
Quanto influisce l’origine socio-economica dei genitori sulla scelta di abbracciare i corsi A (attitudinali) o B (base) in matematica e tedesco a partire dalla seconda classe di Scuola Media? Il tema è delicato. In questi anni ha suscitato varie discussioni in Ticino. Viste le oggettive maggiori difficoltà riscontrate dagli allievi di corso B ad accedere poi a diversi percorsi scolastici superiori o a trovare impieghi per gli apprendistati, si è parlato spesso di un sistema discriminatorio, che non offre cioè a tutti le medesime chances. Ad esempio quando la famiglia non può pagare lezioni private per sostenere i figli in difficoltà a raggiungere la media necessaria ad accedere al livello A (il 4 e mezzo) o quando i genitori non riescono o non hanno tempo di seguire gli studi dei figli. È su questo delicato argomento che si è chinata la SUPSI. In queste settimane, nelle Scuole medie del Mendrisiotto così come in quelle di tutto il resto del Cantone, il Dipartimento formazione e apprendimento della SUPSI sta infatti proponendo un corposo sondaggio fra i vari attori coinvolti: allievi, genitori e docenti. La sua impostazione è concepita sulla prospettiva di chi lo compila ma il tema è lo stesso e le domande indagano sulle aspettative di allievi e genitori, sulle formazioni scolastiche di padri e madri, sul modo di percepire l’opzione A o B da parte dei ragazzi, sui valori considerati prioritari per i propri ragazzi (ad esempio che i figli rispettino gli altri o che siano al massimo dell’efficienza a scuola). Quanto influiscono docenti, genitori e direttore di sede sulla scelta degli allievi di seguire il corso A o B e quale immagine di sé restituisce l’inserimento in un corso attitudinale piuttosto che in un corso di base? Quanto invece la scelta si fonda sulle competenze effettive dei ragazzi?







