
Passaggio di testimone alla direzione della Fondazione Paolo Torriani per minorenni. Dopo 25 anni, il direttore Luca Forni conclude la sua collaborazione con la storica Fondazione di Mendrisio, attiva nell’ambito della protezione dei minori. Dal 1° gennaio è subentrato al suo posto Paolo Marvin, che collabora con la struttura dal 2013, negli ultimi anni in qualità di responsabile nell’internato dell’istituto. Le principali tappe intraprese all’interno della struttura, nonché le sfide future, vengono illustrate dagli stessi due direttori in avvicendamento nel testo che di qui seguito pubblichiamo integralmente.
Forni era stato nominato direttore il 1° gennaio del 2000 e già nel suo primo anno d’attività aveva dovuto confrontarsi con la riorganizzazione dell’Istituto. In particolare, il bisogno di accogliere bambini era all’epoca quasi inesistente, mentre c’era una forte richiesta di accogliere minorenni nella fascia adolescenziale. In accordo con l’Ufficio del sostegno a enti e attività per le famiglie e i giovani (UFaG), referente statale per il contratto di prestazione, organo pianificatorio e di vigilanza, si è quindi deciso per il cambiamento di casistica formando dei gruppi residenziali per adolescenti. Sotto la direzione di Forni, la presa in carico educativa ha evidenziato nel corso di questi 25 anni dei cambiamenti significativi per adattarsi all’evoluzione dei bisogni inerenti alla protezione dei minori e ai cambiamenti sociali. Per far fronte quindi a una casistica estremamente disomogenea e a situazioni sempre più complesse e multiproblematiche, oggi possiamo definirla psico-socio-educativa, caratterizzata da un approccio fortemente individualizzato e, a volte medicalizzato (l’ideale sarebbe che oltre alla presenza della farmacoterapia ci sia sempre anche la psicoterapia, scelta non scontata per le resistenze dei diretti interessati).
Le modalità relazionali degli adolescenti nella società sono fortemente cambiate nel corso degli anni, sia per il passaggio da un’educazione autoritaria e verticale (dove per la maggioranza il ricorso alle punizioni corporali faceva parte del metodo educativo) a un’educazione maggiormente orizzontale basata sull’autorevolezza e la non violenza, dove il riconoscimento della propria autorità va conquistata sul campo relazionale. Sia per l’importanza acquisita nelle relazioni e nelle scelte degli adolescenti: dall’uso del cellulare, di internet, dei social media, dell’intelligenza artificiale. Sia per la rilevanza assunta da un maggior riconoscimento dei diritti dei minori (a volte dimenticando il rovescio della medaglia relativo ai doveri e alla questione fondamentale nel campo dell’educazione dell’assunzione di responsabilità), dove l’ascolto e la partecipazione del minore, rispetto al suo progetto di vita, sono essenziali.
E qui la sfida sul piano educativo consiste sovente nel come sostenere e accompagnare un ragazzo che non ha una domanda di aiuto, ma che mette in atto dei comportamenti a rischio significativi. In relazione a quest’ultimo aspetto è sorprendente come le possibilità di autodeterminazione degli adolescenti (nel bene e nel male) siano fortemente aumentate.
Sul piano della presa in carico delle strutture educative della Fondazione, questi cambiamenti si sono tradotti in una parziale rinuncia del modello basato sull’integrazione e l’equilibrio di tre dimensioni fondamentali: l’aspetto normativo/contenitivo delle regole, l’aspetto riguardante il dialogo, l’attribuzione e la condivisione di senso (rispetto ai vissuti, alle rappresentazioni e alle modalità relazionali) e l’aspetto relazionale affettivo. È in particolare l’aspetto normativo che ha perso di forza per l’inefficacia nel farlo valere, per lasciare maggior spazio alla ricerca di una maggiore consapevolezza e condivisione di senso rispetto ai propri vissuti emotivi e relazionali, al “maternage” e alla dimensione affettiva della relazione.
Una costante capacità
di adeguamento
Questa capacità di adeguamento ai bisogni del territorio nel campo della protezione dei minori ha caratterizzato l’intero percorso della Fondazione Paolo Torriani per minorenni durante questo quarto di secolo. Verso la fine del 2000, la Fondazione ha assunto il mandato del Centro di Pronta Accoglienza e Osservazione (Centro PAO), il centro educativo per minori in Ticino che si occupa dell’accoglienza e dell’osservazione/progettualità, in situazione d’urgenza, di minorenni dai 4 ai 18 anni. Sempre nello stesso periodo, la Fondazione ha dato la sua disponibilità per la creazione del Servizio di Accompagnamento Educativo (SAE), servizio che è stato gestito fino al 2011 in collaborazione con altre due fondazioni storiche: la Fondazione Antonia Vanoni e la Fondazione Von Mentlen.
Dal Centro Pao
al Time Out Personalizzato
Nel 2010 è stata inaugurata la nuova sede del Centro PAO grazie alla costruzione di un apposito edificio sul terreno della Fondazione. La Fondazione ha proseguito su questa strada ultimando alla fine del 2016 il nuovo edificio “Torre d’Angolo”, in parte con mezzi propri e in parte grazie a un’importante raccolta fondi. Questo stabile ospita anche la “Libreria dei Ragazzi + bar”, che collabora in modo stretto con la Fondazione offrendo delle attività motivazionali-occupazionali ai suoi ragazzi. Inoltre, dall’aprile 2017 questa struttura è anche la sede della Cellula Socio-educativa d’Urgenza per Minorenni (CSUM), servizio della Fondazione che interviene, durante il fuori orario degli uffici statali, nelle situazioni in cui c’è un rischio per l’incolumità psicofisica di un minorenne. La CSUM risponde anche alla possibilità di accogliere dei minorenni per dei time out residenziali di al massimo 72 ore. Questo servizio offre anche una presa in carico di sostegno e accompagnamento intensiva sull’arco di 18 mesi presso il luogo di vita del minore, prestazione gestita dal Centro Educativo Minorile Itinerante (CEMI).
Nel 2022, infine, la Fondazione ha aperto a Bellinzona (in seguito a Giubiasco), sempre in stretta collaborazione con l’UFaG, l’Accoglienza Time Out Personalizzato, centro educativo specializzato nella presa in carico urgente e individualizzata di adolescenti in grave difficoltà.
Le sfide future
Guardando al futuro, la Fondazione è intenzionata a continuare a dare prova della sua dinamicità, della sua creatività e della sua disponibilità nel rispondere al meglio ai cambiamenti dei bisogni evolutivi nel campo della protezione dei minori. In effetti, quest’anno si aprirà il cantiere per la ristrutturazione e l’ampliamento dell’attuale “stabile palestra”. La realizzazione di questo progetto, sotto la nuova direzione di Paolo Marvin, prevede la messa a disposizione di nuovi spazi per l’amministrazione per adeguarsi all’aumento considerevole delle attività della Fondazione (oltre alle strutture sopraccitate, essa conta attualmente una sessantina di dipendenti). Inoltre, ci saranno degli spazi per le terapie, in quanto la dimensione della cura assume sempre più importanza. Infine, si costruiranno degli appartamenti per la presa in carico di livelli progressivi, destinati ai giovani con maggiore capacità di autonomia, e per le post-cure a favore di coloro che necessitano di un sostegno momentaneo significativo dopo la dimissione dall’Istituto (per la Legge per le famiglie l’età massima del collocamento corrisponde ai 20 anni).







