“Quel cinghiale all’uscio della Torriani”

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A tu per tu con un cinghiale agitato, in pieno centro a Mendrisio. È successo a diverse persone lunedì mattina presto e anche la mattina precedente. Domenica, il selvatico è stato visto davanti al Növ Matag in via Gismonda (forse voleva fare colazione?) e lunedì mattina in via Pollini. Ma l’esperienza ravvicinata più stressante è capitata a Susan Ortensi sull’uscio della Casa Torriani per anziani, dove la signora – verso le 7.15 di lunedì mattina – si stava occupando delle pulizie all’ingresso. “Stavo passando l’aspirapolvere davanti all’entrata della Torriani – ci dice – e avevo aperto la prima porta verso l’esterno mentre era chiusa (per fortuna) la seconda porta, quella cioè a vetro che s’affaccia direttamente sull’uscio e il giardino”. E poi? “L’ho visto arrivare, me lo sono trovato davanti ai vetri. Mi guardava. Se questa porta fosse stata aperta, avrebbe potuto entrare nella struttura”. Invece cosa ha fatto? “Ha rovesciato un vaso e poi girava per il parco a passo spedito. Devo dire che era un esemplare bello grosso, un adulto”. Sempre il medesimo animale o due cinghiali diversi hanno fatto tappa in Città domenica e lunedì mattina? Alla ricerca di cibo?
Da cosa sono attratti gli ungulati per raggiungere quote così urbane? Lo chiediamo ad Andrea Stampanoni, collaboratore scientifico dell’Ufficio della caccia e della pesca.
“Fonti di cibo, essenzialmente. Per cui va escluso il foraggiamento volontario e va osservata particolare attenzione a non lasciare compostaggi liberi e depositi di resti di cucina. Va infatti evidenziato che i cinghiali possiedono un olfatto molto sviluppato”.

Un avvistamento, a distanza ravvicinata, è avvenuto alla casa per anziani Torriani di Mendrisio. È sorpreso?
“Avvistamenti ce ne sono un po’ tutto l’anno. È possibile segnalarli sul nostro portale internet all’indirizzo www.ti.ch/caccia.sportello. Orti e vigneti sono i luoghi più danneggiati. Già a Morbio c’erano stati dei casi tempo fa”.

Sono pericolosi i cinghiali per l’uomo?
“Le femmine con i piccoli, come per altro analogo discorso vale per tutte le specie, tendono maggiormente a difendersi. Un altro “fattore di rischio” è la presenza del cane, che facilmente può mettersi fuori controllo alla vista di un cinghiale. Occorre dire che il cinghiale ha una nomea di animale “feroce”, ma è selvatico alla stessa stregua di un capriolo o un cerbiatto, il quale tuttavia nell’immaginario collettivo, culturalmente, grazie ai cartoni animati della Walt Disney, ci appare più dolce se lo associamo a “Bambi” della fiaba, mentre il cinghiale lo riteniamo nero e brutto. Eppure, entrambi hanno gli stessi comportamenti e atteggiamenti, tendono a fuggire. Il cinghiale non va temuto, anche se posso capire che non sia una presenza gradevole, soprattutto nei momenti in cui magari tende a fermarsi qualche istante alla presenza dell’uomo, prima di scappare”.
Un altro timore è la presenza del cinghiale sulla strada.
“In Ticino il rischio di incidenti stradali causati da un cinghiale sono rarissimi. È decisamente più pericoloso il capriolo, dal momento che è meno notturno del cinghiale, così pure il cervo: è crepuscolare e si muove all’alba.

A partire dallo scorso anno avete introdotto la caccia al cinghiale estiva. Per quali ragioni e con quali esiti?
“I problemi sono due: l’eccessiva presenza di cinghiali in Ticino in conseguenza a un’alta riproduzione e la peste africana, diffusa nella vicina penisola, il cui arrivo alle nostre latitudini sarebbe imminente. Con la caccia estiva gli obiettivi sono quelli di ridurre il numero degli ungulati per diminuire la loro presenza nei contesti suburbani e quindi i danni, nonché di prevenire l’arrivo o la diffusione di questo virus. Per questo motivo abbiamo intensificato gli abbattimenti, che tra il 2022 e il 2023, ci ha visti passare da 2200 a 3000 cinghiali catturati, ossia quasi un terzo in più in un anno grazie all’introduzione della caccia al cinghiale estiva, che sarà riproposta anche i prossimi giugno e luglio. Abbiamo già diversi cacciatori iscritti e pertanto speriamo di raggiungere ancora un buon numero di abbattimenti”.

Ma da dove arrivano i cinghiali?
“Dall’Italia, segnatamente dalla Lombardia. Oggi si può affermare che i cinghiali popolano ormai quasi tutto il Ticino. Hanno risalito lentamente il nostro Cantone tra la fine degli anni Ottanta e inizio Novanta, a cominciare dal Malcantone e in parte dal Mendrisiotto, e adesso, esclusa l’alta Leventina (fino a Faido) e l’alta Valle di Blenio (fino all’altezza di Malvaglia), praticamente sono ovunque, e raggiungeranno anche quelle zone. Nell’arco dell’anno se ne contano in media quattromila capi. Purtroppo non esiste un censimento, per cui il numero potrebbe essere anche più elevato”.