Dentro le Ferrovie del Messico

0
193
Lo scrittore piemontese Gian Marco Griffi domani, sabato, sarà al Teatro dell’architettura di Mendrisio con il suo romanzo-rivelazione.

La mole potrebbe scoraggiare – 824 pagine – ma la scrittura è fluviale e il libro scorre. Parliamo di Ferrovie del Messico (Laurana, 2022), romanzo rivelazione, epico, d’avventura, d’amore e di guerra (lo scorso anno ha sfiorato il Premio Strega). Autore, Gian Marco Griffi, 47 anni, piemontese, ospite domani, sabato 16 marzo alle 18.30 al Teatro dell’architettura di Mendrisio, evento anteprima di ChiassoLetteraria che sarà moderato da Mario Casella.

Si tratta del suo primo romanzo dopo le due raccolte di racconti, Più segreti degli angeli sono i suicidi (Bookabook, 2017) e Inciampi (Arkadia, 2019). Colpisce il passaggio dalla misura breve del racconto a un’opera di così larga ampiezza.
“Il passaggio non è stato per nulla traumatico, perché non si è trattato di un passaggio: Ferrovie del Messico l’ho concepito come un insieme di più capitoli che molto spesso sono anche quadri a sé stanti. Sono scene che potrebbero essere dei racconti. E in effetti, quattro o cinque di questi, prima di ideare il romanzo, erano usciti in alcune riviste letterarie. Naturalmente il romanzo ho cercato di tesserlo con più registri, stili, con più narratori. L’ho scritto in un anno e mezzo durante il lockdown. Io dirigo un Circolo di golf e quindi non è che abbia molto tempo, mi sono sempre descritto come uno “scrittore del lunedì” che era il mio giorno libero. Durante la pandemia ho avuto tantissimo tempo, ma soprattutto sapevo bene quello che volevo scrivere”.

Veniamo dunque alla trama dell’opera, che nel frattempo ha raggiunto le 50 mila copie vendute. La storia si svolge in particolare ad Asti ed è ambientata nel ‘44 nella Repubblica Sociale Italiana, il regime collaborazionista della Germania nazista voluto da Hitler e guidato da Mussolini.
“La vicenda sconfina anche in Svizzera, con l’episodio di due disertori in una sorta di avventura donchisciottesca, ma anche lo stesso protagonista varca il confine per trovarvi rifugio. Si tratta di Cesco Magetti, il quale non è fascista per ideologia ma sceglie di non decidere e di non far nulla per provare a migliorare il mondo che lo circonda, ciò che lo porta a vivere in una sorta di limbo. È cresciuto nell’ambiente del fascismo e rimane ancorato nella sua quotidianità della guerra pre armistizio dell’8 settembre 1943 e non ha il coraggio di essere un partigiano, rimane schiavo della sua paura, dell’ignavia”.
A suo avviso quali caratteristiche imprescindibili deve avere un romanzo?
“Io credo ai libri che smuovano qualcosa, che facciano ridere, riflettere, piangere, che ci aprano una finestra su un’altra dimensione. Il mio è un romanzo antifascista, antimilitarista, un romanzo d’amore. Tilde, per Cesco Magetti, diventa una delle sue ossessioni, uno dei suoi dolori, anche se la vera sofferenza sarà per lui la morte del suo migliore amico, che viene ammazzato dai nazisti. Cesco deve risolvere un problema enorme di un ordine che deve eseguire: disegnare la mappa delle ferrovie del Messico e non ha idea di come fare. Ho cercato di mettere un uomo di fronte a una situazione kafkiana. Ma quel che ho incluso nel romanzo e che a me interessa prioritariamente è il linguaggio, che ne diventa la narrazione: di volta in volta la lingua è quella che fa da protagonista, e dei personaggi e della narrazione”.

Ferrovie del Messico proietta i suoi binari della fantasia e dell’immaginazione senza limiti di ampiezza.
“Io questo romanzo lo avrei fatto di 1500 pagine, ma non ho avuto il coraggio, oggi invece ce lo avrei. Prima avevo l’incoscienza di chi non aveva nulla da perdere, ma oggi me ne fregherei abbastanza anche se ho comunque una responsabilità verso i lettori. D’altra parte avevo pensato ad altre parti e ad altri capitoli per Ferrovie del Messico e, come annuncio in coda al libro, il romanzo conoscerà così una seconda parte. A me piacciono le digressioni, che nel romanzo non sono tuttavia mai totali e nessuna è avulsa dalla trama generale. Resta il fatto che amo “viaggiare” e fornire una costruzione labirintica di una storia”.

Il Messico rappresenta il crocevia geografico del libro, eppure lei lo ha visitato solo dopo aver scritto il romanzo.
“È vero. L’operazione di scrittura è stata per questo molto salgariana. Del Messico sapevo solo quello che conoscono tutti: i sombrero, la revolución… E quindi mi sono dovuto documentare e in mio soccorso sono venuti scrittori che hanno ambientato le loro opere in Messico, primo fra tutti Juan Rulfo, per me meraviglioso, che ha scritto solo due libri ma folgoranti e poi Roberto Bolaño che lì ha pure calato molti dei suoi racconti perché ci ha vissuto. Poi c’è Sotto il vulcano di Malcolm Lowry. Queste narrazioni hanno costruito il mio primo immaginario, che ho in seguito completato con altri studi storici, geografici, incluse le… ferrovie”.