Due chilometri di memoria

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“V’è nelle famiglie, talora, un discendente che, meno preso dalle cure dei commerci, della professione, della vita d’ogni giorno o dei progetti d’avvenire, si dedica alla ricerca affettuosa, paziente, spesso ambiziosa delle cronache, dei documenti, delle notizie degli avi; talora l’occhio distratto dei famigliari per un attimo si sofferma sulle ingiallite carte, sugli antichi istromenti, sui resuscitati quarti di nobilità, sull’albero genealogico ricco di rami, di date di nomi; spesso poi l’occhio, rifatto indifferente, s’allontana, la mente d’altre e più impellenti cose torna ad occuparsi. La vita continua a creare, a tessere la sua eterna trama e a quell’albero nuove fronde, nuovi rami, talora nuovi frutti si aggiungono, pure destinati a rinsecchire, fino quando, un giorno, altri li risvegli alla luce e alla memoria, con rinnovata freschezza”. Con queste parole Brenno Galli apriva la presentazione della Guida dell’archivio storico cantonale curata da Giuseppe Martinola (nel 1951), individuando uno fra gli aspetti che fanno di un archivio storico un luogo attrattivo dove si vanno a cercare le proprie radici, ma non solo, anzi; sempre più gli archivi non sono più il regno di pochi cultori di un passato che li riguarda da vicino, bensì sono visitati soprattutto da ricercatori che attraverso domande mirate chiedono ai documenti notizie di ogni genere. E proprio con queste citazioni Flavio Medici introduceva il capitolo dell’archivio storico comunale nell’edizione numero tre della Storia di Mendrisio, ormai divenuta Città. Che ormai non conserva più – tra gli altri – solo i documenti amministrativi di Mendrisio, ma pure di tutti i quartieri.
In Città dove si trova?
Al meno 1 de LaFilanda
Brenno Leoni, archivista, ci ha accolto per mostrarci gli oltre 2 chilometri di documenti lineari (è questa l’unità di misura che si usa in questo ambito, ndr) che il piano interrato del Centro Culturale ospita… tutto ordinato!
“Il lavoro di classificare, inventariare e conservare la documentazione prodotta o acquisita dal Comune di Mendrisio e da tutti i suoi quartieri è durato quasi tre anni. Dal 2018 a poco tempo fa – tralasciando la grandissima eredità catalogata dall’allora archivista Stefania Bianchi – insieme ad un team abbiamo lavorato alla “parte nuova”, ossia quella che giungeva dagli ex-Comuni (Arzo, Besazio, Capolago, Genestrerio, Ligornetto, Mendrisio, Meride, Rancate, Salorino e Tremona). L’archivista Leoni ha proseguito spiegando che “la situazione che la Città ha ricevuto in dote, da Comune a Comune era molto diversa e pertanto anche il lavoro eseguito col team creato ad hoc – e l’appoggio del Servizio Archivi locali (SAL) del Cantone – è stato a volte complesso. Abbiamo dovuto ordinare, inventariare e descrivere ogni singolo documento, ma anche eliminare quelli che non avevano più nessun valore amministrativo o storico. Abbiamo affrontato il lavoro con un approccio conservativo, dato che bisogna essere lungimiranti (non so cosa verrà chiesto tra 60 anni…). Nonostante ciò abbiamo eliminato 14 tonnellate di documenti”. Leoni ha messo in luce che un documento, per avere maggior valore, deve rispettare il vincolo archivistico, ossia deve essere legato a degli altri atti contestualizzati nello stesso ambito/tema. “Due documenti, singoli – spiega l’archivista – a se stanti perdono il 60% del loro valore; il vincolo è quello che lega i due documenti e fornisce una storia che poi diventa il fascicolo.
Come funzionano le richieste?
Brenno Leoni ha raccontato che nella maggior parte dei casi riceve una richiesta per e-mail. “Più il campo è ristretto, più è semplice poter fornire i documenti richiesti. Per esempio “le derrate alimentari durante la Seconda guerra mondiale”, oppure ancora la richiesta da parte di qualcuno in Sudamerica che cerca i suoi avi di Mendrisio. “Una volta fatta la mia ricerca interna invio – sempre per e-mail – la risposta contenente le informazioni”. L’archivista infatti ha messo in luce che all’interno del piano interrato a LaFilanda ci sono dei documenti sensibili (casi di curatele, oppure atti giuridici ancora in essere,…) e pertanto non è consentito il libero accesso.
Due km di documenti
“Si va dai classici catasti e registri della popolazione (fino agli anni ‘70) e che sono i più richiesti dal pubblico perché c’è più interesse di reperire informazioni sulle proprie famiglie – ha illustrato ancora Leoni – ai verbali del Legislativo e dell’Esecutivo, i “diari dei Comuni” che partono da inizio Ottocento ed arrivano ai giorni nostri. Ci sono però anche tanti documenti che in un archivio non ci si aspetta di trovare… Abbiamo un manuale del Settecento sul taglio della pietra trovato ad Arzo, ma anche delle stampe giapponesi, sempre legate alle Cave di marmo, ma che non sappiamo bene come contestualizzare: possiamo solo ipotizzare che le cave facessero un po’ da crocevia da nord a sud”.

Cosa contiene l’Archivio:
la doppia valenza
Oltre alla parte amministrativa comunale, il patrimonio archivistico comprende anche donazioni e lasciti privati, nonché il fondo del vecchio Ospedale della Beata Vergine e quello delle Aziende Industriali di Mendrisio. I documenti spaziano dall’età balivale fino alla documentazione contemporanea. L’Archivio di Mendrisio ricopre sia il ruolo di archivio storico (dunque relativo alla documentazione più antica e libera alla consultazione) sia di deposito (dunque quella per cui non sono ancora trascorsi i termini legali prima del libero accesso – per i termini di protezione si vedano le leggi cantonali LArch e RLArch oltre che l’allegata Ordinanza municipale concernente l’Archivio della Città).

Porte aperte
L’ultima aggregazione risale a 10 anni fa. Per celebrare l’occasione Mendrisio organizzerà una serie di eventi lungo tutto il 2023. Primo tra tutti la presentazione dell’Archivio comunale (30 marzo alle 20) e porte aperte (1° aprile dalle 9 alle 17 con visite guidate alle 9.30, alle 11, alle 14 e alle 15.30) a LaFilanda.