici al chiuso.
Coinvolti pure il Servizio Lav, la Polizia scientifica, l’EOC e il Care-Team Ticino
A intervenire in soccorso alla tragedia internazionale è stato anche il Servizio per l’aiuto alle vittime di reati (Lav), attivato per assicurare il sostegno psicologico alle famiglie e alle vittime del fatale incendio nel cuore della località vallesana e l’immediato aiuto finanziario. Funzionari e agenti della Polizia scientifica ticinese hanno inoltre immediatamente prestato la loro collaborazione per l’identificazione delle vittime e dei feriti del Costellation, come pure l’Ente ospedaliero cantonale ha offerto il suo appoggio, non per accogliere i grandi ustionati, dal momento che non possiede un centro specializzato, bensì per alleggerire il carico sanitario palesatosi dopo la tragedia. Attivo pure il Care-Team Ticino.
L’inchiesta penale del Ministero pubblico del Vallese prosegue per ricostruire la complessa vicenda giudiziaria e per chiarire le cause del rogo. Un’indagine che dovrà affrontare anche il delicato quanto urgente fronte dei risarcimenti finanziari alle numerose, troppe vittime.







