La grande famiglia dei ferrovieri

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Nell’immagine, una cartolina che data del 1932: riprende l’inaugurazione della nuova stazione (Soldini). Nell’immagine sotto invece è in posa il personale amministrativo della stazione di Chiasso. Eravamo nel 1910.

Nei giorni del 150° della stazione di Chiasso, ci piace pubblicare alcune immagini storiche dei treni e delle persone che hanno fatto la vita dello scalo ferroviario di Chiasso. L’aspetto umano è sottolineato da Edo Bobbià che propone il contributo che pubblichiamo qui di seguito. Bobbià racconta di quella che era la grande famiglia dei ferrovieri, degli orari che facevano, di come si intersecavano i loro turni, le misure di sicurezza e lo strano miscuglio linguistico che parlavano fra italiano, dialetto e tedesco. Nonché la buona convivenza con gli amici e colleghi italiani.

e.b.) I 150 anni della stazione FFS di Chiasso nel ricordo di fatti, linguaggi e persone che vi hanno lavorato. Se ne parlerà nella serata di martedì 9 aprile alle 20.30 nel Foyer del Cinema Teatro a Chiasso.
L’impegno del Municipio di Chiasso va lodato per aver voluto degnamente sottolineare lo storico avvenimento. Vi saranno eventi, conferenze e incontri mirati a valorizzare la grande importanza avuta dalla stazione FFS negli anni. Tra le conferenze, salta all’occhio anche quella che ha come tema la storia della stazione nella sua componente storico/umana. Infatti, l’intenzione degli organizzatori della serata è quella di raccontare la stazione FFS di un tempo non troppo lontano, una retrospettiva con il cuore e con una velata malinconia, di riconoscenza e anche di sincero affetto verso le molte persone del nostro distretto che in quella stazione hanno lavorato. Quel passato che ne ha disegnato il futuro e il successo.
L’operosità alla stazione di Chiasso era vita viva a sé nel contesto più generale. Manovratori, staffisti, capimanovra, guardiani agli apparecchi centrali, macchinisti, impiegati amministrativi, tecnici della sicurezza, della bassa e dell’alta tensione, funzionari del controllo veicoli, etichettatori, verificatori, conduttori e capitreno, sottocapi, capimovimento e funzionari dirigenti erano il cuore pulsante dell’attività di ogni giorno. Rigorosamente suddivisi in turni di 8 ore, a partire dalle 4.00 del mattino, arrivavano sempre puntuali in stazione con ogni tempo e mezzo, ma principalmente motorette, Vespe e Lambrette, con qualche eccezione di cilindrata superiore e poi di automobili. Rumorosi all’arrivo e rumorosi in servizio, caratteristica nota di noi MoMo, che aiutava quantomeno a stemperare le fatiche e a convivere con le avversità meteorologiche.
Ogni avvenimento di cronaca, anche minore, era discusso e sviscerato nel dettaglio, con l’aggiunta di prove provate, non di rado inesistenti, che animavano il dibattito.
Ma si sapeva anche molto bene che la vita sui binari era molto pericolosa, l’incidente sempre in agguato e dunque l’attenzione e la prudenza non dovevano mai venire meno. L’azione di prevenzione era già allora rigorosa, capillare e puntuale, anche se non sempre condivisa.
I ferrovieri provenivano ad ogni parte del distretto e anche oltre. Ognuno cercava di dare il suo contributo all’interno di un’organizzazione complessa, con attività intersecate una nell’altra che alla fine permettevano ai treni viaggiatori di arrivare e di ripartire verso l’Italia e il nord, come pure ai lunghi treni merci di essere scomposti, manovrati e ricomposti. Si parlava e si davano ordini di manovra in una lingua un po’ particolare, un miscuglio curioso di italiano, dialetto e svizzero tedesco. Verrà ricordato durante la serata.
La grande famiglia dei ferrovieri, poiché questa era la realtà, era unita e borbottona allo stesso tempo. Caratteri diversi, capacità diverse che si cercava comunque di armonizzare, quasi sempre con ottimi risultati. Questo mondo pulsante, almeno fino agli inizi degli anni 2000, ha permesso a moltissime famiglie di avere un’esistenza serena. Non tanti i soldi da portare a casa ogni fine mese ma che hanno anche permesso di far progredire i figli negli studi, generalmente con successo.
Durante l’incontro si parlerà anche dei rapporti sempre cordiali e gratificanti con i ferrovieri italiani, sarebbe meglio dire con gli amici italiani, che hanno contribuito alla pari dei nostri al successo della stazione di Chiasso. La riconoscenza espressa in entrata verso l’Autorità di Chiasso non è dunque solo simbolica. Stagione passata molto ricca di umanità, di valore e di valori assolutamente irripetibili.
È pertanto giusta, quando non doverosa, questa retrospettiva che verrà proposta il 9 aprile alle 20.30 presso il Cinema Teatro di Chiasso. A moderare la serata sarà il Vicedirettore del Corriere del Ticino Bruno Costantini. I suoi ospiti saranno: Graziano Gianinazzi, già Ispettore d’esercizio per il Ticino, Adriano Gobbi, già Capostazione smistamento ed Enrico (Chico) Bernasconi, già Capomovimento. Interverranno pure Franco Pagani e Edo Bobbià.