Radon, bisogna proteggersi

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©Supsi-DACD

Che sia a casa, sul posto di lavoro o a scuola, passiamo gran parte della nostra vita all’interno di un edificio. L’aria che respiriamo è quindi differente da quella esterna e l’importanza della sua qualità non deve essere sottovalutata. Uno dei maggiori inquinanti presenti nell’aria interna è il radon, un gas nobile che si forma durante la catena di decadimento dell’uranio, elemento che si trova ovunque nel terreno. La sua pericolosità è innegabile, in quanto risulta essere, dopo il fumo, la seconda causa di cancro ai polmoni in Svizzera (200-300 decessi ogni anno).
A seguito di un’ampia campagna di monitoraggio svolta nel nostro Cantone nel primo decennio del 2000, è stato possibile identificare le aree più a rischio. Il Ticino è risultato essere tra i Cantoni in cui le concentrazioni risultano essere maggiormente elevate. Le informazioni fornite dalla mappatura danno un’indicazione preliminare che va però valutata sulla base di molteplici fattori: la struttura e la vetustà di un edificio, la scarsa ermeticità dello stabile nei punti di contatto con il terreno oppure la geologia e la permeabilità del terreno sottostante. L’unico modo per accertare la presenza o meno di elevate concentrazioni di gas radon all’interno del proprio edificio è l’esecuzione di una misurazione riconosciuta. Questa valutazione può essere richiesta rivolgendosi direttamente a uno dei servizi di misurazione riconosciuti dall’Ufficio della sanità pubblica. Proprio a Mendrisio ha sede il Centro competenze radon della SUPSI che svolge importanti attività di formazione e di ricerca e collabora con gli altri due servizi regionali attivi a livello nazionale, la FHNW a Muttenz per la Svizzera tedesca e la HEIA a Friborgo per la Svizzera francese.
Ma quindi, cosa bisogna fare se si rilevano all’interno degli spazi abitati del proprio edificio concentrazioni troppo elevate, che superano i livelli definiti nell’Ordinanza federale sulla radioprotezione (ORaP)? In questi casi è necessario eseguire un risanamento volto a mitigare le concentrazioni di radon, che generalmente segue una delle due seguenti strade: limitare l’entrata del gas all’interno dell’edificio rendendo ermetici i passaggi verso i locali che prevedono il soggiorno degli utenti oppure estrarre l’aria contaminata direttamente dal terreno, tipicamente con l’aiuto di un ventilatore.
Anche nelle nuove edificazioni, visti i ricambi d’aria minimi dovuti all’ermeticità accresciuta dell’involucro edilizio, è fondamentale prestare attenzione a questo aspetto. In questi casi, il suggerimento, anche in considerazione dei costi molto contenuti, è quello di implementare un sistema preventivo di drenaggio del radon nel sottosuolo.
Se si è già intervenuti sull’immobile con un sistema di risanamento radon, non bisogna dimenticate di controllare regolarmente le concentrazioni all’interno degli spazi abitati e di svolgere la manutenzione dell’impianto. L’importanza di questi due aspetti è stata dimostrata dal progetto Radon Mitigation Efficiency, svolto dal Centro competenze radon della SUPSI in collaborazione con altri partner.

Luca Pampuri (Ricercatore)
e Chiara Bottani (Assistente Bachelor)
Centro competenze radon Campus Mendrisio

Maggiori info su www.radon.supsi.ch, www.ch-radon.ch oppure www.radonmitigation.ch.