Balerna riscopre il “suo” duca con una docufiction

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Un'immagine tratta dalla docufiction sul duca.

Il duca della libertà: Tommaso Gallarati Scotti (1878 – 1966) è il titolo del documentario-fiction che verrà proiettato domani sabato 21 ottobre alle 17 nella Sala della Nunziatura a Balerna. Il pubblico è invitato (durerà circa 45 minuti) e si tratta di una prima mondiale dedicata a una personalità davvero importante: il duca milanese Tommaso Gallarati Scotti, notevole intellettuale cattolico-liberale e antifascista braccato dai repubblichini della Repubblica di Salò e rocambolescamente riparato in Ticino alla fine del 1943. Nel secondo dopoguerra diventerà ambasciatore d’Italia a Madrid e quindi a Londra.
Nel 1944 trascorse 6 mesi del suo fruttuoso esilio in Svizzera, proprio a Balerna, borgo cui fu molto affezionato per le ragioni che verranno spiegate nel filmato. Viveva nella “casa della principessa” (Palazzo Melzi, proprio di fronte alla Collegiata di San Vittore), di cui l’ultima inquilina fu proprio la sua pittoresca zia, la nobildonna Giovanna Melzi d’Eril (1860-1943), nella memoria dei vecchi balernitani, semplicemente la “principessa”. Regista freelance della docufiction è il varesino Luca Tossani mentre Rolando Schärer di Balerna, bibliotecario in pensione e animatore culturale, si è occupato della sceneggiatura e della consulenza storica. A lui chiediamo di descriverci il duca. “Mi ha affascinato il personaggio che si fa conoscere come a dir poco poliedrico, – commenta Schärer – con una storia personale legata a grande impegno e passione per la letteratura (fra l’altro è stato amico e biografo di Antonio Fogazzaro), la religione, la politica come antifascista, la diplomazia. Era considerato una brava persona, mite, ben voluta. A Balerna tutti gli volevano bene”. Quindi questa proiezione è un’operazione storica e… “molto emozionante. Trent’anni fa avevo ricevuto dalla compianta Sandra Jäggli un articolo che era apparso sul “Corriere della sera” del 18 dicembre 1957: era uno struggente elzeviro intitolato semplicemente “Balerna” dedicato alla storia della famiglia nei suoi legami con questa che lui chiama “borgata ticinese”. Mi colpì molto e lo tenni da parte fino a potere poi approfondire la storia del duca”.
Fu una personalità di spicco nella storia d’Italia della prima metà del Novecento: cattolico liberale, riformista religioso, letterato, ufficiale degli alpini nella Grande Guerra, antifascista della prima ora, abile diplomatico e milanese impegnato nella Ricostruzione. In un articolo apparso 2 anni fa sulla rivista ilMendrisiotto, Schärer descrive come alcuni anziani di Balerna, che furono bambini negli anni Trenta, ricordavano la sua zia Giovanna Melzi d’Eril (Balerna 1860 – Bellagio 1943) che giungeva in calesse con il suo seguito di famigliari e domestici. Nata contessina e diventata principessa quando sposò il principe Luigi Gonzaga, “donna Jeanne” – come veniva anche chiamata – era avvolta da un’aura leggendaria e riteneva che i fanciulli di Balerna fossero piuttosto gracili ed esangui. Si attivò quindi, supervisionando per molti anni “la somministrazione di generose cucchiaiate di olio di fegato di merluzzo ai bambini dell’asilo, istituzione di cui fu una delle stimate “patronesse”” si legge nell’articolo de ilMendrisiotto. E l’ultimo inquilino “melziano” del palazzo della principessa, un anno dopo la morte della nobildonna lombarda nel 1944, fu un suo nipote: appunto il duca Tommaso Gallarati Scotti. Il duca era figlio di Luisa Melzi d’Eril, affascinante sorella maggiore della principessa, anch’essa nata a Balerna. Ma torniamo alla docufiction che ripercorre l’arrivo e il soggiorno a Balerna. Fasi che non furono prive di aspetti rocamboleschi e persino gustosi e che saranno riproposti in scene alternate a interviste rilasciate da testimoni diretti (Aldo Carò, il nipote Fulco Gallarati Scotti) e da storici e professori universitari Alfredo Canavaro e Fabrizio Panzera. Sfuggendo alla morsa repubblichina, Tommaso si rifugiò in Svizzera e dopo un periodo di quarantena e un soggiorno riabilitativo a Moncucco, ottenne il permesso dalle autorità elvetiche di trasferirsi nel Palazzo Melzi di Balerna. Durante questo esilio svolse un’intensa attività di collegamento fra esuli di differenti orientamenti politici, dai liberali ai comunisti. Nella vita privata, possiamo dire che il suo grande amore è stata Lella, conosciuta alla fine della Prima guerra mondiale quando ormai era quarantenne. Una splendida contessa di 23 anni, Aurelia Cittadella Vigodarzere, che sposò a Padova. Lei condivise con lui tutti i momenti decisivi della vita. Il duca è stato fecondo anche dal profilo letterario. Citiamo solo i due romanzi Miraluna (1927) e La confessione di Flavio Dossi (1942) nonché la raccolta di novelle Storia dell’amore sacro e dell’amore profano colpita nel 1911 dagli strali del Sant’Uffizio che le giudicava intrise di modernismo e le inserì nell’Indice dei libri proibiti. Del resto furono tre le sue opere poste all’Indice. E fra queste figura anche il volume Vita di Antonio Fogazzaro pubblicato nel 1920. Va detto tuttavia che durante il suo sereno tramonto, si realizzò un pieno riavvicinamento con la Chiesa cattolica. In un clima ecclesiale e teologico mutato, avranno luogo vari incontri con mons. Angelo Roncalli (in diverse sue funzioni fra cui quella di papa) e con Giovanni Battista Montini (dapprima come arcivescovo di Milano e poi come papa Paolo VI). Il “papa buono” gli riconoscerà, anche con il conferimento dell’onorificenza della Gran Croce dell’Ordine di San Gregorio Magno – consegnatagli dal cardinal Montini, allora arcivescovo di Milano – il merito di aver anticipato l’“aggiornamento” della Chiesa cattolica.