Gardi Hutter, “un sogno comunitario per Arzo”

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È appena tornata nella sua Arzo da una tourné di tre settimane “molto faticosa”. Gardi Hutter, il clown svizzero, che ha appena compiuto un anniversario tondo tondo: 70 anni in piena forma, un’immutata energia che la prossima estate la porterà in scena nel mondo con i suoi più celebri spettacoli – La sarta, Giovanna d’ArPpo, La suggeritrice – con tappe in Australia e Nuova Zelanda, da lungo tempo culla un sogno: aprire nel nucleo del quartiere, nell’ex Coop dismessa da oltre trent’anni, uno spazio per ospitare compagnie teatrali per la creazione scenica e, al contempo, un luogo culturale di incontro e aggregativo. “Inclusivo” – precisa l’attrice a l’Informatore.
Una serata pubblica per illustrare il progetto alla popolazione, in una gremita palestra delle scuole Elementari, è stata indetta dal Municipio di Mendrisio lo scorso 2 febbraio. Relatori, i protagonisti dell’iniziativa: Gardi Hutter, presidente della neonata Associazione Atelier AAA, arte artigianato associazioni di Arzo, che due anni fa ha ottenuto da un mecenate 2 milioni di franchi per la realizzazione del progetto, una persona “che ha deciso di rimanere nell’anonimato e che intende presentarsi solo il giorno dell’inaugurazione” – ci svela il clown; il sindaco Samuele Cavadini e l’architetto progettista, Oliviero Piffaretti. Gli abitanti hanno in gran parte risposto con entusiasmo al progetto, sostenuto anche dall’Ente regionale per lo sviluppo del Mendrisiotto e Basso Ceresio, ma c’è stato qualche scettico, alcuni vicini con cui l’attrice ha già iniziato un dialogo.
Spiega Gardi Hutter, che lo scorso dicembre ha ricevuto dal Municipio la distinzione comunale: “Come ho detto alla serata, naturalmente non ci sarà silenzio di tomba, ma rumore di vita. Ovviamente nel rispetto delle norme della quiete pubblica. Diventerà un centro di quartiere da un parte e un centro creativo dall’altra. Vorrei dare uno spazio ai giovani artisti, ma anche ai meno giovani (sorride, ndr.) e agli artigiani – perché oggi ad Arzo, come dappertutto, quello che più manca sono spazi vuoti, tanto che io perderò l’attuale deposito nella ex Coop e faccio una grande fatica a trovarne uno in affitto”.

Presto in Consiglio comunale
Quali sono le dimensioni dell’ex stabile Coop? “È un grande edificio formato da una casa di tre piani, dall’ex negozio, dal magazzino, da una casettina e un cortile. Lo stabile è di proprietà della Città di Mendrisio, che ci ha concesso un diritto di superficie per 40 anni. Il progetto dovrà approdare in Consiglio comunale. Si ritarda di continuo, ma il messaggio potrà finalmente arrivare al Legislativo tra la primavera e inizio estate. Quel che devo imparare è che i tempi politici sono lunghi. Mamma mia, se io nell’arte avessi questi tempi non realizzerei neppure uno spettacolo. L’argomento più convincente sono i due milioni ricevuti dal mecenate, ma noi è da vent’anni che cerchiamo di avere una sala come centro per il quartiere, abbiamo svolto mille riunioni e quello che mancava sempre erano i soldi”.
Ora ci sono. “Sì, adesso siamo entrati nel dettaglio del progetto di quartiere. Ma se deve essere un centro di quartiere deve includere il quartiere, coinvolgerlo. E vorrei che se non fossimo d’accordo se ne parli insieme. Con i vicini sono disponibile per ascoltare e discutere le preoccupazioni e cercare insieme possibili soluzioni”.
Lei è ottimista che riuscirà a mettere tutti in sintonia? “Non penso che qualcuno potrà impedirci di realizzare il progetto ma potrebbero esserci ricorsi che in tal caso ritarderebbero l’iniziativa. Sarebbe così un peccato”. Quali sono concretamente i temi che inducono alcuni allo scetticismo? “Sono argomenti molto concreti, ma quello che sostengo è che qui si tratta di decidere tra l’ interesse privato di pochi e quello comunitario. Qualcuno ha anche detto: “la signora Hutter vuole farsi il suo teatro”. Non è così. Lo spazio è invece destinato alla creazione di spettacoli ed è quello che manca. La sala sarebbe troppo piccola, dovrei farne moltissimi per compensarne uno al Lac. Nell’ex Coop ci sarebbe posto per provini, per piccoli spettacoli per i bambini. E poi spazio per gli artigiani, per tessere, per realizzare ceramiche, per la fotografia, per musica non amplificata, esposizioni, per un luogo aggregativo, nonché una mensa scolastica. L’idea è comunque che il progetto si autofinanzi con gli affitti dei locali, che speriamo potranno essere bassi, visto il capitale di partenza a disposizione”.
Vi è poi il costo per la ristrutturazione dell’edificio. “Esatto. E la sfortuna è che il prezzo delle materie prime è aumentato del 20% e per questo dovremo trovare altri soldi. L’architetto proprio in questo momento sta per quantificare i costi e quando, come spero, il Consiglio comunale approverà l’iniziativa si tratterà di allestire il progetto di costruzione. Noi nel frattempo lavoriamo per accorciare i tempi. È dalla chiusura della Coop, da trent’anni che con diversi artisti pensiamo a questo progetto. Uno spazio lasciato vuoto nel centro del paese lo trovo asociale. Lo stabile deperisce. Ad Arzo non esistono luoghi di incontro comunitari. C’è una saletta della parrocchia e la palestra, che è grande ma con un’atmosfera sterile. Non c’è una sala pubblica per una festa del paese, un compleanno. Per incontrarci dobbiamo vederci nelle case. Dobbiamo evitare che Arzo diventi un Comune dormitorio e che i giovani, non trovando nulla, lascino il paese e non tornino più. Per me il progetto significa un regalo da restituire a questa bella comunità in cui vivo da 37 anni”.