Non è un paese… per democratici (piuttosto)

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Due premesse. Piazzare uno skate park con la relativa “area di svago” sulla rotonda dell’ex macello comunale, che notoriamente è uno fra i siti più pericolosi e inquinati dal traffico motorizzato che vi siano a Mendrisio, è oggettivamente un’idea dissennata. Chi pratica questa disciplina e quella del parkour s’attende forse di meglio. Dunque, offrire a costoro – giovane o meno giovane, come sembra essere – questo pericoloso “contentino” dipingendolo e spacciandolo per una gran bella idea, appare soggettivamente perlomeno di dubbio gusto. Ora, si può anche capire che, dopo gli scivoloni del quadriennio agli sgoccioli, in vista delle vicine rielezioni comunali con quel progetto fatto passare in Consiglio comunale proprio all’inizio del periodo estivo (ci si dice casualmente, non certo per sventare pericoli referendari), il Municipio sia sul fotofinish alla ricerca di consensi (anche) “giovani”. Sia chiaro: fra tali proposte, ancorché scombinate, e le relative mosse elettorali, furbastre come appaiono, ovviamente ci si muove ancora nel gioco lecitamente “democratico”. Fatte queste premesse, bisogna però dire che quanto, invece, in questa vicenda c’è di poco democratico è piuttosto il tentativo di ostacolare l’esercizio effettivamente democratico di quanti hanno deciso la raccolta delle firme per il referendum, convinti che sul progetto come tale debbano infine potersi esprimersi tutti i cittadini contribuenti di Mendrisio. Di poco democratico non sono tanto gli scritti visti già da inizio luglio sui media a firma degli esponenti dell’intellighènzia politica trasversale cittadina, spintisi fino a definire costoro «ottusi e retrogradi» o a scrivere, giocando col titolo di una pellicola cinematografica piuttosto datata (dunque probabilmente poco conosciuta ai giovani skaters e acrobati), che «Mendrisio non è un paese per giovani». Lo sono piuttosto le azioni degli organizzatori della campagna denigratoria sui “social” e – questo è il peggio – dei picchetti anti-firma (certo, non violenti) e dei “disincentivatori” (benevoli) dei potenziali ma ancora indecisi firmatari. Circostanze, quest’ultime, cui non si ricorda di avere mai assistito in passato all’occasione della raccolta di firme referendarie, federali o locali che fossero. Tutti costoro, esponenti dell’intellighènzia e “disincentivatori”, come pure i loro mandanti, scordano ovvero peggio misconoscono due cose. La prima: il referendum è una fra le più nobili forme del nostro (invidiato) sistema istituzionale, che fa della Svizzera, dei suoi Cantoni e dei suoi Comuni un unicum per democrazia diretta. La seconda: un progetto vittorioso agli esiti del voto referendario acquista sempre maggiore legittimazione. Dunque, chi davvero crede nell’idea dello skate park al macello, anziché scoraggiare la raccolta delle firme farebbe bene a incentivarla: naturalmente se è convinto della sua bontà e (comprensibilmente) del fatto che, quando i cittadini contribuenti dei Mendrisio andranno a votare, daranno loro ragione. Un’ultima considerazione. Proporre «soluzioni alternative» (anche se di alternative già ne sono state indicate, eccome!) non stava certo preventivamente a chi sta raccogliendo le firme per il referendum né tantomeno a chi la firma la apporrà sul formulario apposito. Se il Municipio (e il Consiglio comunale) riteneva e riterrà lo skate park una priorità irrinunciabile per la collettività di Mendrisio e i suoi contribuenti, starà a questo individuare un’alternativa ragionevole, compatibile con la sicurezza e la salute di chi lo frequenterà: è nelle sue competenze e fra i suoi doveri.

Sezione UDC di Mendrisio,
Avv. Pierluigi Pasi