Mori del Giovedì Santo: “Ripensiamoci insieme”

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Franco Lurà, già direttore del Centro di Dialettologia e di Etnografia della Svizzera Italiana

“Invito il Consiglio di Fondazione delle Processioni della Settimana Santa a un ripensamento e a mettersi a un tavolo di dialogo per rivedere la decisione presa”. Franco Lurà , già direttore del Centro di Dialettologia e di Etnografia della Svizzera Italiana, lancia un messaggio chiaro sulla scelta di non dipingere di nero i visi dei “mori” che sfilano il Giovedì Santo nell’ambito della Funziun di Giüdee a Mendrisio. Decisione che ha infiammato gli animi della popolazione molto legata a questa sua tradizione vivente.
Secondo il professor Lurà “la decisione, pur essendo stata soppesata, risulta affrettata, emotiva e superficiale: non entra nell’essenza della questione, che esige ben altre argomentazioni e altre riflessioni. Il razzismo si combatte in altri modi. Con queste scelte si arrischia di creare un inopportuno distacco, uno scollamento fra il Consiglio di Fondazione e la popolazione”. Il tema scuote le corde della sensibilità della gente. Non sono pochi coloro che – alla luce di questa novità (“mori” bianchi) – già annunciano di voler boicottare la processione. Di più, Franco Lurà teme che possano manifestarsi reazioni di disappunto al passaggio dei figuranti. Al centro della diatriba c’è il riconoscimento dell’UNESCO che ha inserito le Processioni storiche nella lista rappresentativa dei Beni culturali e immateriali. Franco Lurà fa notare che, al momento della presentazione del dossier di candidatura, l’accento era stato posto sull’unicità della tecnica dei trasparenti (le tele che illuminano le vie e i lampioni portati in processione), senza toccare la struttura delle sfilate stesse, che di per sé non sarebbero state prese in considerazione. Diversa la lettura fornita dal Consiglio di Fondazione che – in queste ore – ha affidato a un comunicato le ragioni della sua decisione. L’integralità della nota è pubblicata sull’edizione cartacea.