Chiasso, la mano dei Truly Design

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I 5 artisti protagonisti della prima edizione dal tema “Confine e identità urbana”.

Entra nel vivo la prima edizione di Urban Art Chiasso, che vedrà tre gruppi di artisti restituire un nuovo volto ad alcuni angoli della cittadina. Primi a prodigarsi con spray e colori, i Truly Design di Torino. Per conoscere i segreti di questa intramontabile arte abbiamo avvicinato il cofondatore, Emiliano, 40 anni, che in Vicolo dei Calvi realizzerà entro il 21 luglio quello che si preannuncia un maestoso Murales.

“Quanto è grande la superficie sulla quale disegneremo? Enorme, larga 20 metri e alta una decina, è forse uno dei lavori più grandi che abbiamo realizzato negli ultimi anni”.

Il tema assegnato dell’evento è “Confine e identità urbana”.
“Esatto. Ci atteniamo volentieri a questa tematica. Noi abbiamo uno stile geometrico, che si sviluppa in due filoni: uno astratto che va a interpretare le simbologie; e uno sempre geometrico ma che va a delinearsi con dei soggetti, perlopiù animali. E qui a Chiasso, terra di confine, facendo delle ricerche abbiamo scoperto che ci sono dei bellissimi Gru che durante la loro migrazione da sud a nord volano sopra la Svizzera e pertanto ci siamo lasciati ispirare: disegneremo tre Gru che volano sopra a dei campi geometrici che rappresentano più Stati”.

Il vostro disegno è già pronto e solo da riprodurre sulla parete?
“Disegniamo prima a mano, realizziamo delle colorazioni al computer e poi eseguiamo i tracciamenti sulla parete prima di iniziare l’opera”.

Quando è iniziato il vostro percorso artistico?
“Noi tre fondatori – io, Emanuele e Mauro – abbiamo iniziato giovanissimi. A settembre faranno 25 anni che disegniamo insieme. All’inizio avevamo sperimentato i graffiti in periferia, poi siamo stati contattati dai Comuni e con gli anni questo è diventato il nostro lavoro. Nel 2003 abbiamo aperto il nostro studio, “Truly Design”. E Gabriele e Matteo ci hanno seguiti in questo progetto a Chiasso”.

Quest’attività vi dà da mangiare?
“Sì, è decisamente redditizia. Abbiamo una società, dai quattro ai dieci collaboratori, ed è una sfida che va avanti ormai da diversi anni”.
In generale, quanto lavoro c’è dietro ogni vostro murales?
“C’è un iter ben definito. Si parte dal contatto e una prima valutazione sulla mole di lavoro. Abbiamo tantissime richieste, non solo in Italia ma nel resto d’Europa e oltre. Se i presupposti sono buoni, nel giro di quattro o cinque giorni si presentano le prime proposte a chi ci commissiona il lavoro, dopodiché nel giro di 5-10 giorni siamo in grado di realizzare l’opera. Per fortuna occupandoci di arte pubblica, i Comuni e le Città ci offrono gli ingaggi e la logistica, talora insieme a sponsor privati. Negli ultimi tempi siamo molto attivi nella riqualifica dei campi da gioco”.

Quali emozioni provate nel rendervi artefici di un contributo di riqualifica nelle città?
“È una bella responsabilità. Siamo sempre molto lusingati quando siamo chiamati e scelti fra tanti artisti. Gli enti pubblici ci affidano un pezzo della città, naturalmente i gusti delle persone sono sempre differenti e pertanto siamo sempre molto attenti nel cercare di dare il nostro messaggio, la nostra impronta, il nostro stile ma senza ledere le infrastrutture. Poi certamente c’è a chi piace di più e chi meno, è normale trattandosi di arte”.

Siete in 5. Come fate a coordinarvi?
“Io, Emanuele e Mauro, dopo 25 anni è come se fossimo sposati, ormai, e coordinarci è quasi automatico. Gabriele e Matteo, i nostri due “bracci destri”, artisti e creativi incredibili, ci seguono ormai da cinque anni. Ognuno ha un ruolo preciso: chi lavora più sulla matita, chi è molto più bravo nella colorazione, chi scegli le tinte, trasmutandole dal computer alla realtà. Io mi occupo della logistica, del project management e naturalmente di dipingere. Siamo un bel team che lavora in sintonia”.

È la prima volta che operate in Svizzera?
“No, per nostra fortuna abbiamo lavorato a Stabio dove abbiamo realizzato 4, 5 opere. Siamo stati inoltre al Politecnico di Losanna per una grossa esposizione e siamo stati molte volte alla Art Basel e a Ginevra”.

Ma alla fine qual è il vostro mestiere?
“Artisti e designer. Quando a mia figlia chiedono che lavoro fa tuo padre, lei risponde “fa i disegni con gli amici” che la trovo una bellissima definizione. È un mestiere che ci tiene giovani”.