Il pregiudizio “da partito”

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Con la consegna delle liste per le prossime elezioni cantonali inizia ufficialmente la campagna elettorale.
Sappiamo che non tutt* potranno essere elett*, c’è chi partecipa con convinzione e chi con il piacere di una nuova esperienza.
C’è chi sarà elett* in modo prevedibile, c’è chi sarà elett* in modo inaspettato e chi non verrà elett* benché ci sperasse.
Nella campagna si affronteranno temi e argomenti più o meno importanti, sovente, però, con la nostra struttura politica formata da partiti di destra, di centro e di sinistra questi temi differiscono da partito a partito per piccoli dettagli o formulazioni.
Spesso si ricade quindi non più a dibattere sui temi, ma si affronta l’avversari* come se ci si trovasse in un’arena di epoca romana.
È da qui che comincia la mia riflessione, riflessione che vuole anche essere un suggerimento per vivere al meglio queste elezioni.
Nella mia professione di Counselor generativo e di Istruttrice di Mindfulness incontro sovente persone che sono state legate fino a poco tempo prima in un’associazione, in un circolo e che a causa di diverbi non si parlano e non si stimano più.
Giudicare la controparte politica può essere fonte di stress e tensione, sia per coloro che lo esprimono sia per coloro che lo ricevono. L’ideologia e le opinioni politiche possono essere emotivamente cariche e le persone possono sentirsi fortemente legate ad esse.
Un confronto/scontro può essere percepito come un attacco personale e può portare a sentimenti di frustrazione, rabbia e risentimento. Inoltre, può anche portare a una polarizzazione e a una difficoltà a trovare un terreno comune per costruire relazioni positive con persone con opinioni politiche diverse con le quali, un domani, si dovrà condividere il banco del Parlamento.
In questi casi può essere utile provare a praticare l’assenza di giudizio e l’accettazione delle opinioni degli altri senza necessariamente condividerle, ma in pieno rispetto di un’idea semplicemente diversa dalla propria. Inoltre, può essere utile cercare di comprendere le motivazioni e i punti di vista altrui, invece di limitarsi a giudicarli in base al proprio metro. Non da ultimo provare a praticare empatia e compassione – intesa come comprensione – verso gli altri e cercare di evitare di rispondere con una reattività esageratamente esuberante, alle provocazioni.
Trovare serenità già in campagna elettorale può essere il giusto punto di partenza per una legislatura proficua, equilibrata e rispettosa del cittadino.

Katia Cattaneo,
candidata al Gran Consiglio
per il Partito Liberale Radicale